NARDO' - Capita sempre più spesso di osservare grandi distese di prato inglese nelle nostre zone. Cioè nel Salento. Paradossale direte voi! Sì, un paradosso che sta sconvolgendo nell’indifferenza di tutti (quasi di tutti), anche di quelli che, in questo caso clamoroso, si dovrebbero stracciare le vesti sugli organi di informazione per coinvolgere l’opinione pubblica nel dibattito. La mutazione del paesaggio, infatti, per i più, passa come una ‘decorazione’ o un ‘abbellimento’.
Trasformare la nostra terra in un paesaggio austriaco sembra essere il “pallino” di qualche distratto amministratore. Badate bene, non perchè si sia contrari al verde, ma solo perché per mantenere quel verde così VERDE, occorre un enorme dispendio di acqua. Ora, moltiplicate per le infinite rotatorie addobbate a campagna svizzera con sassi mazzetti di violette, qualche solitario albero di ulivo, un pezzo di muretto a secco “et voilà” il gioco e fatto!
Purtroppo non c’è peggiore trovata che indicare proprio quelle soluzioni, come una sintesi paesaggistica, della nostra terra.
Il Salento è il luogo dove per selezione, la natura ha dato spazio alla frasca, al mirto, al lentisco, al rosmarino, al cappero, quindi al fico, ecc… ecc…
Come è possibile che si scelga il “prato inglese” come unica soluzione?
E la nostra “terra rossa”? Ma in che cosa stiamo trasformando il nostro paesaggio?
Non è questione certo di colori o di genere, si dovrebbe pensare infatti, a quanta acqua si consuma, ma soprattutto come è possibile che in un territorio a rischio ‘desertificazione’ si usi l’acqua per innaffiare dei prati inglesi e non si obblighi ad usare l’acqua depurata per fare questo. Forse perché di acqua depurata ne esiste poca? O magari dopo decenni nessuno ha pensato che non ci possiamo permettere di disperderla perché rappresenta il nostro bene più prezioso? Oppure perché usare l’acqua derivata dalla depurazione è una prassi poco adottata.
Questo è il peggio del peggio per una zona come la nostra !!!
Allora per rimettere le cose in ordine, i nostri lungimiranti amministratori a tutti i livelli, se volessero dare l’idea di tener da conto il nostro territorio, dovrebbero obbligare alla realizzazione dei migliori standard nella progettazione degli impianti di depurazione e affinamento delle acque reflue, per poi consentire l’uso di quelle acque depurate per usi irrigui (rotonde per rotatorie, giardini, serre, campi da golf, e sono innumerevoli le possibilità di utilizzo delle acque reflue depurate e affinate). Quindi “prato inglese” off-limit, fino a quando non si costruiscono gli impianti di affinamento di ultima generazione. Chiaro, no?
Se continuiamo così ci faremo colonizzare dal “prato inglese” a scapito della “terra rossa” perdendo il nostro paesaggio di “genere salentino” !
Se non si fosse capito, l’Osservatorio sulla città di Nardò, è per la “terra rossa” e per gli impianti di affinamento, ed è bene che molti si pronuncino a questo proposito, perché c’è troppa indifferenza intorno a questo paradossale equivoco, infatti, per adesso poche parole e quindi poche azioni, specialmente, da quelli deputati a questo. Chissà perché?
Intanto prenderemo nota di questo silenzio, e di chi non si pronuncia pur essendo indicato a farlo. Ci faremo sentire a tempo debito!
Osservatorio sulla città – Nardò (Le)
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