
NARDO' - Il palazzo, appartenuto alla nobile famiglia degli Acquaviva, duchi di Nardò dal 1497 e proprietari dell’adiacente Castello, fu costruito probabilmente nel secolo XVI, come testimoniano alcuni ambienti a piano terra.
La discontinuità nell’impianto murario, le manomissioni, finestre di nuova apertura e altre murate, la diversa cronologia di posa in opera, palesano una continua riformulazione dell’impaginato di questa struttura edilizia dovuta, anche, alla continua divisione in più unità abitative nell’arco di ben 5 secoli.
Ruolo egemone di questa struttura edilizia è affidato all’apparato decorativo del portale settecentesco in carparo, sovrastato da un singolare balcone, il mignano. Esso prende il nome dal censore romano Gaio Menio, che nel III secolo a.C. introdusse il particolare affaccio per le “tabernae veteres” del Foro in occasione di spettacoli.
È un motivo architettonico tipico del Salento, di rilevante valore storico e ambientale in quanto rappresenta l’elemento di diaframma fra lo spazio interno della corte e la strada, testimonianza di modi di vivere tradizionali, di comportamenti sociali, quali l’esigenza della riservatezza familiare, della discrezione, del bisogno di partecipare alla vita della strada senza essere nella strada.
Dopo il violento terremoto del 1743, che distrusse una buona parte di edifici neretini, il portale fu rifatto probabilmente dal “clan” dei Preite, gli stessi abili carpentieri che in quel periodo completavano la vicina chiesa di S. Giuseppe e costruivano la guglia dell’Immacolata (1769).
Il ricco ricamo del portale-balcone, intagliato nella tipica pietra locale, si presenta finemente decorato con volute e foglie intrecciate mimetizzate nella fitta ornamentazione, che travalica il portale stesso; esso costituisce un pregevole esempio di barocco salentino. È completato da una interessante soluzione di arte applicata: la rosta in legno (XVI-XVII secolo), inserita come sovraporta d’ingresso, è dotata di raggiera a ruota di carro con maschera apotropaica al centro. (continua dopo il salto)

Nel cortile l’accesso al piano superiore è garantito da una scala “a giorno”, che diventa elemento di continuità tra lo spazio della corte e l’abitazione vera e propria. All’interno, costituito da numerosi ambienti, oggi sapientemente restaurati, è possibile osservare la struttura dei fabbricati cinquecenteschi e dei successivi interventi sei-settecenteschi.
Il complesso costituisce una testimonianza preziosa sull’evoluzione e l’affermazione del barocco nel Salento, la cui originalità risiede nell’accentuata componente autoctona, nell’assimilazione e reinterpretazione della tradizione artistica medievale, nell’importanza della componente decorativa. “Non sono mai stato tanto colpito, da quando viaggio, - scrive George Berkeley nel 1717 - come dall’infinita ricchezza degli altorilievi e dalla loro perfetta esecuzione. Non credo ci sia architettura simile al mondo”.
















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