NARDO' - In riferimento all’intervento dell’amico Luigi Nanni circa la denominazione di via Tripoli Italiana, per la quale chiede la sostituzione, mi permetto di dissentire, così come ho sempre fatto in altre circostanze.
QUI L'ARTICOLO DA CUI HA ORIGINE TUTTO
La denominazione di una via è un documento storico e, se è attribuita con criterio culturale e con organicità urbanistica (spessore dell’evento o del personaggio, tipo di via, ubicazione, ecc.) è, addirittura, una pagina storica.
E noi vogliamo distruggere tutto questo, come è stato fatto di epoca in epoca?
Noi, oggi, che cerchiamo negli archivi qualsiasi documento per conoscere e inquadrare, buttiamo nell’oblio quanto non aggrada al momento politico e ideologico del presente, deputato, suo malgrado, ad essere superato da altro prossimo presente.
Sappiamo se durante il regime fascista a Nardò ci fu tale devozione da dedicare una strada a Mussolini e di che dimensione? Vi erano personaggi o eventi neritini di rilievo; salentini di rilievo (Starace era pur sempre segretario del Pnf) e nazionali o esteri di rilievo?
Un po’ di sovrani abbiamo conservato: ed è un bene storico, almeno sappiamo che Nardò era vicina ai Savoia fino ai Principi e ai Duchi.
Dalla denominazione si misura l’orientamento non solo politico-ideologico, ma anche culturale di una comunità in una determinata fase della sua storia.
A Nardò, una volta coperta a macchia d’olio tutta intera la viabilità, aperta ad ogni segnalazione soprattutto di neritini (magari vinceva chi aveva più righi scritti), un domani, se la toponomastica sarà studiata, indicherà il livello culturale e politico di chi ha operato.
Sarà generalistica o elitaria (di merito)? Si vedrà… e si opererà di conseguenza?
Conserviamo il documento, a portata di tutti e non rinchiuso in qualche delibera. E, se si dovesse procedere, sarebbe opportuno indicare sotto la nuova dedicazione il «già via Tripoli Italiana». E non perché bel suolo d’amore, ma come buon documento di memoria.
Questo dimostra che l’idea condivisami da Paolo Pisacane si rende necessario: l’elaborazione dello stradario storico, che già il compianto Salvatore Napoli-Leone aveva iniziato e giammai completato, e che noi recentemente, in una situazione ampiamente diversa e ampliata, abbiamo cominciato e, ritrovando tempo e passione, dobbiamo pur concludere.
Mario Mennonna















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