NARDO' - Le foto dei ragazzi, il corteo con la bara in spalla, gli striscioni, le parole di don Giuseppe. Così la città ha dato l'addio ad Alex Zacheo.
Alex ha portato via con sé le ultime immagini prima dello schianto fatale. Quello che ha visto sulla strada rimarrà un segreto. “Caino non è solo colui che uccide il fratello ma anche chi si volta dall'altra parte”. Il tema dell'omertà torna anche nel discorso funebre pronunciato da don Giuseppe nella chiesa di Santa Maria degli Angeli.
L'ultimo saluto a Alex Zacheo è il momento in cui le famiglie si riuniscono di nuovo, dopo il funerale del 30 luglio. Accanto alla famiglia di Ivan Zacheo, padre del giovane, ci sono quelle di Roberto Felline e Franco De Mitri, genitori di Antonio e Marco. “Speravamo in un doppio miracolo – dice Roberto – che sarebbe coinciso con il risveglio di Alex: lui sarebbe sopravvissuto e ci avrebbe raccontato quel che ha visto in quel maledetto pomeriggio”.
Le famiglie, infatti, dubitano fortemente che la ricostruzione ufficiale – con la Punto che sbanda e fa carambola sull'asfalto – sia rispondente alla verità. Una donna sbotta prima dell'inizio della funzione e urla: “maledetti coloro che sanno e che non parlano”.
Poi viene allontanata dalla chiesa ma ormai ha reso palese quel che pensano tutti, lì dentro: maledetto chi sa e non parla. “Chi ha visto e ha deciso di tenersi tutto dentro li sta uccidendo due volte – continua Roberto – perché la verità verrà a galla. Speriamo in qualche testimonianza tardiva o eventuali video delle telecamere di sorveglianza che ci dicano quel che è successo quel giorno”.
I tre ragazzi che si affacciavano alla vita coltivavano grandi speranze: Marco studente all'Alberghiero; Antonio appena assunto in una ditta locale; Alex occupato nei bar e locali estivi. Ieri la sua bara è stata portata a spalla dalla chiesa al cimitero, scortata dagli agenti di polizia municipale. “Sono stati impagabili – conclude Roberto – così come gli amici dell'associazione Alla conquista della vita e l'Amministrazione, in testa il sindaco Risi, sensibile e sempre presente”.
“Amici per sempre, per sempre uniti”. Così una ragazza commenta sul suo blog la morte, dopo cinque mesi in cui è rimasto in uno stato vegetativo, di Alex Zacheo. Il ragazzo, 19enne, rimase coinvolto nel devastante incidente avvenuto nel tardo pomeriggio del 29 luglio. Tre ragazzi rimasero imprigionati nella loro Punto mentre tornavano dal mare. Sulla provinciale 17, in prossimità dell'incrocio con via Nino Della Notte, lo schianto con una Renault Scenic dopo aver “toccato” una Lancia Y.
Quasi immediata la morte del giovanissimo Marco De Mitri, 17enne, che era seduto sul sedile accanto al guidatore. Durante il tragitto per raggiungere il “Vito Fazzi” venne intubato Antonio Felline, che era alla guida della macchina, e che spirò poco dopo l'arrivo in ospedale. Il terzo passeggero, Alex Zacheo, venne trasportato a Lecce in condizioni gravissime.
In ospedale il ragazzo è rimasto per oltre quattro mesi e senza mai dare segnali di ripresa. Un coma profondo che i medici definiscono depassè o morte cerebrale. Si tratta di uno stato comatoso associato a perdita di ogni funzione vegetativa ed è irreversibile. Anche amici e familiari erano stati avvisati di questa situazione ma c'era sempre una flebile fiammella di speranza che si è spenta intorno alla mezzanotte di giovedì.
Il giorno dell'antivigilia sono stati celebrati i funerali nella parrocchia di Santa Maria degli Angeli che aveva già visto, il giorno dopo quel maledetto schianto, la cerimonia funebre dei due amici.
Alex venne sottoposto nella stessa notte ad una delicata operazione chirurgica per ridurre i danni causati dall'urto ma erano i traumi cerebrali a preoccupare di più i medici. Qualche settimana fa il giovane è stato trasferito a Nardò, nel reparto di Lungodegenza. Un gesto pietoso per consentire ai familiari di poter stare accanto al ragazzo senza sobbarcarsi la lunga trasferta fino a Lecce ma anche un atto consapevole del fatto che poco si poteva fare per riportargli in superficie la coscienza. Alex si stava sempre più allontanando dalla vita per riabbracciare i sue due amici.
Il filo con questo mondo si è spezzato poco prima della mezzanotte di giovedì e, in ospedale, c'erano anche alcuni dei parenti dei due ragazzi scomparsi cinque mesi fa. Idealmente hanno consegnato un messaggio ad Alex perché lo porti ai suoi due compagni di tanti giochi e divertimenti: i tre erano inseparabili, come è facile vedere dai loro profili di Facebook dove spesso compaiono in gruppo. Lo sono stati e continueranno ad esserlo.















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