NARDO' - "Carissimi, il panorama politico nazionale, e di conseguenza a vari livelli, regionale, provinciale e comunale, ha dimostrato, in questi ultimi tempi, tutta la sua inefficienza accumulata in un ventennio di annaspamenti derivati, non solo da una nuova situazione globale che vedeva l’Italia inserita in un nuovo sistema culturale, politico, sociale ed economico, ma anche e soprattutto dalla mancanza di uomini all’altezza di interpretare il cambiamento e guidare una nazione che usciva fortemente indebolita da tangentopoli e dal crollo del vecchio sistema politico".
Tutti noi eravamo stati speranzosi in un cambiamento radicale affidato al “nuovo”, senza renderci conto purtroppo che una classe politica davvero degna di tal nome non si improvvisa solo perché etichettata di nuovo. Sono stati questi gli anni dell’improvvisazione e dell’arrangiamento che ci hanno condotto in una situazione davvero pericolosa per il futuro nostro e dei nostri figli.
Molti cattolici hanno abdicato, un po’ per la mancanza di un punto di riferimento, dopo la diaspora democristiana, un po’ perchè incoraggiati da qualche prelato che ha preferito far spendere queste energie in pur pregiatissime attività di volontariato o specificamente più “parrocchiali,” ma che hanno fatto mancare di certo nel sociale quel fermento evangelico che il Concilio Vaticano II tanto aveva raccomandato ai fedeli laici.
Più volte le gerarchie ecclesiastiche hanno lanciato allarmi in tal senso, proponendo anche momenti di riflessione e di studio, ( vedi Todi 1 e 2) al fine di incoraggiare i cattolici a dare il proprio contributo per uscire da un sistema perverso e malato il quale, purtroppo, ha aspirato nella sua voragine anche tanti esempi di politici improvvisati che, pur richiamandosi ai principi e ai valori del cattolicesimo, non hanno certo brillato né in esempio, né in soluzione dei problemi.
La crisi che attanaglia il nostro paese, sebbene da tutti sbandierata come crisi economica, e per la quale ovviamente si cerca di rimediare con strumenti economici e di mercato, rivelatisi poi insufficienti, in realtà ha radici ben più profonde che coinvolgono l’essenza stessa della persona.
Non è pensabile, infatti, uno sviluppo economico che non sia anche sociale, culturale e, soprattutto, morale.
L’economia non può e non deve regolare tutti i rapporti umani, il mercato è solo un aspetto della dimensione vitale dell’uomo. Pertanto sono doverosi i riferimenti ai valori e all’etica, gli unici capaci di fornire un senso al produrre, al lavorare, al consumare, al fare mercato, al vivere.
Siamo consapevoli del delicato momento in cui versa il paese e della necessità che i cattolici non si sottraggano al loro dovere di “vivere nel mondo”, e di dare un contributo alla creazione di mondi diversi.
Queste semplici considerazioni vogliono essere un invito a tutti i cattolici che animati da buona volontà, sentano il bisogno di dare il proprio contributo alla soluzione dei problemi che attanagliano il nostro paese.
Lasciando da parte ogni schieramento politico, sarebbe auspicabile che tante intelligenze presenti sul nostro territorio ed in vario modo già impegnate in associazioni parrocchiali, di volontariato e culturali di ispirazione cristiana cattolica, si ritrovassero per discutere, dibattere e suggerire soluzioni e provvedimenti che davvero guardino al bene comune e alla realizzazione della persona nelle sue dimensioni, con particolare attenzione alle istanze dei disoccupati, della famiglia, della solidarietà e della difesa della vita.
Carmelo Roberto Russo
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