NARDO' - Un inno alla cultura gastronomica e popolare, un racconto che unisce memoria, convivialità e gioia di vivere. E buon nuovo anno a tutti!
A Nardò, con gioia vera,
si attende il nuovo anno che buono si spera.
Tra amici e parenti il cenone è allestito
e con cibi tradizionali è presto arricchito.
Gli antichi sapori di terra, di mare e d’Oriente
raccontano i riti del mondo rurale e della sua gente.
Ogni pietanza è un augurio speciale
per un anno fecondo, prospero e vitale.
Tredici portate sulla tavola imbandita,
secondo una tradizione secolare e ben gradita,
simboleggiano Gesù con i Dodici nell’Ultima Cena
riuniti attorno al desco in condivisione piena.
Tra i primi piatti il profumo si fa strada:
ecco la “pasta alla pizzicaiola” preparata
con olio d’oliva, aglio, capperi, pomodorini,
alici e prezzemolo, tripudio di sapori genuini;
poi la “pasta cu li cozze ti mare”,
che sprigiona aromi da far sognare.
Ogni forchettata è un viaggio nel gusto
quando il mare incontra la terra al punto giusto.
Ci sono i secondi, ricchi di storia,
piatti poveri ma che parlano di gloria:
lu baccallà frittu” o in umido “cu li spunzali”,
nutriente e umile, dai sapori speciali;
“lu cumacchiu”, simbolo antico e possente,
fritto, al forno o in umido è avvolgente,
se grigliato ha un sapore deciso
e con olio e limone diventa un paradiso.
Non mancano “li rape nfucate”,
con aglio e peperoncino in olio stufate,
“li fungi marieddhri e scarliti”,
in umido o fritti, son sempre graditi;
“li lampasciuni “amarognoli e carnosi
conservati sott’olio son davvero deliziosi;
“li pettule” morbide e fragranti, che bontà,
nel miele o nel vincotto donano felicità.
Arriva “lu sobbrataula” di verdure leggere
con cicorie, finocchi e sedani a piacere,
freschi e croccanti profumano di orto
e accarezzano il palato con dolce conforto.
Sulla tavola festosa
compare la frutta golosa:
arance, mandarini, melagrane, uva, pinoli
fichi, nocciole e mandorle da gustare mai soli.
A chiudere i dolci, vera delizia e splendore:
“li purciddhruzzi“ al miele dal biondo colore,
“li cartiddhrate” intrecciate come roselline
e “lu pesce di pasta ti mendule” dal gusto fine.
Con il tempo, ai tredici piatti della tradizione,
si sono aggiunti lenticchie, zampone,
panettoni speciali e spumante frizzante
per brindare al nuovo anno, prospero e brillante!
BUON ANNO A TUTTI!
Il testo “Li tritici piatti ti Caputannu” è un viaggio tra i sapori, i profumi e le tradizioni del Capodanno neretino. Attraverso la descrizione delle tredici pietanze tradizionali, accompagna il lettore in un viaggio sensoriale: dai primi piatti profumati di mare e di terra, ai secondi umili ma ricchi di storia, fino alla frutta e ai dolci veri trionfi di gusto e bellezza.
I riferimenti simbolici, come il numero tredici che richiama Gesù e gli Apostoli e il capitone che simboleggia la vittoria del bene sul male arricchiscono la narrazione, trasformando la tavola in uno spazio sacro di incontro e memoria.
Attraverso l’uso del dialetto, dei colori e dei profumi, il testo non si limita a elencare pietanze, ma crea un’esperienza sensoriale che permette di rivivere le feste, le tradizioni rurali e l’affetto che accompagna ogni gesto intorno alla tavola. Infine, l’inserimento di elementi più moderni come lenticchie, zampone, panettone e spumante mostra come la tradizione viva e si rinnovi nel tempo, mantenendo il legame con le radici.
“Li tritici piatti ti Caputannu” è un inno alla cultura gastronomica e popolare, un racconto che unisce memoria, convivialità e gioia di vivere.
Mariella Adamo
















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