MA RISI SBAGLIA UN CALCIO DI RIGORE A PORTA VUOTA
In clima di campionato europeo di calcio, si possono ben associare alcune performance rispetto ad altre per cercare di capire il risultato di Nardò. Ripeto per cercare di capire (due volte).
In una parola (al netto delle enunciazioni), la vittoria di Mellone risulta sorprendente, clamorosa, in una qualche misura, imprevedibile. Ovviamente, l’aver raggiunto il ballottaggio significava già una vittoria di quel movimento. Chi va al ballottaggio spera, poi, sempre di vincere. Avendolo poi realmente conseguita, rimontando oltre dieci punti percentuale, ha dato ragione a chi era convinto di farcela, dopo anni spesi a fare l’opposizione. Il fatto, poi, di aver conquistato Palazzo Personè per una manciata di voti, ha galvanizzato i vincitori, sino all’irrisione dei vinti, lasciando questi ultimi nel rimpianto perenne di non avercela fatta e facendo sorgere più di qualche dubbio sull’impostazione della loro campagna elettorale.
“Sarebbe bastato che… sarebbe bastato che… (all’ennesimo).
Sicchè, credo, la situazione di Nardò meriti un’analisi doppia e tripla, per nulla comparabile con quanto è successo a Gallipoli, Brindisi o altri luoghi dove la fluttuazione dei voti degli schieramenti ha spesso prodotto alternanza al governo della città. Per questa e altre ragioni che andremo a spiegare, non è certo esagerato parlare per Nardò di svolta storica, da consegnare ai campioni delle analisi politiche, il tutto destinato a produzione saggistica. Alla fine, non di una rituale elezione si è trattato, ma di una coperta stesa sul passato. Soltanto il tempo potrà confermare se tutto questo resisterà.
Dal punto di vista (lo chiameremo sentimentale, di pulsazioni) la vittoria di Mellone ha creato una scossa nella città. Una sorta di stordimento in un ambiente neghittoso dal punto di vista politico e tutto sommato senza quella verve che ha sempre contraddistinto tanti altri comuni vicini. Era davvero impensabile che un gruppo di “volenterosi”, per giunta giovani, potessero scalzare un apparato (lo si dice senza denigrazione) consolidatosi su robuste appartenenze politiche di tradizione centrista e di una sinistra non certo da buttare. Non potevano essere i Cinquestelle dell’ultima ora (buono, comunque, il loro risultato) e, soprattutto, la “ciurma” di Mellone, a insidiare l’establishment di Risi. Certo, la loro opposizione nel sociale (e, beninteso, in consiglio) si faceva sentire, ma dato che le elezioni si vincono con i numeri, la distanza da Risi restava pur sempre ragguardevole: 2.200 voti circa. Cosa, poi, è successo? Qui sono in tanti a stilare l’infausta diagnosi. Nell’ordine:
a) l’”abbraccio” con Frasca;
b) l’autorefeRENZIalità
c) la scarsa combattività;
d) la mancanza di chiarezza;
e) crisi del Pd.
Probabilmente c’è (è sicuro che c’è!) un po’ di tutto questo e anche dell’altro a spiegare la cocente sconfitta. Ciascuno di questi argomenti meriterebbe un capitolo.
L’ex sindaco Marcello Risi ha riconosciuto la sconfitta, assumendosene anche la responsabilità, al di là dei propri errori o demeriti. Siamo, però, pur sempre nel recinto dell’eleganza politica, ma è verosimile che nei prossimi giorni si dirà dell’altro. Che, ad esempio, quella vecchia fotografia con Frasca (però, non demonizziamolo!), sapeva appunto di vecchio, di ripescato; che l’”autosufficienza” del Pd era mal riposta, avendo chiuso le porte ad una minoranza interna che di fatto si era allontanata dal partito; che era venuta a mancare l’empatia col suo elettorato, sempre meno giovane. Intendiamoci, poteva essere scritta anche la stessa cosa con Risi vittorioso per una manciata di voti. Sì, poteva, ma il cronista avrebbe ricevuto soltanto pernacchie. Perchè la vittoria è vittoria e la sconfitta è sconfitta, sia pure per pochi voti. Anche per questo– argomentano i vincitori -non sono pochi quelli che si mordono le mani. In una parola, che non riescono a capacitarsi di quello che è accaduto.
Ora sono in tanti a dire la stessa cosa: di aspettare Mellone al varco e vedere se saprà governare. E’ giusto che si dica così ed è anche giusto verificarlo. D’altra parte, per Nardò alle prese con tanti problemi da risolvere (su tutto, ambientali, di lavoro e occupazione e sanitari), non ci vorrà molto a capirlo. Lo capirà l’elettorato che stavolta a Nardò forse si è sentito un po’ più libero di decidere, non rispondendo ai richiami provenienti dalla casa-madre. E che chiede di essere coinvolto, di poter in qualche modo contare. Il vero vulnus di questa democrazia (rappresentativa di diritto e non di fatto), sta quasi sempre nel fatto che l’elettore (meglio, il cittadino) si vede considerato e riverito, non a partita iniziata, ma soltanto nei minuti di recupero (parliamo sempre di calcio).
LUIGI NANNI















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