NARDO' - Si tratta di una vera e propria "radiografia" di San Giuseppe a Nardò, edificio e culto ai quali i neritini sono legatissimi. E' in libreria, per i tipi di Mario Congedo Editore di Galatina, il sesto supplemento della collana dei "Quaderni degli Archivi diocesani di Nardò-Gallipoli" curata da monsignor Giuliano Santantonio.

Si tratta di un altro tassello aggiunto all'opera di ricostruzione storica del tessuto religioso, sociale e urbanistico della città, curato da Marcello Gaballo e Fabrizio Suppressa.
Alla redazione del volume di grande formato dal titolo "La chiesa e la confraternita di San Giuseppe a Nardò" hanno collaborato Stefania Colafranceschi, Giovanna Falco, Paolo Giuri, Salvatore Fischetti, Riccardo Lorenzini, Armando Polito, Giuliano Santantonio, Stefano Tanisi, che hanno offerto saggi su culto, iconografia, studi storici e aspetti artistici concernenti il santo e la chiesa neritina a lui dedicata, nella quale ha sede l'antica confraternita.
Nel libro di 154 pagine, che presenta molte pagine intere a colori, vengono ricostruite minuziosamente le vicende dell'edificio, realizzato prima della metà del '600 su una preesistente chiesetta di Sant'Aniceto, nel pittagio Sant'Angelo, per espresso desiderio del sodalizio, già costituitosi nel 1621. Ricchissimo il bouquet dei documenti riportati o citati nel volume: inediti e riportati da rogiti notarili e visite pastorali, grazie ai quali si riesce a ricostruire le vicende della chiesa.
Il corredo pittorico viene riportato fin nei particolari delle opere meno ricche ed importanti, opere ascrivibili al XVII e XVIII secolo realizzate da Ortensio Bruno, Nicola Maria De Tuglie, Donato Antonio Carella e Saverio Lillo. Curioso e intrigante il capitolo, a cura di Polito e Suppressa, sulle tante iscrizioni disseminate nella chiesa: epigrafi ma anche graffiti coi i quali le maestranze, più o meno blasonate, hanno lasciato memoria di sé. Ma sono belle perché grazie ad essere si ricostruisce la storia. Il tempi, ad esempio, risulta "defectum" (indebolito) in una iscrizione del 1788 che fa riferimento al terremoto di 45 anni prima.
Centinaia di foto documentano le varie espressioni artistiche che si sono sommate nel corso dei secoli, e nel XVIII secolo in particolare, quando la chiesa fu ricostruita a seguito degli ingenti danni riportati nel terremoto del 1743. I rilievi architettonici dell'edificio e dell'annesso oratorio, la ricchissima raccolta di santini provenienti da collezioni private, le immagini e i richiami al culto del santo nella Puglia, accrescono il valore dell'edizione, sostenuta ed incoraggiata dalla confraternita di San Giuseppe.
In definitiva una edizione "definitiva" per chi vuol sapere davvero tutto sulla chiesa neritina. Basti pensare che in appendice c'è lo statuto che statuisce la condizione giuridica della confraternita, la preziosa cronotassi dei priori e dei rettori dal 1623, tutti i nomi di confratelli e consorelle nell'anno in corso.



















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