Nella giornata di ieri, una studentessa si rivolge all’ insegnante e dice: “Prof, vorrei poter portare indietro il tempo, per ascoltare ancora Vincenzo”. Vincenzo Chindamo è il fratello di Maria Chindamo, assassinata dalla ‘ndrangheta nel 2016. Vincenzo ha incontrato le classi terze della scuola secondaria di I grado del Polo 1 di Nardò, giovedì 24 ottobre e ha tenuto un intervento prezioso che difficilmente scorderanno coloro che vi hanno assistito. Se pure con il suo racconto ha ripercorso gli eventi principali che hanno portato alla scomparsa della sorella, ha restituito con emozione autentica anche il faticoso sopravvivere dei familiari in un contesto difficile, presidiato dalla malavita.

Perché Vincenzo conosceva bene la mafia calabrese, ben prima dell’omicidio di Maria. Aveva visto con i suoi occhi, fin da ragazzino, la ferocia delle faide. Ma quando questa violenza ti porta via una sorella, colpevole di aver vissuto autodeterminandosi come donna e come imprenditrice, rabbia e paura ti scavano dentro e prendono posto dentro di te. E allora pensi che forse sarebbe meglio andare via da quella terra bellissima e amara. Però non lo fai, perché decidi che non sei tu quello che dovrebbe andarsene, quanto piuttosto coloro che quella terra la oltraggiano. Cerchi un qualche antidoto alla rabbia e alla paura, ospiti fissi delle tue giornate, e lo trovi nell’intelligenza e nella parola. E allora cominci a raccontare instancabilmente la tua storia nel luogo in cui intelligenza e parola hanno la casa, e cioè la scuola. Ecco cosa ha portato Vincenzo da noi e insieme a lui, per due ore e mezzo circa, “ci siamo fatti giustizia da soli”, perché abbiamo parlato di libertà, di valori esercitati e non solo professati, di come i luoghi di morte delle vittime devono diventare luoghi di presidio civile, di come davanti a un’ingiustizia, a una prepotenza, sia necessario “premere il pulsante”, innescare una reazione che, se condivisa e vissuta collettivamente, “fa diventare il coraggio una cosa normale”. Perché è così che Vincenzo vuole che sua sorella venga ricordata, come una donna che voleva una vita normale, nella quale è normale studiare e sognare il tuo futuro, scegliere chi amare, fare il lavoro che ti piace. Un applauso lungo e appassionato, pieno di gratitudine ha concluso l’evento. E pazienza se il tempo non può tornare indietro come quella studentessa avrebbe desiderato, perché Vincenzo tornerà a trovarci, ce lo ha promesso.
Grazie Vincenzo.
I ragazzi e i docenti del Polo 1.
















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