
Quando due imperi si incontrano non può non esserci un salentino ad assistere all'evento.
Da qualche giorno c'è sul grande schermo un film che scardinerà, ancora una volta, le convinzioni di molti spettatori su come le esperienze visive siano state tutte già sperimentate. "L'alba di un impero" è il prequel/sequel di "300" diretto da Zack Snyder, campione d'incassi nel 2007.
Entrambe le pellicole prendono spunto dalle opere di uno dei più interessanti autori del fumetto mondiale, Frank Miller, l'uomo che ha rinnovato radicalmente, sul finire degli anni Ottanta l'icona indistruttibile di Batman.
Dall'incontro di due civiltà lontane, in linea temporale diversi millenni, sono nati due film che hanno un impatto colossale sul pubblico poco abituato ad una trasposizione quasi letterale del testo e delle immagini millenariane.
Solo la grandiosità americana, del resto, poteva sintetizzare i fasti e la prosopopea incarnata dai guerrieri spartani, per molti versi molto simili ai contemporanei a stelle e strisce.
A far da "notaio" tra le due sensibilità c'è un salentino, Christian Cordella, la cui famiglia è originaria di Copertino, al lavoro sui costumi utilizzati in questo mitologico kolossal.
"Insieme alla costumista Alexandra Byrne, con cui ho già lavorato per Thor – racconta il costume designer leccese - abbiamo effettuato un vero e proprio viaggio tra passato e presente. Due mondi che sembrano inconciliabili ma che sono l'essenza del film. Ho cercato di racchiudere questo excursus storico nelle linee dei costumi".
Rispetto a 300, in cui i personaggi erano ben delineati da Frank Miller, per questo film, per il quale non esistono linee guida realizzate da parte del creatore della storia, è stata interpretata da Cordella quella che sarebbe stata la visione di Miller per Artemisia, rispettando il suo "mood".
"Un iter – racconta il giovane artista - che mi ha visto responsabile in prima persona del costume dal momento che ho curato io il personaggio. Rappresentare una donna emancipata, in pieno periodo antico classico, in cui la civiltà era per lo più "maschiocentrica" è stato difficile. Come fare a mantenere l'eleganza e la sensualità delle fogge classiche con la forza e l'aggressività, quasi sanguinaria , del personaggio? A parte le fonti storico archeologiche, dai greci ai messapi, mi sono interfacciato con una delle maison più glamorous e famose al mondo: Alexander Mc Queen".
Partendo dal mood dark e penetrante della maison inglese, Cordella ha ridisegnato linee e tratti del costume di Artemisia. "Un lavoro che davvero mi ha coinvolto emotivamente – conclude - anche durante la fase di ricerca e mi ha spinto a ricercare materiale non scontato, come ossa a capelli umani, che mi aiutasse a dare una visione nuova della classicità. Il regista Noam Murro – infine - un uomo di grande carisma e mediterraneo come noi, ci ha coinvolto in prima persona nelle decisioni ed ha saputo comunicare in maniera profonda tutta la sua energia e passione per questo film. Poche persone con cui ho lavorato mi hanno così positivamente impressionato" conclude il disegnatore.
Visionario, cupo, noir, persino fascista. Il mondo disegnato dal fumettista e regista 57enne Frank Miller, oggi fa parte dell'universo distopico cui siamo abituati grazie al cinema. Ma quando, negli anni Ottanta, l'artista tira il solare fumetto americano dentro atmosfere cupe ed adulte, tutti si accorgono – addetti ai lavori e lettori – che nulla sarebbe stato più come prima. Devil, Sin City (di cui dirige anche l'omonimo film), la ninja assassina Elektra raccontano della disperazione e della perdizione che si occultano nei vicoli delle grandi città metropolitane.
Ma è il Batman violento, imbolsito e anche perverso e sadico, al pari della sua nemesi Joker, ad esplodere nell'immaginario collettivo nel 1986 grazie al "Ritorno del Cavaliere oscuro". La serie a fumetti – poi raccolta, anche in Italia, in una serie immensa di edizioni di pregio ed a tiratura limitata - diventa la piattaforma concettuale che annichilisce il personaggio solare e "camp" visto negli anni Sessanta.
Una esperienza che cattura milioni di lettori in tutto il mondo: è solo un fumetto ma diventa presto icona collettiva, il nuovo Batman inserito in un contesto reale, percepibile, sul cui scudetto a forma di pipistrello si coagulano paure e presagi di un'umanità che fa i conti con le insidie del futuro. Miller non può, a questo punto, non confrontarsi con i miti classici.
E sceglie, ovviamente, una società totalitarista, quella spartana, per raccontare il coraggio di Leonida e dei suoi trecento guerrieri alle Termopili, decisi a sbarrare la strada all'invasione della Grecia da parte dei persiani. Infine arriva Xerxes che si colloca dieci anni prima rispetto agli eventi narrati in 300, e poi immediatamente dopo, per raccontare dell'ascesa di Serse come re/divinità del popolo persiano e di Temistocle, in quella che viene ricordata come "la battaglia di Artemisia".
Un altro film-monumento in cui la gigantesca poetica di Miller passa dalla carta allo schermo e mantiene miracolosamente intatta nello spettatore l'esperienza di immaginare un intero universo.
















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