NARDO' - La storia è nota: il presidente potentino lascia lo stadio comunale urlando "vergogna" ai neritini. Poi rilascia un'intervista, dopo aver perso la semifinale di Coppa Italia, in cui riferisce situazioni alle quali il manager granata risponde così. Nel pezzo trovate i due succosi video e la foto di Caiata "preso a calci" da Fanuli e Fiorentino.

"Niente. Non ce la fa a dimenticare la sconfitta. Anche a distanza di 800 km pensa sempre a noi".
Ho assistito alla gara tra San Donato Tavarnelle e Potenza valida per la qualificazione alla finale di Coppa Italia. I toscani hanno ottenuto un meritatissimo passaggio del turno nonostante l'uomo in meno e nonostante non fossero i favoriti alla vigilia del doppio confronto.
E cosa fa il massimo dirigente potentino? Rilascia altre dichiarazioni che, ancora una volta, offrendo una ricostruzione fantasiosa e mistificatrice dei fatti riferiti alla gara di domenica scorsa che risultano oltremodo lesive nei confronti dell’AC Nardò, dichiarando che da noi è stato preso a calci.
Ribadiamo che la giusta sanzione nei confronti del nostro tesserato non si riferisce assolutamente a “calci”. Ciò di cui non parla invece, il comunicato è che il suo atteggiamento, sicuramente da stigmatizzare, è il frutto di una reazione all’atteggiamento, oltremodo antisportivo, di non consegnare il pallone da gara di proprietà della società ospitante e di profferire nei confronti del dirigente sanzionato una frase che facesse riferimento a ipotetiche prebende di cui la nostra società avrebbe beneficiato per fare ciò che tutte le squadre, tenendo fede allo spirito sportivo, dovrebbero fare, ovvero impegnarsi per vincere.
Altrimenti, siamo autorizzati a pensare che il S.Donato Tavernelle abbia percepito €. 50.000 per battere il Potenza?
Evidentemente è più facile gioire per le vittorie. Molto più difficile risulta, evidentemente, imparare la cultura della sconfitta e riconoscere il giusto merito degli avversari, specie se arriva sul campo, al cospetto di una squadra priva del suo attaccante più prolifico e di altri infortunati, composta da giovani e valorosi atleti.
Perché essere sconfitti senza perdere l’equilibrio e la ragione, senza pescare nel torbido e senza nascondersi dietro scuse puerili per far distogliere l’attenzione dei propri tifosi sul dato tecnico e tattico che è stato impietoso nei confronti della propria squadra, è qualità che chi è neofita del calcio può solo imparare.
Antonio Obbiettivo (Direttore generale)















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