NARDO' - Del rebus granata fa parte anche il sindaco Marcello Risi chiamato in causa sia dal tifo organizzato, sia dall'ex patron del Nardò Enzo Russo. Il primo cittadino analizza così questa brutta pagina del calcio neritino.
"E' un momento triste per il nostro calcio. Comprendo l'atteggiamento dei calciatori e dello staff tecnico, non sono certo dei matti se sono arrivati ad abbandonare nel giro di 24 ore il Nardò. L'attuale società – dichiara Risi- non è riuscita a dare un minimo di garanzie né ai suoi tesserati, né all'amministrazione comunale. Non credo che la nostra fosse una grande pretesa e non abbiamo mai fatto forzature o cercato di mettere i bastoni tra le ruote al loro operato. E' la prima volta nella storia del calcio neritino che un presidente non si presenti al sindaco ma avanzi comunque la richiesta di un aiuto economico da parte dell'Amministrazione comunale. Questi non sono comportamenti ammissibili. Davanti a ciò il primo a bloccarsi deve essere proprio il sindaco, dopo di lui, probabilmente si alzeranno altri muri. Ho cercato di lanciare un segnale alla città intera".
Proprio a questo riguardo viene apprezzata la presa di posizione degli ultras. "Comprendo la posizione dei tifosi nonostante qualche loro polemica nei miei confronti. Condivido assolutamente il filo del loro ragionamento. Adesso starà all'attuale società dimostrare chiaramente se possiede le risorse per ripartire. In caso contrario sarebbe opportuno chiudere questa fase e provare a costruirne un'altra". Comune al resto dell'ambiente, anche il sindaco, manifesta la necessità di avere chiarezza sugli intenti di questa nuova proprietà con a capo l'ivoriano Makan Diabate.
"Oggi un campionato di serie D si aggira intorno ai 500mila euro, nel nostro caso, poi, si deve tenere conto di una situazione debitoria che si trascina da qualche anno. Si può cercare un aiuto nei contributi degli sponsor, dell'Amministrazione comunale ma una società deve poter garantire, facendo due conti, un impegno finanziario di 3milioni di euro in cinque anni. Se una proprietà possiede un assetto economico in grado di far fronte a questo impegno bene, altrimenti non si può pensare di organizzare un progetto duraturo".
Infine chiarisce il suo impegno partito nel novembre 2011 nella gestione della squadra, quando Enzo Russo consegnò la società nelle mani dell'Amministrazione comunale: "Si, è vero. Chiesi ad Enzo Russo di non far scendere definitivamente il sipario sul Nardò perché, alla base, c'era un progetto ben preciso. L'obiettivo era quello di costituire una rosa formata da ragazzi locali con cui affrontare il campionato e divertirsi. Sulla panchina arrivò Luca Renna proprio perché condivideva le linee guida della nostra proposta. Poi il progetto venne alterato e andò in fumo. Se, in futuro, si dovesse lavorare su un disegno di questo genere l'Amministrazione comunale si sentirà in dovere di impegnarsi. Ad oggi, però, non mi sento di essere fiducioso. Non vedo soluzione diversa di quella che si sta delineando all'orizzonte. Adesso attendiamo le valutazioni dell'attuale società, dopo vedremo come fare per risolvere la situazione".
Annalisa Quaranta















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