SARPAREA (Resort) e PORTOSELVAGGIO (Parcheggi)
TUTTI FANNO AFFARI, FUORCHE’ NOI (Bene Comune)
Nardò in fermento. E mai come nell’ultimo periodo. Però, attenzione, non vorremmo, come pure si prospetta, che le stesse azioni di lotta, quando non si porta a casa il risultato, inducano a una sorta di frustrazione, poi difficile da guarire. Persino con i farmaci. Esempi ne avremmo da fare più di uno e certo clamoroso a suo tempo è stato quello riguardante la cancellazione dell’ospedale “San Giuseppe-Sambiasi”, quando non sono bastate manifestazioni con migliaia di cittadini, sit-in maestosi, amministratori che volevano incatenarsi ai cancelli del nosocomio e l’intervento dello stesso vescovo Domenico Caliandro a far recedere dalla decisione presa.
Sappiamo, poi, com’è andata. Male, anzi malissimo con tutte le difficoltà del comparto-salute oggi venute al pettine e andate a regime (per ultimo, soppressione del laboratorio analisi) per una buona parte di popolazione. E’ evidente che, per tanti altri, certi problemi non vengono nemmeno posti.
Necessario questo lungo incipit per (estensione di significato) voler introdurre la “questione Sarparea”, vale a dire il resort che, inglesi intenzionati a investire nel Salento, vorrebbero realizzare. Amore per i luoghi o albionico business? Può essere l’uno e l’altro. Entrambi, legittimi. In ogni caso, si tratta dell’argomento di cui più si parla (persino più del “Tubo”).
Nell’ordine: anticipazioni di stampa, incontri tecnici, presentazione del progetto (si dice ridotto rispetto al precedente) servizi televisivi, dichiarazioni da ambienti regionali e amministratori di Nardò, guerra di manifesti, annuncio di costituzione di comitato anti-Sarparea di decine di sigle. Eppoi, a voler storicizzare, PRG degli anni ’70 e comunque affare già fatto (nel senso di stipula della cessione dell’area) tra famiglia Giulio e investitori inglesi. Ancora: una storia anche di ulivi monumentali censiti e di rassicurazioni da parte dei compratori che nemmeno uno sarà toccato e da chi giura che il nuovo progetto è ridimensionato rispetto al passato (ma si tratta pur sempre di diverse decine di ettari!).
Un ginepraio “situazionista” rispetto al quale l’essere esperti è appena sufficiente.
Ora, la prima domanda è: Sarparea si deve fare o non si deve fare, è cosa buona o cosa cattiva?
La seconda domanda: conterà la “mia” (del cittadino) opinione, potrò essere influente in un senso o nell’altro?
Credo che siano anche queste richieste legittime, anche perché come nei casi più classici, non si sa molto sulla questione, a cominciare dal fatto elementare che sono anche in pochi nella stessa Nardò a sapere dove la contrada Sarparea è situata, e ancor meno ad avervi messo piede sia pure per una sola volta. Ovviamente, niente di male, ma solo per dire che per parlarne (a cominciare dal progetto) dovremmo sapere di più. Molto di più.
E allora (è un’idea-proposta): il “plastico” del progetto dovrebbe essere stampato in migliaia di copie e consegnato ai cittadini di Nardò (e non soltanto; ciascun cittadino “del mondo” potrebbe essere giustamente interessato). Non farei mancare una gigantografia, da vedere… a distanza. Il tutto corredato con qualche incontro non solo meramente tecnico (non volendo affogare nel mare magnum dei “distinguo” e delle carte, anche bollate), riuscendo la comunità ad essere degnamente rappresentata e resa decisiva. E, invece, tutto ciò non succede, né forse succederà, se presumibilmente le idee non sono ancora chiare e persino l’attuale amministrazione con in testa il sindaco Mellone pensa di prendere tempo sulla decisione e l’invito dell’ex sindaco Risi ad essere prudenti. Tutte cose che, in un caso o nell’altro comportano assunzione di responsabilità e anche l’indicazione di una precisa rotta per il turismo degli anni a venire.
