“QUESTA O QUELLA PER ME PARI SONO” (dal Rigoletto)
L’assessore Maria Grazia Sodero, prima dentro, poi fuori!
L’errore di “Pippi”. Contraccolpo sulla sua Giunta?
Stavolta Pippi l’ha sbagliata e, all’apparenza, clamorosamente. Si fa fatica (lo diciamo da cronisti, in modo asettico) a credere come Pippi abbia potuto convincere, come poi ha fatto, il suo assessore Maria Grazia Sodero a sacrificarsi per la causa. Quale, poi? Quella di far sbarcare Salvini a Nardò?
E’ poi successo l’impensabile, con l’assessore depennata a forza, con i manifesti già affissi, e successiva lettera di rinuncia vergata di proprio pugno dalla “candidata”. Di una cosa si è certi: che questa vicenda l’abbia scossa e procurato notti agitate, scoprendo poi di essere stata catapultata in una situazione davvero singolare.
Salvini a Nardò! Non ci ha mai creduto nessuno e sempre nessuno ha mai pensato che Salvini potesse essere così accreditato, nel senso della risposta politica, alle necessità incombenti. Ammenochè la sua parte, che ovviamente resta in campo, non stupisca tutti (non sappiamo cosa bolle in pentola) e ci sorprenda con una performance elettorale che allo stato di cose appare poco probabile. A quel punto è successo che gli anti-melloniani si siano galvanizzati.
Non succede tutti i giorni di ricevere un bell’assist dall’avversario politico. Un passaggio involontario di palla. In questo periodo di vacche magre, per chi vuole fare breccia nell’elettorato, un vero toccasana. Sicchè, di qui sino al 4 marzo è presumibile che questo sia l’argomento da dibattere, augurandosi pure che dopo lo stupore per quello che viene considerato un autogol, si possa contare da parte di tutti su chiare indicazioni politiche e programmatiche.
Per chi è davvero appassionato di tante schermaglie (accanto ai tanti che sono disinteressati e tant’altri che non andranno nemmeno a votare), il passo falso di Mellone, il non essere riuscito in tempo a far maturare una sua indicazione, potrebbe aver procurato disagio all’interno della coalizione se (come appare) consiglieri e assessori, presi uno ad uno, si starebbero defilando e schierando su diverse opzioni elettorali. E’ chiaro, se c’è del vero, che annacqueranno la loro posizione, non metteranno i manifesti (mai dire mai) per invogliare gli elettori a seguirli. Il problema è che sono fin troppe le rotte indicate e c’è il rischio che ci si confonda a seguirle. Il dopo-elezioni meglio dirà se sono rimaste scorie nell’ingranaggio.
Tutto l’arco verrebbe rappresentato: Natalizio e Maccagnano (verso Emiliano), De Mitri (Casapound), Dell’Angelo Custode sempre in rampa di lancio, Capoti, Manca e Presta verso Congedo di Fratelli d’Italia. Fosse quest’ultimo eletto, lascerebbe a Frasca, primo dei non eletti, il suo posto in consiglio regionale. Bel colpo. Si ragiona su questo. E la povera Lega resterà orfana? Tutto un... Andare Oltre, dispiegato da destra a sinistra, da su (sempre la Lega) in giù (riempite voi la casella). Per confermare il sostegno a nomi inseriti nel nostro collegio. Non hanno ancora fatto in tempo a dirci cosa andrebbero a fare tra Camera e Senato.
Con le liste ormai completate ora scatta l’accaparramento del voto. Ma il clima non è davvero propizio all’ascolto e a convincere quanti sono intenzionati a recarsi alle urne. Lo si dice per l’ultima volta: siamo in presenza di un’altra brutta legge elettorale (ancora una volta si chiama in causa la Corte Costituzionale per i non pochi profili di illegittimità) che con queste elezioni deciderà poco o nulla (ma assicurati i seggi ai capipartito) e dove i partiti (almeno per il momento) sanno di dover giocare il secondo tempo.
E, infatti, non c’è scontro apprezzabile, né al primo né all’ultimo sangue e le voci sono un po’ ovattate (niente di paragonabile rispetto al passato), sapendo di doversi rincontrare. Una proposta di qua e una proposta di là, tutti legittimati e tutti preparati per il dopo. Una sorta di messianismo che non avevamo ancora conosciuto. Volendo prendere a prestito alcuni termini sportivi, potremmo dire che con ogni probabilità bisognerà ancora giocare (il secondo tempo, dal calcio) e che il “no contest” (dalla boxe, con l’intervento dell’arbitro che si accorge dello scontro finto)) fa capire che le forze politiche fanno “ammuina” e anche in questo caso occorrerà una seconda (basterà?) disputa.
Ma c’è un particolare. Come si dice, non conviene “fare i conti senza l’oste”, sapendo che certi eventi si possono disputare anche senza pubblico (leggi: elettori) a causa di provvedimento disciplinare precedentemente assunto (ma, in questo caso, perché non si va a votare). Che gusto avranno dunque i contendenti a giocare questa partita? Certo, un ragionamento estremo (che è anche quello di un’opera di Josè Saramago). Un sillogismo che ci avvicina alla pericolosa sensazione di essere in presenza di quella che è stata definita una “democrazia disabitata”. Ovvero, una “democrazia” per pochi (eletti).
LUIGI NANNI















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