NARDO’ - Il segno, uno spaccato di sentimenti ed emozioni. Uno scorcio interiore che sgorga dall’incisione che diviene comunicazione di sé e meditazione del proprio essere, sempre alla ricerca esclusiva della sperimentazione tecnica ed espressiva. Angelo Rizzelli, maestro dell’incisione, ha esposto le sue opere in una mostra personale presso la Galleria L’Osanna di Riccardo Leuzzi.
Dalla sua produzione si evince una sorta di equilibrio logico e formale che si innesta in un’attenta osservazione della realtà. L’occhio artistico di Rizzelli traccia un «excursus» che esplora dettagli tra paesaggi rupestri e cave di tufo, ricomponendo con le sue dita ogni forma su un piano ideale. Scivola una sorta di pura astrazione, fatta di ritmi e di luce che si tinge di mistero quando la luce entra in contrasto con l’ombra e quando il «segno» rasenta la filosofia, osserva Lucio Galante nel suo scritto «Rizzelli ed il potere dell’artista». E l’ingenium di Rizzelli si può cogliere anche nel concepire certe bizzarrie: «Chi mai penserebbe di utilizzare uno spazzolino elettrico privandolo della sua testina per applicarci un punteruolo». Queste le parole di Valeria Mantarano che ha contribuito alla cura del catalogo del «Segno Inciso» e considera l’artista «un innovatore e rinnovatore dell’incisione». Rizzelli è fondatore, con un gruppo di amici, della Scuola libera di grafica «La Scaletta» di Matera ed animatore dell’Associazione Incisori «Grafica di Via Sette Dolori» nella città dei Sassi, ed è considerato uno dei più raffinati artisti del settore. È noto in Europa, tra i cultori della incisione, e la sua produzione ha valicato il confine dello stivale, spingendosi fino al Giappone, Usa, Russia e Cina.
Come è nata la sua passione per l’incisione?
Io ero uno scultore e mi sono trasferito per l’attività di insegnamento a Matera, dove sono entrato in contatto con il circolo culturale “la Scaletta”. Nel 1978 ho avuto il piacere di conoscere nel laboratorio Guido Strazza, direttore dei corsi d’incisione presso la Calcografia nazionale. È stato lui a farmi capire che cosa sia il segno.
Cosa rappresenta per Lei il segno?
Rappresenta l’espressione intima dell’individuo, racchiudendo la gioia e il dolore, legati a momenti particolari della vita. Li ho chiamati «Segni dell’animo» perché mi hanno dato la possibilità di scaricarmi, di tirar fuori la mia rabbia perché l’incisione è comunicazione e meditazione.
Come nascono le sue incisioni?
I miei lavori nascono dall’attenta osservazione della realtà che assimilo e metabolizzo. Sono forme che io leggo nel territorio all’interno di pareti rocciose o di chiese rupestri e poi, ricompongo il tutto su un piano ideale e tutto vien fuori da un’esigenza interiore.
Quale tecnica predilige? E in che consiste la «maniera nera»?
Le utilizzo tutte (bulino, puntasecca, rotella), ma non c’è una tecnica preferenziale. Io faccio uso di una tecnica a seconda delle esigenze per quello che devo realizzare. Per quel che concerne la maniera nera, si tratta di una tecnica particolare e faticosa, soprattutto per la preparazione della matrice. Tutto si gioca poi con il contrasto cromatico, tirando fuori luci, rivolte al sogno e al vago ed estraendo forme che mi danno la forza di guardare al cielo, la luce di Dio.
Le ultime opere «Segni della Memoria» a chi sono rivolte?
Gli ultimi lavori sono rivolti alla memoria, come segni lasciati dall’uomo primitivo all’uomo moderno. Le opere sono accomunate da sovrapposizioni di tecniche incisorie con esiti compositivi ed ottici differenti.
Lei è noto come il cultore dell’incisione, in che modo ha esportato la sua produzione artistica all’estero?
Faccio parte del circuito internazionale dell’arte che permette ad ogni artista di partecipare ai concorsi internazionali. Ovviamente si fa una selezione e bisogna sostenere degli esami. Mi piace mettermi infatti, sempre in discussione. In questo modo sono stato invitato a partecipare a rassegne in varie parti del mondo: Giappone, San Pietroburgo, Oslo, Corea, Stati Uniti, Grecia, Francia, Austria, Brasile.
Quando è avvenuto il sodalizio artistico con Riccardo Leuzzi della Galleria L’Osanna?
Ci siamo conosciuti 40 anni fa, perché Leuzzi frequentava il circolo “La scaletta” di Matera e ci ha seguiti dall’inizio delle nostre incisioni e ogni anno viene per leggere i nostri lavori.
Riccardo Leuzzi e Angelo Rizzelli, Foto Anthony
Un momento dell'inaugurazione, Foto Anthony
Segni della memoria 4, 2010
Segni della memoria 5, 2011
















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