NARDO' - Un funerale a denti stretti, tra rabbia e commozione. Ieri, nel giorno dell'ultimo saluto a Gregorio Durante, una folla immensa si è stretta attorno alla famiglia del giovane neritino. Gregorio se n'è andato con una maglia del Nardò calcio con su scritto "Gregorio 34", due sciarpe, una del Nardò e una del Milan, e un grande cuore composto da rose rosse e nere.
All'uscita della bara dalla chiesa del Carmine, sotto una leggera pioggia di riso lanciato da alcuni amici, una folla di un centinaio di persone ha applaudito il passaggio del feretro. Ad aprire il corteo due lunghe file di amici con fiori bianchi. Dietro il feretro, invece, la madre Ornella, la moglie Virginia, la sorella Anna Rita, i nonni e lo zio Antonio, uniti in un dolore compunto, quasi trattenuto. Nella camera ardente, da un lato la mamma e la moglie di Gregorio sono sedute vicine e cercano di farsi forza, dall'altro la sorella Annarita è inconsolabile.
Il via vai di parenti e amici è impressionante. La famiglia Durante del resto, è una delle più numerose e conosciute in città. L'enorme vicinanza alla famiglia, oltre alla presenza fisica, si è potuta misurare dal numero dei manifesti funebri: centotredici. In pratica un lenzuolo di pensieri provenienti da Nardò e dai paesi vicini a firma di parenti e amici. Un addio che non placa la sete di giustizia dei familiari perché probabilmente si dovrà attendere ancora molto tempo prima di sapere la verità sulla morte del giovane 33enne. Entrato, vivo, nel carcere di Trani e uscito, morto, dopo pochi mesi di detenzione.
Gli amici di sempre ma anche i familiari ieri si sono trincerati nel silenzio forse piegati dal dolore per una morte che riserva molti dettagli da chiarire. A cominciare da quella maledetta decisione di sospendere la somministrazione di alcuni farmaci presa dai medici e dai dirigenti del carcere di Trani.
















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