NARDO’/ROMA – L’Unione degli studenti di Nardò interviene per commentare una terribile notizia di cronaca: il suicidio di un 15enne romano omosessuale. “E’ successo ancora. Questa volta a Roma si è tolto la vita uno studente 15enne di un Liceo della capitale.
A 15 anni, in Italia, si muore ancora perché vittima di attacchi omofobici. Vessato dai compagni da più di un anno, rimproverato da un’insegnante, non ce l’ha fatta più e si è impiccato con una sciarpa, davanti al fratello minore. Un gesto estremo che punta il dito su una scuola come luogo di violenza. Non su un singolo, non sugli studenti, ma sull'istituzione che deve essere responsabile. Troppe volte l'omofobia ha avvelenato le adolescenze di gay, lesbiche, transessuali e bisessuali.
In primis è responsabile la politica per i suoi ripetuti silenzi e costernazioni fine a se stessi, dal momento in cui manca una volontà legislativa concreta per lanciare una battaglia seria contro ogni forma di omo, lesbo/transfobia in tutti i luoghi della formazione e di lavoro in Italia.
In Italia è in corso uno stillicidio di cui sono vittime ogni giorno tantissimi studenti e studentesse che, come A., non chiedono nulla, ma vogliono solo sentirsi liberi di essere se stessi, di amare e di crescere senza sentirsi oppressi e condizionati dalle regole etero-sessiste a cui ci abituano sin da piccoli. La vera patologia è che in questo Paese esiste ancora una profonda paura e disgusto verso il diverso, e che i sintomi più irritanti si manifestano a partire dalle scuole con espressioni offensive da parte non solo di studenti ma anche della classe docente che spesso stigmatizza il mondo LGBTQI con dichiarazioni che alimentano odio o innescano meccanismi discriminatori. Per questo lo strumento per combattere lo stigma sociale e la violenza che ne scaturisce non può essere solo lo sbandieramento di un “numero amico” a cui rivolgersi, c’è bisogno dello Stato che si schieri e che si adegui alla cultura che cambia.
Oggi le scuole hanno bisogno di trasformare questa paura verso il diverso, che continua a mietere vittime, in un’occasione di riflessione e diffusione di una cultura inclusiva e del rispetto, formando docenti e studenti sui temi della sessualità e della libertà dei generi e delle identità, sin dalle scuole primarie, per capovolgere questa paura in una emancipazione collettiva. Oggi il dolore di questa perdita deve sollecitare tutti a convincersi che in questo Paese non si può più morire di omofobia.
Addio A., riposa in pace”.















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