NARDO' - Gli obblighi dei cittadini, ma anche i doveri della pubblica amministrazione.
Da inizio d’anno due divani, l’uno color arancio, tinta unita e l’altro marrò scuro, con motivi geometrici, simbolo di una comunità “seduta”, fanno brutta mostra di sé in due diverse parti della città. Per la precisione, rispettivamente, nell’area del “mercato del venerdì” (diciamolo, mai in gran spolvero) e a pochi metri dall’Enel. Rifiuti abbandonati (ovvio, insieme ad altro genere) forse nottetempo, al chiaro di luna, oppure (perché sottovalutare?), in pieno giorno, coscienti di compiere un atto vietato, ma anche sufficientemente tranquilli, sapendo di poterla fare franca. Per chiudere la faccenda, a questi due figuri bisognerebbe ricordare che esiste un servizio gratuito di raccolta di oggetti ingombranti; basta chiamare l’azienda Bianco e fissare l’appuntamento. E’ un servizio che funziona da sempre.
E allora, punto e daccapo e passi avanti che se ne fanno pochi davvero. Come per la scoperta di questi giorni di una discarica a cielo aperto nell’area Castelli Arene, dove si scaricava di tutto. Questo accade a Nardò, ma la provincia non se la passa meglio. Per correggersi ci sarà sempre bisogno della strigliata, della educata comunicazione (in città il manifesto sugli obblighi dei proprietari di cani!), ma in una comunità bisogna crescere tranquilli e non correre a conquistarsi postazioni da guardie e ladri.
E’ chiaro che i tempi mutano, però sino a un certo punto. Semmai cambia la comunicazione e come noi la intendiamo. Già nei primi decenni del secolo scorso a Nardò c’era “l’andisciatore”, vale a dire il banditore, che veniva mandato in giro a informare un qualcosa deciso dal governo locale. Per capire e avere un’idea, è come avviene per la macchina di Cazzante che gira per Nardò a comunicare l’ora della processione della Madonna (non quella del papà di Renzi) o l’interruzione dell’erogazione idrica. Oggi si usa l’altoparlante che allora forse non c’era. Ebbene, quelle volte, per mettere sull’avviso quanti si intrattenevano in Piazza Salandra, tra una cantina e l’altra e poi, adusi a orinare ai vari angoli della piazza, con conseguenze immaginabili, l’”andisciatore” richiamava la folla battendo ritmicamente il tamburo al grido: “sintìti, sintìti” per poi, radunatala, lanciare l’avvertimento: “cinca piscia sotta ‘lla culonna, paia la murta e carciratu vae”. Ripetuto più volte. Insomma, una cattiva abitudine, e pene da comminare senza neppure attenuanti (pensate, addirittura il carcere!) Ma di bagni pubblici allora nemmeno a parlare e di essi si sarebbe detto soltanto nei decenni a seguire.
Ho raccontato questi episodi anche per essercene più volte interessati alla materia, volendo questa volta segnalare la clamorosa situazione dell’area del passaggio a livello per Galatone dove, considerato l’inizio dei lavori del cavalcavia di questi giorni e annunciati da almeno cinquant’anni, si dovrebbero sgombrare cumuli di rifiuti, anche speciali. Siamo in un’area di “confine”. Nardò potrebbe chiedere aiuto a Galatone o quest’ultima a Nardò o ancora questi due comuni decidersi a collaborare e ripulire quell’area malsana. Cosa che non succede, con quei rifiuti che stanno là da anni, senza che nulla sia mai successo. Eppure l’area sarà stata attraversata più volte da vigili urbani, autorità di varia appartenenza. Potevano segnalare ( e forse non è nemmeno successo) la presenza di tanti cascami merceologici e di attività lavorative: per l’edilizia, mattoni e conci, tegole e cartongesso, secchi di vernice, pomelli e vasche, porte e finestre, vetro e ferro, eternit non in modica quantità, vasche e water, calcestruzzo a blocchi; per l”abbigliamento, giacche e giacconi, pantaloni e camicie, l“intimo” per la famiglia, “prodotti per la casa” e per la “persona”; eppoi, “tutto per l’auto”: vetri e gomme, tappeti e ricambi. Ma, è evidente, c’è molto altro da collezionare.
Ma perché la necessità di richiamare queste situazioni? Proprio per il ragionamento che intendevamo imbastire. Da una parte i tanti che si abbandonano a comportamenti censurabili, dall’altra (per capirci, chi governa) un tenere gli occhi chiusi e non intervenire, nemmeno a posteriori. E, diciamolo chiaramente, non è che si disconosca il problema. Pari e patta? Nemmeno per sogno! In questi casi siamo al ribasso del rapporto democratico, con …sconto anche maggiore rispetto a quello iperbolico di PoltroneSofà.
Volete un altro esempio? Riguarda (a dire il vero, da trent’anni!), tanto per intenderci, l’ex area del Mercato del Venerdì detta anche Rione Stanzie o Villaggio Residenziale. Ebbene, l’abbandono è evidente, nel tempo quasi un marchio di fabbrica. Anche in questo caso non si sa a che santo votarsi. Verde (anche di pregio) abbandonato, non una potatura, non un nuovo reimpianto ( in passato fu anche annunciato: un albero per ogni nuovo nato!).
Ancora, erba spontanea ad altezza…d’uomo e trekking col cane affiancato, marciapiedi divelti e fuori dal loro alloggiamento. Non diremo mai che il quartiere è sul piede di guerra (anche perché si tratta di un’area con tanti “anzianotti”), ma è pur vero che la gente che vi abita sta perdendo la pazienza. Ammesso che qualcuno si preoccupi di questo. In passato, alcuni di questi problemi, ripetutamente, furono rappresentati all’assessore “al ramo”. Che vi restò sospeso. Evidentemente, indeciso sul da farsi.
LUIGI NANNI















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