NARDO' - Il Sapiens ed i Neanderthal hanno mai convissuto, anche se per un breve periodo? Se questo interrogativo vi sta rovinando la vita ecco un articolo scientifico che può aiutarvi a superare la notte. Al di là delle facezie c'è da dire che il ruolo della neritina "Grotta del cavallo" è sempre più centrale in questa straordinaria disputa scientifica.

La grotta del Cavallo
La grotta ha restituito numerosi reperti legati all'Uomo di Neanderthal (resti macellati di animali, da cui il nome della grotta, manufatti di pietra, ecc.); nella grotta sono state rinvenute le testimonianze di una cultura, l'Uluzziano, riconosciuta qui per la prima volta, e che prende pertanto il nome dal toponimo locale. I giacimenti più recenti ascrivibili al Paleolitico (12-10 mila anni orsono, Romanelliano), hanno restituito preziose documentazioni e in particolare incisioni antropomorfe, zoomorfe e astratte che ne fanno uno dei siti archeologici principali del Salento insieme alla grotta Romanelli ed alla grotta delle Veneri di Parabita.
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Probabilmente gli ultimi Neanderthal che si sono rifugiati nel Sud della Spagna non hanno mai incontrato i Sapiens: è quanto sostiene uno studio pubblicato sulla rivista dell’Accademia di Scienze degli Stati Uniti, «Pnas», da un gruppo guidato da Rachel Wood, della Australian National University. Spinti dal sopraggiungere dei Sapiens, i Neanderthal si rifugiarono nella penisola Iberica, dove si pensava che le testimonianze più recenti di questi uomini preistorici risalissero a 33.000 anni fa. La nuova ricerca ha invece ri-datato i fossili scoperti in due grotte del Sud della Spagna, chiamate Jarama e Zafarraya e considerate finora i più recenti rifugi dei Neanderthal. È stato possibile farlo grazie ad una tecnica che ha rimosso le contaminazioni dai campioni prima di datarli al radiocarbonio. Messo a punto da Thomas Higham dell’università di Oxford, che ha coordinato il lavoro, il metodo ha analizzato soprattutto ossa animali trovate nello stesso strato in cui sono stati rinvenuti i fossili dei Neanderthal. È risultato che i fossili risalgono a 45.000 – 46.000 anni fa, ossia sono oltre 10.000 anni più antichi rispetto a quanto pensato finora, suggerendo che l’occupazione di questi siti da parte degli uomini di Neanderthal non durò fino a epoche più recenti, come pensato finora. «Vi sono due problemi con la datazione al radiocarbonio: questa tecnica può arrivare solo fino a 50.000 anni fa e, se non si eliminano le contaminazioni da parte dei materiali successivi, le date ottenute non sono corrette » spiega Jesus Jordà, dell’Università nazionale spagnola di insegnamento a distanza (Uned).
Alla luce di questi risultati, i ricercatori hanno dedotto gli ultimi Neanderthal che si sono rifugiati nella penisolaIberica potrebbero non aver mai incontrato i Sapiens, che avanzarono nella parte settentrionale della penisola circa 37.000-38.000 anni fa. «È improbabile - osserva Jorda – che gli ultimi Neanderthal vissuti della parte centrale e meridionale della penisola Iberica siano rimasti in questa regione fino a 30.000 anni fa, come si riteneva prima che eseguissimo le nuove datazioni».
La paleontologa Laura Longo, responsabile del personale scientifico dei Musei civici fiorentini, rileva che «da quando Higham ha messo a punto questa nuova tecnica di preparazione dei campioni, è cominciata ed è tuttora in corso una revisione sul periodo di colonizzazione dell’Europa da parte dei Sapiens, sui loro siti e sui siti dei Neanderthal».
Secondo l’esperta «quasi la totalità dei siti esaminati sta risultando più antica, anche di 10.000 anni, rispetto a quanto pensato finora. Questo ha comportato per esempio, rileva Longo, una revisione anche dell’inizio della colonizzazione dei Sapiens in Europa, datata intorno a 40.000 anni fa e non a 30.000 anni fa, come si pensava. Lo dimostra, per esempio, la ri-datazione dei resti scoperti nella Grotta del Cavallo in Puglia (Salento), frequentata dai Sapiens».
[Monica Nardone]















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