NARDO' - Siamo giunti al quinto incontro di questa estate con la presentazione del mio libro, “La Resistenza dei neritini nella Grande Guerra (1943-1945)”, edito da Congedo, presso l’accogliente e fresca «Oasi Tabor», location straordinaria anche per simili eventi, dove ben si respirano in questa torrida estate «soffi di primavera» culturale.
Viene dopo quello di Cosimo Romano e Lelè Pagliula, “Il sorriso del successo”, edito da Besa; dopo quello mio, “La parrocchia del Sacro Cuore di Gesù in Boncore di Nardò”, edito da Congedi; e dopo quelli di Gino Caputo, “Ho incontrato i Royals”, edito da Zerouno Creative Solution, e di Mario Nanni, “Sulla giostra della memoria”, edito da Media&Books.
L’incontro è stato coordinato con padronanza e con condivisioni di rilievo di proprie riflessioni sul libro da Gino Caputo, alla presenza del luogotenente Vito De Giorgi, comandante della stazione dei Carabinieri di Nardò, delle signore Rina e Gianna figlie del maresciallo dei carabinieri Luigi Zacchino, protagonista neritino della Resistenza, e del nipote Lelè Pagliula, nonché di un folto pubblico attento. Anche a nome dell’Autore ha ringraziato tutti i presenti e ha sottolineato il ruolo sia del maestro pittore Franco Calabrese, il cui originale dipinto (esposto nella serata) è stata l’immagine della copertina del libro, sia di Gino Balducci per aver per primo fatto conoscere la vicenda del carabiniere neritino Giuseppe Carrino, partigiano ucciso all’età di 21 anni.
Il libro è stato presentato da Marcello Risi, che, oltre al riconoscimento della validità e dell’opportunità dell’opera, ha evidenziato la necessità di essere vigili nella difesa della libertà anche nei nostri tempi; e da Mario Nanni, che ha posto diverse questioni sul tappeto emergenti soprattutto dalla mia Postfazione al libro circa la possibilità di riconoscersi tutti nella celebrazione di una Resistenza condivisa e nel riconoscere il 25 aprile data fondante dell’unità di tutti gli italiani.
Sono seguiti diversi interventi. Giovanni Però, presidente dell’«Unitre», ha presentato gli impegni dell’Associazione, tra i quali ben rientrano simili opere, soprattutto se trattano argomenti di alto valore come la lotta per la libertà, in riferimento alla quale la stessa Unitre nazionale è impegnata nello studio relativo allo scrittore partigiano Giuseppe Fenoglio; Alessandra Manieri presidente dell’«Associazione Italiana di Cultura Classica» si è soffermata sulla validità della ricerca soprattutto nel campo della storia patria e sulla necessità di proseguire con scientificità; Giuseppe Galbiati, presidente dell’associazione «Punto di incontro», ha ritenuto di esprimermi pubblica stima non solo per i miei studi ma anche per la mia stessa persona; Lelè Pagliula, intellettuale e impegnato nel settore della promozione del rispetto ambientale, ricordando i fulgidi esempi dei protagonisti della Resistenza e della stessa Seconda Guerra Mondiale, come gli Internati nei lager tedeschi, ha proposto la costituzione di un Museo delle Memorie; e, infine, Giovanni Perrone, già dirigente comunale e studioso di storia locale, ha sottolineato che a personaggi neritini sono dedicate strade e piazze. Infine, come autore, sono intervenuto io stesso.
Questo è il quadro della serata della presentazione del libro.
Passando alla recensione del libro, va subito indicata quella analitica e puntuale scritta da Gino Caputo e già pubblicata, che faccio mia, mentre mi permetto di puntualizzare soltanto alcuni aspetti dell’opera in questione.
Trattandosi di un primo approccio ad un argomento di storia patria complesso e privo di precedenti studi, non posso non sottolineare che tutta la materia è in fieri e, quindi, in fase di completamento, per il quale si richiedono tempo e impegno nel gruppo di ricerca composto da me e dagli studiosi Enrico Carmine Ciarfera, Salvatore Calabrese, Gino Caputo, Anna Maria De Benedittis e Antonio Manieri. A tal fine ho rivolto l’adesione di quanti possono, in sinergia, collaborare per la presente e per altre ricerche.
Era necessario, tuttavia, cominciare a parlare di una bella pagina della storia di Nardò, presente con i suoi figli anche nella lotta per la libertà dal nazifascismo.
Esempio questo di quanto di eroico anche il Sud, dopo l’8 settembre 1943, contro luoghi comuni, ha compiuto sui piani quantitativo e qualitativo sia nei brevissimi momenti di occupazione nazista del proprio territorio sia nei diversi fronti italiani ed europei. La rivalutazione della testimonianza dei meridionali non può che derivare da studi della storia patria, come del resto si stanno verificando.
