FREDDO CANE! LA PSICOLOGIA DI MASSA AL TEMPO DELLA NEVE
Può succedere che il freddo e la neve di questi giorni , oltre a procurare disagi di ogni genere, finiscano con l’offuscare la mente di qualcuno.
Senza, forse, rendersene conto.
Seguite quest’altra storia e, con immaginazione, i protagonisti di una domenica fredda come abbiamo avuto modo di appurare. C’è una panetteria aperta. Vicini a mezzogiorno. Chissà se hanno del pane – mi chiedo. In considerazione delle difficili condizioni meteorologiche è certo normale che manchi, argomento subito dopo. Tra l’altro, volendo, ci sono stati i due giorni precedenti per fare rifornimento. Cosa che pure s’è vista in qualche supermercato. In alcuni casi, approvvigionamenti alimentari e provviste esagerati. Da periodo lontano che qualche nostro amico ultraottantenne facilmente può ricordare. Quando pane e farina mancavano per intere settimane!
Ma torniamo alla panetteria. Che è affollata da esattamente dieci persone. Sono in attesa, di qualcosa sicuro. E’ così. Quei clienti sono stati informati che è disponibile del pane fresco. C’è da attendere un po’, ma quei clienti non sono impazienti. La rassicurazione li fortifica. Finalmente arriva la grossa cesta di pane direttamente dal forno. Per quel giorno festivo è tutto – viene detto - altro non ce n’è. Ma – si osserva neutralmente – quello arrivato basta e avanza. Almeno per quelle dieci persone, cui mi ero aggiunto, che si erano assiepate. Basta il colpo d’occhio a quella cesta davvero capiente.
E anche se non si è ritirato il biglietto di prenotazione (e forse non c’era nemmeno, comunque inutile) ciascuno conosce il proprio turno. Spontaneamente si è formata una piccola e regolare fila. Tutti pendono dalle labbra della giovane signora addetta alla vendita per far scattare il loro accaparramento di panini appena cotti. L’addetta pronuncia: primo! Otto! Risponde il primo cliente, sette! prosegue il secondo. Anche a me sette! dice il terzo. Lo stesso! – volendo confermare il quantitativo di quello che lo precedeva. A me sei! detto ben prima che il precedente cliente avesse ricevuto il resto.
C’è da dire che l’addetta, prima di iniziare la vendita, aveva provveduto a confezionare alcune buste, quattro, cinque e forse sei formate dal pane preso dalla cesta e che aveva provveduto a mettere da parte. Di sicuro si trattava di clienti che si erano messi in contatto telefonico e dal negozio avevano poi ricevuto l’informazione del pane che stava per arrivare. Su questo niente di male, avevano semplicemente chiesto che glielo mettessero da parte.
La cesta si svuotava a vista d’occhio. A un rapido calcolo gli ultimi tre della fila (io ero buon ultimo) osservavano sottovoce che forse a loro nulla sarebbe toccato. Anche perché i successivi tre clienti (quasi si fossero messi d’accordo tra loro), non si erano spostati dal numero sei! E’ finito! – ha sentenziato l’addetta dopo nemmeno un paio di minuti (con totale disinvoltura e incapacità del ruolo che rivestiva) tra il mormorìo di delusione di chi nulla aveva ricevuto.
All’apparenza non era successo niente di sconveniente, ma non è così. E’ intervenuta una “voce” che è subito sembrata saggia e ragionevole e all’addetta ha fatto questo semplice ragionamento: “gentile signora, non credo che in questa circostanza si sia ben comportata. Noi tutti stavamo in attesa da tempo ( 15 minuti ndr) e in tutto questo tempo abbiamo anche scherzato. Sulla neve, sul sale gettato sulle strade, su chi di noi ricordava l’ultima nevicata importante (1983 ndr). Insomma, eravamo una famiglia …allargata. Ebbene, col pane che era arrivato, le assicuro, non poco per tutti noi, lei avrebbe dovuto fare questo semplice discorsetto. Evangelico. Ma forse era chiedere troppo.
