NARDO' - Il consigliere provinciale del Pdl Mino Frasca torna a commentare la situazione che riguarda il Nardò calcio e l’involuzione che sta per portare ormai alla radiazione della società dal campionato di serie D.
“Francamente - tuona Frasca - non ci sto a vedere calpestata la storia della squadra di calcio del Nardò e l’immagine di una città offesa e presa in giro ormai da anni. È stato superato ogni limite. Non è più il triste declino di una società sportiva, che da qualche tempo accomuna purtroppo i destini di tante piazze calcistiche, ma una scientifica strategia di demolizione dei gloriosi colori granata.
Chi lo faccia e per quali interessi è un mistero che speriamo sia risolto al più presto, anche magari per iniziativa del sindaco Risi, troppo statico su una posizione diplomatica che finisce per fare il gioco di chi sta manovrando oscuramente il calcio neretino.
I fatti raccontano che la causa originaria della situazione attuale è il pesante fardello dei debiti della gestione Russo, che né lo stesso Russo né altri hanno provveduto a saldare, allungando inutilmente il declino societario e sportivo del Nardò.
Ragionevolmente non credo che il momento di crisi generalizzata consenta a chicchessia di investire somme per centinaia di migliaia di euro nel calcio dilettantistico, peraltro per coprire la pessima gestione di qualcun altro, cioè di Russo. Al quale è addebitabile non solo tale pessima gestione, cioè una montagna di debiti, ma anche il successivo passaggio di consegne a una proprietà di fatto inesistente. Non ci sono mai stati né il ripianamenti dei debiti, né l’indicazione chiara dell’organigramma societario, né tanto meno il rilancio sportivo della squadra con il fantomatico investimento di un milione di euro.
Credo che Russo dovesse pretendere garanzie da Ranieri o da Diabatè o da chiunque, altrimenti prendersi le proprie responsabilità e sacrificare subito il titolo sportivo e la categoria. Invece dopo essersi fatto da parte, almeno in apparenza, si è dipanata una commedia ridicola che non è ancora finita, è sorto un castello di false promesse, di rinvii grotteschi e di bugie senza senso.
La verità, però, pretendiamo di saperla, così come la precisa distribuzione delle responsabilità, non solo morali, di questa vicenda. Perché con questo giocattolo - conclude Mino Frasca - qualcuno ha giocato sin troppo”.















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