NARDO' - Non ho fatto in tempo ad assorbire il dolore per la morte di Orazio Romano, un cattolico intellettuale, travagliato per la sua inappagata ricerca, sempre disponibile al dialogo anche peripatetico (non dimentico, sin dagli anni ’60, i costanti e reiterati andirivieni serotini sulla «villa», in via Settembre), cui riservo un mio scritto, che la morte di Totò Vaglio sopraggiunge come ulteriore evento triste e sconvolgente.
La morte di un amico, che, tra l’altro, racchiude parte della storia propria e cittadina, al di là dell’età, rimane sempre travolgente per chi la subisce.
È questo, per me, Totò Vaglio, un amico, un signore della politica, un democristiano, che fu segretario politico della sezione “Centro-Luigi Sturzo” e fu sindaco della città dal 1973 al 1975, dopo essere stato consigliere comunale e assessore comunale.
Il suo portamento fisico rispecchiava la sua signorilità d’animo e il suo senso dignitoso del servizio, la sua disponibilità, la sua mitezza quasi sempre disarmante l’interlocutore, la sua preparazione, il suo amore per la sua gente e per la sua Nardò.
Insieme ad Antonio Boccarella, suo successore come sindaco, riuscì a mediare, dopo lunghi anni di confronto, le due anime della Dc di allora, Benedetto Leuzzi e Mario Calabrese, e a coinvolgere attivamente nella gestione amministrativa tutte le componenti presenti nello stesso partito.
Era dotato di comprensiva pazienza più come un fratello maggiore che come un genitore; di ironia sottile smorzante toni alla deriva; di determinazione docile e rispettosa.
Fu per la prima volta sindaco dal 1973 al 1974, continuando a reggere un esecutivo di centro-sinistra (Dc-Psi), quando io, per la prima volta, fui assessore, assumendo le sue deleghe, che aveva tenuto durante il sindacato di Nicola Borgia.
Anche nel suo secondo sindacato (1974-1975), in mococolore Dc (questo partito, il nostro partito, durante la consiliatura, eletta nel 1970, aveva raggiunto la maggioranza assoluta), ho avuto la fortuna di essergli accanto come assessore.
Mi ha sempre tenuto in considerazione ed era lui a tenermi a freno nelle mie intemperanze, suscitando in me un amicale rispetto.
E così, anche dopo le nostre esperienze politiche e amministrative, rimaste silenziose all’avanzare di generazioni dall’innata bravura e allo sbandierare il nuovo come garante di sapienza, noi abbiamo continuato a scambiarci stima e affetto, quella amicizia che commuoveva quando ci incontravamo e diventava ancor più viva quando, sempre accompagnato dalla sua cara Maria, ci trovavamo, pur in rare volte, nella chiesa della mia parrocchia.
Pregherò sulla tua bara nella chiesa della tua parrocchia, circondata dagli amici, dai parenti e, soprattutto, della tua cara Maria e dai tuoi figli Sergio, Marinella e Giuseppe.
Intanto, anche oggi, un’altra pagina della storia di Nardò si volta, mentre le pagine della mia storia volteggiano al vento della memoria, laddove sono racchiuse tante belle figure di uomini e tante forti testimonianze, alle quali - ed ora in particolare al carissmo Totò - anche come cittadino di Nardò rivolgo la mia gratitudine.
Mario Mennonna















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