Soprattutto dopo che il primo cliente le aveva chiesto ben otto pagnotte: “Signori, il pane è tutto qua, vedete di prendere quello che può bastare, insomma, accontentiamo un po’ tutti”. Se vogliamo, un ragionamento elementare, ma anche di buon senso. Cosa che non è stato fatto. C’è da dire, a voler alleggerire la posizione della venditrice, che a nessuno dei clienti “chesieranobenriforniti”, è passato per la testa una simile idea. Vale a dire di accontentarsi del necessario. Perché era evidente che tutto quel pane che veniva comprato andava oltre il reale fabbisogno.
Come si fa a mangiare sette, otto pagnotte in una sola mezza giornata, visto che bastava aspettare l’alba del giorno dopo per rifornirsi un po’ dappertutto e averlo anche più fresco. La neve!, La paura di non farcela, la paura delle strade, di una carestia prossima a venire. E, vi assicuro, qualche discorso qua e là ci andava vicino.
La piccola storia è tutta qui ma, credo, illuminante. Foriera di comportamenti innaturali in presenza di situazioni non dico eccezionali, ma semplicemente difficili. In un qualsiasi campo della nostra vita. Quando davvero bisognerebbe avere uno sguardo più lungo e pensare davvero a chi non ha le stesse nostre opportunità, anzi a tutto quello che in sovrappiù abbiamo! Parlo di Nardò, per restringere l’ambito geografico.
Lo si è visto con persone che, non avendo risorse, raccattavano qualche legno in campagna, con chi si è riscaldato con quello che si poteva o senza niente, non avendo riscaldamento in casa e nemmeno un camino. Forse soltanto una stufa elettrica, ma con l’energia che costa maledettamente cara. I racconti. Con i tanti anziani e malati che più di altri subiscono le difficile condizioni del tempo. E non soltanto metrologico. Discorsi in libertà? Sì, in libertà di pensiero.
Si tratta, pertanto di voler vedere e…ascoltare, per non dover poi imparare a memoria il sublime racconto di Franz Kafka “Il cavaliere del secchio”: “Signora carbonaia, soltanto una palata di carbone; qui direttamente nel secchio; me lo porto a casa da me , una palata del peggiore. S’intende che lo pago per buono, ma non subito, non subito …”Che cosa vuole dunque?” – chiede il carbonaio.
“Niente”, risponde la moglie, “non c’è niente, non vedo nulla, non sento nulla; suonano le sei e noi chiudiamo. C’è un freddo terribile; domani avremo probabilmente ancora molto da fare”. Ella non vede e non sente niente; tuttavia si slega il grembiule e con esso cerca di cacciarmi via. Purtroppo ci riesce: Il mio secchio ha tutti i pregi d’una buona cavalcatura, ma non ha alcuna forza di resistenza; è troppo leggero, un grembiule femminile gli fa alzare le gambe. “Perfida” grido … ti ho chiesto una palata del più scadente e tu non me l’hai data”. Così dicendo salgo nelle regioni delle Montagne del ghiaccio e mi sperdo per non più ritornare.
LUIGI NANNI















Oggi a oltre ottant’anni da quei giorni, la giornata del 25 Aprile, ci parla con una forza rinnovata e urgente in un triste momento storico segnato da grandi trasformazioni, da nuove inquietudini e in mezzo...
La “Tumenica ti Pasca“(la Domenica di Pasqua) è il fulcro dell'Anno Liturgico e il culmine della Settimana Santa.
Anticamente, a Nardò, a mezzogiorno del Sabato Santo si scioglievano le campane che erano state “ttaccate” (legate, silenti) durante la celebrazione della “Coena...
Si è disputata al Palaflorio di Bari la fase regionale del Trofeo Scacchi Scuola (TSS).
NARDO' - Ci sono luoghi che si visitano. E poi ci sono luoghi che si scelgono.
NARDO' - "Buongiorno, vi mando queste foto di via Fregene di Sant'Isidoro. Ricordate voi agli amministratori della città che proprietari pagano tutte le tasse del mondo, come Imu, tari, acqua, luce...
NARDO' - Il concerto è un viaggio in tre tappe attraverso i modi in cui la musica abita il tempo: come Memoria, come Segno puro e come racconto condiviso.
NARDO' - Congresso del Circolo neritino di Sinistra Italiana: eletta la nuova segreteria e rilanciata l’azione politica sul territorio.