A qualcuno è venuto in mente di indire un referendum cittadino, vincolante rispetto alla realizzazione del resort. Possibile? Forse sì, forse no, forse ininfluente (quando si dice che “ i giochi sono fatti” o se vi piace un altro modo di dire,“il dado è tratto” (traducendo: i soldi sono già stati cacciati dagli inglesi (investitori), i soldi sono stati presi dagli italiani (il proprietario del suolo), la Regione ha detto sì al “progetto modificato” e, pertanto, … abbiano inizio i lavori!). E gli oppositori… a mangiarsi il fegato.
E’ soltanto un’idea (il referendum). Piccolo e limitato sì, anche se rischieremmo di farci male, come è stato per quello renziano. Con una differenza: quantomeno là s’è capito chi ha vinto (un po’ tutti noi) e chi ha perso (Renzi, pesantemente), qui invece si rischierebbe solo di perdere tempo, carta e penna e, per giunta, non aver avuto nessuna soddisfazione.
Questa storia, però, (altra analogia), ne ricorda un’altra. In breve, parliamo ancora di Portoselvaggio.
Possibile che non si riesca a far entrare un euro nelle casse pubbliche, mentre a guadagnare ci pensano i privati? E’ già successo e parlo della sola questione dei parcheggi. Mettiamola così (tanto, cari lettori, ne siete a conoscenza): disordine e pericolo imperante nella stagione estiva soprattutto per il parcheggio selvaggio e conseguente salasso per i tanti automobilisti indisciplinati e relative multe (per questo, davvero, l’introito comunale è ragguardevole!). Ma c’è anche chi ha pensato di realizzare in area-Parco il “suo” parcheggio privato a pagamento di fronte alla Villa Tafuri (lo si spiega lapalissianamente: un privato ha realizzato un parcheggio nell’area verde di Portoselvaggio, fatto di terra battuta e “cuezzi” e che, a pagamento, mette a disposizione degli automobilisti). E’ evidente che si tratta di un parcheggio autorizzato.
E allora? E’ ben strano che l’amministrazione non realizzi il “suo” parcheggio. Con la richiesta di una somma certo bassa e forfettaria, ugualmente remunerativa per la casse pubbliche. Anche e soprattutto per la necessità di regolamentare l’area, interessata da un pericoloso e crescente abusivismo. Crediamo con un impegno di spesa limitato e convincendo anche la Regione a cacciare i soldi (sempre la Regione; leggi alla voce “ostile”). Lo abbiamo detto anche alle amministrazioni passate, senza alcun risultato. Altra frustrazione. Ma oggi è urgente e necessario e la proposta parte dagli stessi frequentatori dell’area. A parte gli abituali turisti, sono poi tanti quelli che per il bagno di una sola giornata, partono dalle province di Bari, Brindisi e Taranto. Perché il posto è semplicemente bello. Cosa che ci dovrebbe tutti inorgoglire per la scelta fatta. Ma vediamo di saperli accogliere!
Per il parcheggio non manca qualche area adatta allo scopo, tenendo comunque sempre conto dell’impatto ambientale. Area informale, da destinare a parcheggio quando serve e area multi-funzionale (area pic-nic o piccola attività sportiva) quando non si presenta una stretta necessità.
Con questo si raggiungerebbero scopi importanti: primo, rendere più sicura l’area (sempre più presa di mira da malintenzionati); più sicura anche per l’intenso traffico e per conseguenza dotarla di un servizio (per l’appunto, il parcheggio!) vitale per un’area così frequentata; creazione di alcuni posti di lavoro, sia pure stagionali. Non sarebbero, comunque, pochissimi, tenendo conto della turnazione. Una cosa da fare il più presto possibile, se vogliamo ben prepararci per la prossima stagione turistica.
LUIGI NANNI















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