NARDO' - La LILT non ha una sede. Offriamogliela! Una richiesta così naturale ma che incontra difficoltà inaspettate.
Questa è una storia da seguire con buona predisposizione d’animo. E, al termine della lettura, trarre qualche utile conseguenza. Si tratta di un pugno di uomini e donne di Nardò (medici compresi) che tengono alto il nome della LILT (Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori; sono “quelli della Stella di Natale”) e a suo nome offrono il loro tempo e la loro passione. Il tutto nell’alveo del volontariato, il fondamentale terzo settore che vede Nardò registrare altre importanti associazioni.
Stavolta la richiesta è d’aiuto. Pressante. Hanno bisogno di una sede. Sin qui era stata messa a disposizione da un religioso di Nardò. Ma ora sono in grande difficoltà e non lo nascondono. Da un anno sono senza sede e nel frattempo si adoperano al meglio, ma è evidente che non riescono ad assicurare regolarmente i loro servizi. Richiesta pienamente legittima, trattandosi di volontari che da tempo e senza alcuna recriminazione sottraggono tempo e impegno alle loro famiglie. Un impegno, un lavoro anche duro, di questo si tratta, che li ha tenuti lungamente presenti e pienamente inseriti nel sociale. Tale istanza è stata pure inoltrata a Enti e amministrazioni varie senza, purtroppo , alcun esito. Talvolta, nemmeno una
educata risposta e per questo mostrando incuria e neghittosità. Di lungimiranza e avvedutezza è meglio non parlare. E di generosità nemmeno. Basterebbe sapere cosa fanno i volontari della LILT (presidente provinciale il noto oncologo Giuseppe Serravezza), per rendersi conto della naturalezza della loro richiesta, certo utile e persino “conveniente” alla sanità pubblica che, per soffermarci al territorio di Nardò, non ha fornito di recente segnali di grande affidabilità. Cosa fanno i … Liltiani? Mettono a disposizione il loro ambulatorio di ginecologia e paptest, senologia, dermatologia, urologia, fisioterapia. E altro ancora. Prestazioni (ovvio) senza fini di lucro e destinate a tanti cittadini indigenti e che spesso hanno urgente bisogno di una visita specialistica. Davvero, una gran cosa e anche insperata, se non fosse per l’impegno di tanti operatori; una “postazione” quella della LILT che è ben diffusa in provincia di Lecce.
Non manca l’ostinazione ai volontari della LILT di Nardò che, ricordiamolo, si sostiene economicamente attraverso piccole offerte di privati e partecipando a pubbliche manifestazioni. Senza più sede, sono stati costretti ad acuire l’ingegno. E la vista. Ragionando: … visto e considerato lo smantellamento dell’ex ospedale “Sambiasi” hanno fatto richiesta alla Asl Lecce di poter essere collocati presso l’ex presidio ospedaliero (ormai, residuo immobiliare, col suo bagaglio di inutili camere mortuarie 5 stelle!). E uno sguardo anche all’impresentabile gerontocomio (a breve, ricorreranno i 30 anni di inconcludenza). A occhio e croce, non dovrebbero mancare ambienti liberi e inutilizzati. E, invece, niente. Anche la richiesta all’amministrazione comunale finora non ha avuto esito. Ma a voi pare che il comune di Nardò non abbia qualche ambiente da destinare alla LILT? Con tutto il rispetto, non si tratta di accontentare una bocciofila o collezionisti di francobolli. Mettiamola così: se io fossi (…sindaco, dirigente sanitario, amministratore vario, impresario ecc.), convocherei immediatamente i volontari della LILT per sentire le loro necessità e per ringraziarli di quanto ogni giorno fanno. A quel punto i volontari LILT chiederebbero la loro “luna nel pozzo”: un paio di locali per le visite, con annessi servizi igienici e la possibilità di poter trasferire l’attuale utenza telefonica dell’ambulatorio di Nardò. Non altro, potendo anche “pretendere” qualche apparecchio diagnostico come pure avviene altrove. Il cronista incontra difficoltà persino a registrare una così naturale richiesta. Sta di fatto che sino ad oggi questa “cosa” possibile non è stata ottenuta. Quelli della LILT hanno anche pensato alla Chiesa, nella veste della Curia. Chissà se non succede quello che dovrebbe succedere. E la cosa vale anche per ciascuno di noi, per un ente, un industriale, un benestante o, alla fine, una persona di buon cuore che ha la possibilità e che nella fattispecie accoglierebbe il detto evangelico (Luca) quando Gesù, assediato da domande provenienti da più parti e su svariati argomenti, rispose alla folla che lo interrogava: “Che cosa dobbiamo fare?” Rispondeva: “chi ha due tuniche ne dia una a chi non ne ha e chi ha da mangiare faccia altrettanto”.
Orsù, dunque, e diamoci da fare ricordando la massima che “donare è amare”. Come fare? Per aiutare la LILT mettiamoci in contatto con la responsabile della sezione di Nardò
Signora Silvana Maiorano cell. 328-8850708















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