NARDO' - E sta colma pure la pazienza dei neritini. Leggere per credere.
Storicamente, la città di Nardò e i suoi abitanti, a partire dalle sue antichissime origini, documentate all’VIII-IX sec. a.C., hanno sempre avuto un ruolo di primo piano tra le popolazioni del territorio salentino, pugliese e dell’Italia meridionale.
Tra le prime città, per estensione e popolazione, già in epoca messapica e poi, dal III sec. d.C. (conquista romana) sino al Medioevo, era elencata - in età moderna - tra le 18 principali fortezze del Regno di Napoli. Ed ancora, contea e poi ducato infeudato e retto dagli Acquaviva (tra le prime sei più importanti famiglie del Regno) sino agli inizi del XIX sec., quindi sempre protagonista con la proclamazione della “Repubblica neritina”, del 1920 e per l’ospitalità data agli ebrei e agli scampati dai lager nazisti, alla fine della seconda guerra mondiale.
Di pari passo con la sua storia laica, non da meno è da ritenersi per importanza la sua storia religiosa, legata alla sua Diocesi, antichissima pur essa per origine, retta da importantissimi Abati e Vescovi, tra cui si annovererà anche un papa (Alessandro VII), e caratterizzata dalla presenza, soprattutto a Nardò, di un patrimonio architettonico-monumentale, tra chiese e conventi, ricchissimo e tra i più importanti di tutto il Meridione.
Questa pur lunga premessa, si è resa necessaria per avere una più precisa percezione del valore, peso ed importanza degli eventi che hanno caratterizzato la storia e la vita sociale della nostra comunità negli ultimi cinquant’anni.
Tale storia, come è noto a tutti, è stata caratterizzata da un parabola rovinosamente discendente - sul piano della conservazione delle conquiste sociali e civili - che ha portato alla perdita progressiva, soprattutto negli ultimi anni, di servizi essenziali ed importanti nell’ambito sociale e sanitario.
Dopo la perdita o chiusura o trasferimento dell’Ufficio del Registro, della sede della Guardia di Finanza, della Compagnia di Carabinieri, dei Vigili del Fuoco, oggi, il fondo è stato toccato con la decretata chiusura del Tribunale e, soprattutto, con quella dello storico Ospedale S.Giuseppe-Sambiasi, baluardo della salute del territorio più popoloso della provincia di Lecce.
Ma chi è responsabile di tutto ciò? La responsabilità è certamente da attribuirsi a tutti quegli amministratori pubblici (regionali, provinciali, comunali) che si sono succeduti nel tempo e che, in varia misura, non hanno saputo tutelare i legittimi interessi della cittadinanza neretina. In ultimo, colpa gravissima è stata quella del governatore Nichi Vendola e della sua Giunta regionale che, nell’attuazione del piano di Rientro Sanitario, voluto dal Governo Centrale, ma necessariamente imposto per la pessima gestione regionale della Sanità, hanno pensato, nel taglio lineare dei posti letto ospedalieri di sacrificare soprattutto quelli della provincia di Lecce ed in particolare tutti quelli dell’Ospedale di Nardò, decretandone così la sua chiusura, senza nessuna valida e plausibile ragione, se non quella del bieco interesse politico di parte.
A ciò si aggiunga l’insipienza e l’inerzia di una classe di amministratori comunali – con al primo posto il sindaco, avv. Marcello Risi – incapace di battersi per difendere il sacrosanto diritto della popolazione neretina a conservare attivo il proprio ospedale. Non di meno l’inerzia è diventata deplorevole complicità nel momento dell’accettazione e condivisione del progetto di trasformazione dell’Ospedale in Poliambulatorio. Di più, tutto ciò si è verificato nonostante le grandi e numerose manifestazioni di protesta dei neretini tutti, delle associazioni laiche e religiose, guidate dallo stesso vescovo, mons. Domenico Caliandro.
Alla luce di tutto questo appare veramente incredibile che esistano cittadini di Nardò che singolarmente presi o addirittura riuniti in Comitato possano pensare di sostenere e supportare nelle prossime elezioni politiche il principale responsabile della chiusura del nostro Ospedale.
Appare pretestuoso e falso attribuire ad altri la riduzione dei posti letto dell’Ospedale di Nardò, voluta e arbitrariamente imposta nel 2010. Tale riduzione dei posti letto al di sotto della soglia di 70, è stato un atto subdolamente premeditato e utile per far considerare il S.Giuseppe – Sambiasi un piccolo Ospedale e quindi per poterne successivamente decretare la chiusura.
Tutto ciò appare ancor più grave se si pensa che la provincia di Lecce, con al primo posto il territorio di Nardò, alla pari con l’interland della città di Taranto e di Brindisi, presenta la più alta incidenza di neoplasie registrata in Puglia negli ultimi anni. Il governatore Nichi Vendola e l’Assessorato alla Sanità Pugliese che conoscono tutti questi dati, perché sono pubblicati sullo stesso Bollettino Ufficiale della Regione Puglia (BURP) n. 182, del 6.12.2010, pagg. 32951-32961, come hanno potuto concepire di chiudere l’Ospedale di un territorio su cui grava il più alto tasso regionale di incidenza di malattie neoplastiche? E come mai le preposte Autorità sanitarie e di tutela ambientale, che hanno il dovere di tutelare la salute dei cittadini, non hanno ancora pensato di indagare sull’origine o sulle cause di questo preoccupante e triste primato?
Appare, poi, del tutto grottesco e pretestuoso affermare – da parte del Circolo Sinistra Ecologia Libertà “nove aprile” di Nardò - che la città deve chiudere il suo ospedale perché non è possibile “immaginare un ospedale per ogni paese e città di una regione”. Nardò non è uno dei tanti paesi della regione, Nardò è il paese più popoloso della provincia di Lecce e siccome i servizi si offrono dove maggiore è la loro richiesta, ciò vuol dire che se un ospedale doveva essere chiuso, non doveva essere certo quello di Nardò.
Se poi aggiungiamo tutti gli altri requisiti di cui l’Ospedale è dotato: collocazione territoriale, raggiungibilità viaria, sicurezza della struttura, numero di posti letto con possibilità di ampliamento, etc , se ne ricava che se un ospedale doveva rimanere aperto ed attivo, questo poteva e doveva essere soltanto quello di Nardò.
C’è poi da precisare, che già prima della spending review, la Regione Puglia del governatore Vendola aveva già mortificato la popolazione di Nardò riducendo i posti letto del suo ospedale da 105 a 58, passando cioè da un originario tasso del 3,2 per mille a un ridicolo 1,8 per mille di posti letto per abitanti.
Alla luce di tutto ciò, sostenere politicamente e votare il dr Nichi Vendola, è un atto possibile, perché rientra nell’ambito delle libere scelte democratiche, ma il neretino che lo indicasse e lo proponesse come proprio rappresentante, dovrebbe solo vergognarsi, sapendo quale grave danno egli ha prodotto ai suoi concittadini !!!
La domanda che ci poniamo è allora: sostenere il dr Nichi Vendola è autolesionismo, sindrome di Stoccolma o semplice arroganza?
Aprire un Comitato pro-Vendola a Nardò è un atto vergognoso ed altamente offensivo per l’intera popolazione neretina e non solo!
Nardò, 14.11.2012 Dr Roberto Filograna
(Pres. Comitato Civico “Spes Civium”- Nardò)















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