LA CAVERNA - Titolo: "Nardò, 2015: i cittadini denunciano!" Ma rigorosamente nel più completo anonimato.
MAI CITTADINI DIMEZZATI!
(...nati non foste a viver come bruti ma a seguir virtute e conoscenza)
E’ la terza volta che mi succede e in un tempo ravvicinato, per non dovermene interessare. E’ esagerato chiamarlo allarme sociale? E se no, trovate voi un altro termine, ma la sostanza non cambierà. Il postulato: il cronista che viene chiamato a intervenire (Scrivi!,Scrivi!) su una vicenda, un problema incancrenitosi e, prima ancora di illustrarlo, il“sollecitatore” che si preoccupa del fatto che in quell’articolo, che LUI immagina risolverà il suo problema e darà scacco a quanti l’hanno volutamente rimosso, LUI non dovrà comparire. Ovviamente né nome e cognome e neanche una qualsiasi indicazione del mestiere che esercita e finanche della strada dove abita.
Guai, poi, se si indica il numero civico o si dice che fa angolo con due strade e che nei pressi (anzi, accanto!) c’è un’officina. Potrebbe sempre capitare – pensa lo sventurato – che semplici indizi possano ricondurre alla sua persona. Avete capito? Qui non si tratta di cose delicate o pericolose per le quali si potrebbe anche capire (ma, per l’appunto, non si capisce): dover denunciare un fatto grave, dare testimonianza da cittadino di un episodio che ha creato allarme sociale (un furto, un’estorsione; le Forze dell’Ordine si sgolano per dire ai cittadini di fare il loro dovere e collaborare).
Nei casi in questione, si tratta, invece, di strade sconnesse, di acque putride, di verde abbandonato per le quali cose gli “eroi” in questione denunciano la malefatta, ma non vogliono far sapere da chi arriva quella denuncia, nemmeno se derubricata a semplice segnalazione. Lascio immaginare come e cosa ha risposto il cronista a quel cittadino dimezzato.
Volere che il problema venga risolto, senza che LUI ci metta la faccia. Meglio, che nessuno venisse a sapere di questa sua prodezza: lanciare la pietra e nascondere la mano, l’essersi nascosto per vedere l’effetto che fa. Peraltro, paradossale e in controtendenza con la sete di protagonismo in tanti campi. Voler apparire a tutti i costi, anche se oggettivamente si è prossimi all’inconsistenza. In politica, nel sociale, nella vita di tutti i giorni. Un fatto grave, anzi gravissimo. Ma andiamo con qualche esempio specifico.
Un giorno un vecchio amico mi raggiunge al telefono e addirittura “mi convoca” per illustrarmi i problemi dell’area di Vacanze Serene. Sulla sua strada, per giunta bucherellata, traffico caotico e mancanza di sicurezza. I bambini!
C’è bisogno di un sopralluogo, che effettuo, insieme a LUI, arrabbiato come non mai, per avere scritto – dice - una, due volte a Comune, Vigili senza ricevere risposta. Succede. Quello che si vede in quella strada è tutto vero, anzi più serio di quanto LUI stesso segnala. Scrivi! S’impone - creiamo un caso!
Concordo, Prendo contatto con la redazione del giornale. Mi raccomando. Faccio capire che il problema riguarda centinaia di persone (vero e non vero, ma ci sta per la sollecitazione) e che è necessario dare ampio spazio alla sua causa. Accontentato. Non esagero, tre quarti di pagina, corredata di foto che LUI stesso mi ha fornito. Una pagina così bisogna ritagliarla e conservarla oppure conservare il giornale tutto intero. Mi direte: hai fatto soltanto il tuo dovere di cronista.
E’ così, ma cosa subito dopo succede? Bastano poche ore, il tempo che intercorre tra l’articolo inviato e la sua pubblicazione. Nel quale mi sforzo di dire tutto quello di cui Vacanze Serene abbisogna (nel tempo le cose sono soltanto peggiorate), citando, come sempre si fa sul globo terraqueo, a mo’ di rafforzamento dell’articolo, uno o più dei suoi abitanti che vivono quello stato di disagio. Come si dice, in tempo reale LUI mi chiama (riconosco il numero del cellulare) e penso subito che vorrà complimentarsi per l’articolo (un bell’articolo! Tutti i cronisti sono un po’ vanitosi). E, invece, voce alta e improperi. “In nome dell’antica amicizia”- grida - mai avrei dovuto fare il suo nome, perché lavora in banca, “ha una sua dignità”, non può essere così sputtanato. La furia di un insensato. A questo punto, immaginate come e cosa ha risposto quella volta il cronista (cioè, chi scrive).
Un’altra volta (il terzo caso ve lo risparmio), la “convocazione” è all’edicola Antonella.
Riguarda il Canale di “Santu Cosimu”, sempre limaccioso e maleodorante. In più zanzare e topi a volontà. C’è bisogno di intervenire e talvolta lo si fa. Ma non basta. Lascio passare soltanto qualche giorno prima di scrivere, ma l’ALTRO m’insegue, mi sollecita, dice che la cosa è urgente e quindi grave. Per la salute, per i bambini, per le persone anziane. D’accordo. Gli propongo un sopralluogo per capire meglio le cose e a questo punto l’altro LUI mi prende per il braccio. Mi dice di andare avanti, (di scrivere!), ma che LUI non dovrà comparire in quell’articolo. Né nome e cognome. Ci pensate?
Questo marziano non vuole comparire per far sapere che vive giorno e notte con un nugolo di zanzare e che non passa ancora giorno che topi grandi quanto un gatto attraversino il suo cortile. Voglio solo pensare che statisticamente sono stato sfortunato a incontrare quel tipo di persone. A questo punto, immaginate come e cosa ha risposto il cronista a quest’ALTRO sventurato.
LUIGI NANNI















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