NARDO' - Un commento in attesa di domenica da parte dell'esponente nazionale del Pd di Nardò.
L’esito delle primarie a Nardò non sorprende. In tempi non sospetti ho pubblicamente sostenuto che l’ottimo Bersani (non so infatti se è più difficile per Bersani condurre all’interno del partito la battaglia per il rinnovamento o per Renzi lanciare su questo tema la sfida a viso aperto) sconta nelle nostre contrade, suo malgrado, il gap dello screditato apparato locale, quasi tutto schierato dalla sua parte, le cui scelte antipolitiche hanno azzerato il partito a Nardò e demotivato i suoi sostenitori.
Due i dati neretini che devono farci riflettere: il crollo della partecipazione, dimezzatasi rispetto al 2010, e l’affermazione al primo posto di Renzi. Questi dati, che vanno letti insieme perché facce della stessa medaglia, ci raccontano ancora una volta della disaffezione da una parte e della protesta dall’altra verso un partito abbandonato a se stesso, senza che gli artefici dell’abbandono avessero mai avuto il coraggio di compiere il gesto fondamentale. Quello cioè di assumersi pubblicamente la responsabilità degli errori commessi col conseguente passo indietro, perché non più credibili politicamente.
Se c’è tutto questo nel voto locale delle primarie, appare riduttivo ascrivere tout court ad un unico gruppo sostenitore l’affermazione di Renzi. Il quale, invece, è stato autonomamente vissuto da tanti elettori, critici verso i gruppi dirigenti, come la testa d’ariete per mandare un segnale forte, per dire che ci si vuole sbarazzare di una nomenclatura che ha così demeritato in questi anni.
Non è un caso che il segretario regionale abbia pubblicamente dichiarato: “Se vince Renzi lascio il partito”, espressione questa che si commenta da sé! E’ dal superamento pieno di questa mentalità, invece, che può ripartire il PD a tutti i livelli. Bersani e Renzi, infatti, non vanno visti come antagonisti che si escludono a vicenda, ma come portatori di visioni differenti che possono e debbono convivere nel PD, formando un nuovo asse capace di ridare slancio e fare crescere il partito.
E’ fuori luogo perciò piantare bandierine e cercare di perimetrare confini che vanno invece abbattuti se si ha la volontà di costruire insieme un partito in cui ciascuno possa riconoscersi. Questo il difficile compito che attende il Pd a Nardò e che passa attraverso la riconciliazione con la propria base e il riavvicinamento di tante persone di buna volontà, a patto che venga recuperata la credibilità e riconquistata la fiducia. Non sarà una passeggiata perché ciò richiederà che il partito cambi pelle e si emancipi definitivamente dal blocco che l’ha fin qui controllato.
Questo mi pare il messaggio sotteso ai dati di questa consultazione, se non ci si ferma ad una loro analisi di superficie. Si ha bisogno che questo messaggio venga ascoltato e raccolto per chiudere definitivamente con una passata stagione tutta da archiviare e iniziare un cammino in cui il riconoscimento reciproco e il confronto delle idee al servizio della città sappia riaccendere in tanti la passione politica sopita.
Rina Calignano















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