NARDO' - Non pochi sono stati gli studiosi, come Emilio Rubino ad iniziare dalle trasmissioni in Radio Nardò Uno e come Paolo Zacchino con le diverse pubblicazioni, che avevano ricercato e riportato parole.
Una raccolta organica in un vero e proprio vocabolario del proprio dialetto mancava per Nardò, mentre non pochi erano stati gli studiosi, come Emilio Rubino ad iniziare dalle trasmissioni in Radio Nardò Uno e come Paolo Zacchino con le variegate pubblicazioni, che avevano ricercato e riportato parole. Né sono mancati autori di opere in dialetto, da Francesco Castrignanò a Mimino Spano e ad Elio Marra.
Anche di questi personaggi e di altri si parla a lungo nella parte dedicata alla storia della lingua neritina del libro di Enrico Carmine Ciarfera e Mario Mennonna, «Il vulgare neritino. Vocabolario etimologico di Nardò», edito da Congedo, che si trova nelle librerie e nelle edicole.
Si tratta di un vocabolario etimologico del dialetto neritino di circa 12 mila vocaboli, che forse non coprirà per intero la totalità del patrimonio, racchiusi in circa 600 pagine, presentate in una significativa veste editoriale
Questa pubblicazione, che riporta il «Saluto» di Andrea Giuranna, presidente del Consiglio comunale di Nardò, la «Presentazione» di Mario Nanni, giornalista e scrittore, e la «Prefazione» di Antonio Romano, docente di glottologia e linguistica presso l’Università degli Studi di Torino, colma un vuoto recuperando, salvaguardando e analizzando l’ampio ventaglio del linguaggio neritino.
D’altra parte le fonti sono state varie e attendibili, da quelle di specialisti, tra cui G. Rohlfs, Castiglioni-S. Mariotti, L. Rocci, M. Cortellazzo-Paolo Zolli, O. Pianigiani, G. Devoto-G.C. Oli, N. Zingarelli, gli Autori del Vocabolario Treccani, P. Del Puente, G. B. Mancarella, P. Parlangeli, A. Romano, ad anziani di Nardò e a conoscitori del dialetto neritino (Giorgio Barone, Gregorio Caputo, Antonio Colomba, Antonio Mariano, Luigi Mariano, Cosimo Muci, Damiano Nanni, Luigi Nanni, Carmina Orlando, Rosario Orlando, Egidio Presicce, Arturo Presta e Paolo Zacchino). Non di minore valore sono stati quanti hanno offerto la loro conoscenza del dialetto e la loro consulenza (Giuseppe Antico, Antonio Manieri, Mario Nanni, Elio Marra, Chiara Pellegrino, Cosimo Rizzo e Alfredo Sanasi) e il loro sostegno (Mario Musca, Daniele Mennonna ed Emanuele Ciarfera).
Non si tratta, pertanto, di una mera elencazione di vocaboli con relativa traduzione. Tutt’altro, se si pensa anche alla lunga ricerca ultra decennale delle parole effettuata da Enrico Carmine Ciarfera e alla ricerca etimologica, grammaticale e storica proposta da Mario Mennonna e insieme elaborata.
Ma, accanto allo scorrere delle parole, che attraverso l’analisi etimologica diventano vive e pregne di sentimenti e accadimenti di diverse passate generazioni, la cui unica espressione orale era il dialetto, si è data dignità linguistica al dialetto di Nardò, avendone ricavato una vera e propria grammatica in tutte le sue parti: dalla fonetica alla sintassi e, financo la coniugazione di verbi delle tre coniugazioni, degli ausiliari e dei servili, oltre che ai paradigmi presenti in voce.
Anche articolata è stata l’analisi dei diversificati fenomeni lessicali, sia vocalistici che sillabici, sia relativi ai suffissi e ai prefissi sia inquadrati nelle figure retoriche, che hanno caratterizzato anche il dialetto neritino.
Ogni parola è stata vivisezionata in tutti i suoi aspetti: dall’influenza di lingue straniere, assicurando così una datazione storica e rispecchiando le fasi storiche attraversate, sino alla spiegazione delle motivazioni per cui è nata la stessa parola.
La storia, poi, della nascita, delle origini, dello sviluppo del dialetto di Nardò, nonché della stessa letteratura costituita da opere di artisti neritini, dai primi documenti medievali alle espressioni contemporanee, è un qualificato strumento di dare ancor più dignità alla lingua dialettale della comunità neritina.
Si tratta di una metodologia nuova di studiare e presentare il dialetto.
Ed è un viaggio lessicale nel mondo ancestrale di Nardò, che, come ogni dialetto, spalanca l’autenticità e la spontaneità delle stessa popolazione, che può essere salvato dalla sensibilità di coloro che amano la propria terra e nel travaglio di una quotidianità rumorosa, a volte caotica e retorica, anche se oggi frenata dal fenomeno pandemico del corona virus, avvertono la bellezza mai estinta del profumo delle proprie radici.
Questo viaggio è possibile compierlo anche grazie alla disponibilità di sponsor, veri e propri mecenati, riportati nella «Tabula gratulatoria» del libro, che hanno coperto parte del costo generale, e al sostegno morale delle Associazioni: Società di Storia Patria-Sez. di Nardò; Unitre della Terza Età-Sez. di Nardò; Associazione Italiana di Cultura Classica-Sez. di Nardò; Pro Loco Nardò e Terra di Arneo.
Ora tocca ai lettori scegliere di intraprendere il viaggio, nel corso del quale troveranno tra le parole anche straordinarie immagini di incisioni dell’Otto-Novecento, che l’Editore ha preso dal suo Archivio e ha inteso inserire per rendere sul piano efficace, suggestiva e ancor più preziosa l’intera opera.
E buon viaggio a quanti amano la cultura e, in particolare e di più, la propria terra, in quest’opera presentata nel suo storico linguaggio.
















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