Nel libro si indicano i diversi protagonisti di Nardò, compresi gli Internati nei lager tedeschi, per la cui definizione si ipotizza che si daranno ulteriori notizie per giungere almeno al livello di quanto indicato per Giuseppe Carrino e Luigi Zacchino, e si sono anticipati i nominativi dei Caduti della Seconda Guerra Mondiale, risultanti dagli atti ufficiali, ma anch’essi in fase di verifica
Altri elementi ho voluto sottolineare soprattutto nella mia Postfazione quasi ad iniziare un dibattito, essendo rivolti ad aspetti di carattere generale.
Nel libro mi allineo a quanti sostengono che la Resistenza non appartiene ad un solo raggruppamento politico-culturale, ma a pari titolo se non maggiore (si pensi al massiccio ruolo svolto dall’Esercito italiano) a diversi e diversificati raggruppamenti, ovviamente tutti antinazisti e antifascisti; che non si possa parlare di guerra civile (prima sostenuta dalla destra politica e poi dalla sinistra politica), in quanto la presenza di potenze straniere sui due fronti avversi, tra l’altro determinanti, non poteva non dare una dimensione più ampia, divenendo guerra di liberazione italiana ed europea; che sia irriguardoso per motivi contingenti e di parte appropriarsi nei salotti, negli studi televisivi e nelle piazze della rappresentanza della Resistenza, magari con il canto di «Bella, ciao» (tra l’altro canto di poche formazioni partigiane autonome); che è ormai indispensabile rileggere alcune pagine di vicende verificatesi e storicamente annotarle, senza omertà e senza paura di essere accusati come revisionisti: la revisione -non il revisionismo- è insita nella scienza storica; che bisogna guardare con attenzione alle scelte di tanti giovani che aderirono alla Repubblica Sociale Italiana per comprenderne le motivazioni, ovviamente escludendo quelli che parteciparono con le SS e con squadriglie adibite alla ricerca di civili italiani, come gli ebrei, per la loro uccisione e deportazione, in quanto la loro scelta fu netta e inconfutabilmente contro la libertà e la dignità umana.
Sostengo, pertanto, che con queste forme di porsi dinanzi alla Resistenza si possa passare da memoria esclusiva a memoria condivisa, riconoscendo, così, il 25 aprile come data fondante di unità di tutti gli italiani in riconoscenza del sacrificio di tanti giovani e in nome della libertà.
Queste annotazioni e altre sono presenti nel libro, che si è arricchito anche della Presentazione di Marcello Risi e di un saggio di Enrico Carmine Ciarfera.
Ancora una volta la microstoria fa rientrare a pieno titolo nella macrostoria quadri che diventano sempre meno incompleti e protagonisti che sarebbero rimasti immeritatamente senza memoria, magari modificando anche indirizzi e visioni precedenti.
E proprio per conservare quanto è stato prima di noi, anche in questa rassegna di opere della storia di Nardò, rimane per questa estate un’altra opera: “Il vulgare neritino. Vocabolario etimologico del dialetto di Nardò”, edito da Congedo nel 2020, che sempre presso l’«Oasi Tabor» sarà presentato il 27 agosto prossimo dal prof. Antonio Romano, docente di glottologia e linguistica presso l’Università degli Studi di Torino, mentre nel corso della serata la prof. Alessandra Manieri, dell’Università degli Studi del Salento, coordinatrice della serata, darà lettura della recensione che ha scritto il prof. Rosario Coluccia, docente emerito di linguistica italiana e accademico dell’Accademia della Crusca, che, non potendo partecipare, ha ritenuto di essere presente con un suo scritto.
L’impegno è che anche la prossima serata sia una folata di freschezza culturale della nostra terra!
Mario Mennonna
















La “Tumenica ti Pasca“(la Domenica di Pasqua) è il fulcro dell'Anno Liturgico e il culmine della Settimana Santa.
Anticamente, a Nardò, a mezzogiorno del Sabato Santo si scioglievano le campane che erano state “ttaccate” (legate, silenti) durante la celebrazione della “Coena...
NARDO' - ...ad un vecchietto? La struttura che si occupa della comunicazione del sindaco Pippi Mellone sta perdendo colpi? Dopo aver ringiovanito e rinvigorito l'immagine della sindaca di Lecce,...
La Pallacanestro A9 Nardò chiude la serie in due partite e conquista la semifinale playoff, imponendosi 77-72 sul campo della Pallacanestro Molfetta al termine di una gara gestita con...
NARDO' - Finisce 3-0 per la Dream Volley la sfida della ventitreesima giornata contro Pescara.
NARDO' - La segnalazione di un cittadino.
Prosegue con entusiasmo l’esperienza dello scambio culturale “Youth in Action” tra l’I.I.S.S. “Moccia-Vanoni” di Nardò presieduto dalla prof.ssa Maria Rosaria Però e l’Istituto di Lodi, l’I.P....
Giovedì 23 aprile 2026, alle ore 19.00, il Seminario Diocesano di Nardò ospiterà il quarto incontro della rassegna “Xenia. Echi dal Mediterraneo”, dedicato alla Palestina: un appuntamento intenso e...