LECCE (Comune) e LECCE (Provincia): umore nero seppia. E ci sono i voti per tutti.
Con l’anno nuovo, tra Lecce (Comune) e Lecce (Provincia) si scoprono crepe profonde. E’ il caso del sindaco Paolo Perrone (voto 3) che non dice la verità e riduce a farsa e pastetta la pur bella competizione per diventare Capitale Europea della Cultura 2019. Ha vinto meritatamente Matera ma non è vero (anzi è falso) che Lecce si sia classificata seconda, prendendo tre voti, come ha sempre detto Perrone, pavoneggiandosi. E ora aggiunge che lo hanno mal informato. In tanti scoprono che bluffa e ne chiedono persino le dimissioni. La dichiarazione di questi giorni del Ministero che non assegna alcun voto a Lecce (la città, però, merita voto 7) ristabilisce le distanze da tanta vanagloria, suscitando persino lo sberleffo del sindaco di Ravenna Alberto Cassani (davvero arrabbiato, voto 7), città seconda classificata e inizialmente messa all’angolo (da Perrone).
Quasi contagiati da un’epidemia, la Provincia di Lecce ha cominciato a fare i conti con la folle riforma Del Rio (voto 3). Senza risorse e senza competenze, il presidente Gabellone (previdente, ma in ritardo, voto 5) grida a destra e manca la sua disperazione. E’ difficile che venga ascoltato. E’ lui, invece, che ascolta il suo ragioniere capo (voto di stima, 6) che gli dice che non c’è un euro in cassa. Resta qualcosa (altrimenti dovrebbero chiudere tutto a chiave): i soldi per i mutui e gli stipendi dei dipendenti, molti dei quali dovranno presto cercarsi una diversa sistemazione. E l’assoluta mancanza di soldi fa stare al freddo migliaia di studenti (stoici, voto 9).
I ragazzi dell’alberghiero di Santa Cesarea si portano coperte di lana in classe e quelli di Casarano preferiscono indossare i cappotti da quando c’è stato un guasto alla caldaia che ovviamente non poteva essere riparata. Un’intera provincia al freddo, poiché gli istituti scolastici interessati sono centinaia. Sapete quali sono state le stupefacenti e impegnative dichiarazioni dei vari dirigenti scolastici e di qualche politico (a tutti voto 3) che si allena in vista delle Regionali? Che gli studenti hanno sacrosante ragioni per protestare! Beati loro, non ci vuole molto a capirlo. Spicca, poi, nella vicenda, il silenzio del Prefetto Giuliana Perrotta (voto 4) che poteva chiedere al suo governo di sforare il patto di stabilità e comprare un po’ di gasolio, alimentando comunque la convinzione della, diciamo così, non indispensabilità o irrilevanza di tale figura istituzionale. Per la cronaca, se ne parla dal secondo dopoguerra.
Se mancano i soldi per il riscaldamento, credete che potessero trovarli per la Stagione Lirica di quest’anno? Davvero, un’importante istituzione e vanto per Lecce, ininterrottamente da mezzo secolo a questa parte e che ha sempre visto la partecipazione di artisti italiani e stranieri di assoluto valore. Infatti non se ne farà nulla, buttando sul lastrico l’Orchestra Ico (ma come mai le altre Ico pugliesi sono riuscite a salvarsi?) con i suoi oltre settanta professori d’orchestra e altre maestranze (per la pazienza avuta, voto 8). Le accuse non mancano, soprattutto per l’inerzia della stessa Provincia (voto 4) di fronte alla riforma Del Rio. Mesi di stucchevole dibattito hanno prodotto la decisione di chiedere aiuto in giro. Proprio così, un conto corrente sperando in qualche versamento.
Siamo di fronte a una vera deriva dal punto di vista funzionale, dove la cultura è considerata un optional, confermando il giudizio negativo che ci portiamo addosso con l’ultima rilevazione ISTAT che registra un preoccupante arretramento della provincia di Lecce su tanti fronti. Da quello produttivo, ai servizi, dalle infrastrutture all’occupazione. Escluso il comparto turismo, dove comunque, sarà bene sempre rimboccarsi le maniche ed evitare di autoincensarsi troppo (...il più bel mare del mondo, la migliore cucina del mondo e statistiche un po’ gonfiate, vero Puglia Promozione?). Insomma, il barometro segna umore nero seppia, facendo intuire che a breve la tendenza non potrà invertirsi e ponendo all’attenzione il problema della rappresentanza. Ma tutto, davvero, è in standby, con il naso all’insù, e non si sa cosa fare, forse in attesa di scosse politiche (regionali, nazionali) che possano diradare la fitta coltre di nebbia.
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