
ASSISI/NARDO' - Incontrare il papa ad Assisi nelle solenni celebrazioni di san Francesco. Impresa riuscita per quattro giovani neritine.
Lo scorso quattro ottobre, giorno di San Francesco, la città del poverello, patrono d'Italia, ha ricevuto la visita del "santo padre". Un connubio perfetto tra la bellissima e mistica Assisi e la figura carismatica di papa Francesco. Bergoglio arriva dall'alto...
Il suo elicottero atterra alle 7:30 e la prima visita è per i giovani dell'Istituto Serafico, ragazzi con disabilità plurime. Saluta tutti i piccoli ospiti che lo hanno atteso e ad ognuno dà una carezza, un sorriso, una parola di conforto. "Il dolore ha bisogno di essere ascoltato" queste le prime parole di Bergoglio nel giorno, da lui stesso definito "del pianto". All'indomani dalla tragedia di Lampedusa il suo rimprovero va alla cecità del mondo, cui «non importa se c'è gente che deve fuggire dalla schiavitù, dalla fame e fuggire cercando la libertà e con quanto dolore tante volte vediamo che trovano la morte».

La sua agenda è fitta e nemmeno la febbre lo ferma. Dai disabili ai poveri assistiti alla Caritas, poi la preghiera sulla tomba di San Francesco e la messa nella piazza antistante la basilica. Nel pomeriggio, il cammino in tutti i luoghi francescani per raggiungere, infine, Santa Maria degli Angeli ed incontrare i giovani. Quindicimila, forse anche di più. Ad attenderlo dal mattino sino al pomeriggio.
Un conto è seguire attraverso la tv, un conto è starci dentro, farne parte e respirare quella energia, quella forza, quella speranza. Quando la papa mobile spunta all'orizzonte è il delirio. Forse è andata via anche la febbre perché Papa Francesco torna a sorridere. Si ferma a baciare i bimbi, scambia la papalina benedetta con quella lanciatogli da un giovane. Raccoglie le lettere e i bigliettini di tutti. Ai piedi del palco accoglie gli invalidi, uno per uno. Ascolta chi prolunga l'abbraccio e gli parla cercando conforto nei suoi occhi. Prega nella Porziuncola, poi si concede a noi.

"Ciao giovani dell'Umbrìa!" esordisce così con quell'accento sbagliato che fa sorridere. Risponde alle domande dei ragazzi delle diocesi umbre. Sono quesiti sulle paure di tutti noi. Il futuro incerto, le pretese di questa società, il timore di formare una famiglia fondata sul matrimonio. E lui risponde con il nostro stesso linguaggio. Non fa catechesi, non rispolvera filosofi, studiosi, parla con quella semplicità che lo rende così speciale.

"Mi scrivono mamme – racconta Papa Francesco – disperate perché il loro figlio, fidanzato da tanto, non si decide a sposarsi. Sapete cosa rispondo? Signora, smetta di stiragli le camicie!" Questo è Papa Francesco, un uomo poi un Papa. Ci ha detto di guardare ai nostri genitori, ai nostri nonni per trovare il coraggio di sposarci e di non mollare alla prima difficoltà. Bacchetta la mondanità della società e della Chiesa, predica il Vangelo come guida e risposta alla vita. Poi ci benedice chiedendoci, ancora una volta, di pregare per lui.
Non è semplice descrivere le emozioni che questo Papa venuto "dalla fine del mondo" riesce a suscitare, ma Egidio Picucci, con il suo libro ci ha visto giusto. Con papa Francesco "Dio ha fatto gol".

Annalisa Quaranta















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