Giù le mani dai migranti di NOVOLI!
Volantinaggio “leghista” rozzo e violento
Ferita una comunità operosa, modello di accoglienza per migranti, richiedenti asilo e rifugiati
Sarà stato il clima elettorale, il desiderio di arroventarlo, cercando anche di raccattare qualche voto utile alla “causa”, la volontà di agitare pulsioni inconfessabili, di uscire allo scoperto, se un manipolo di attivisti (ignoti) ha pensato bene di infangare una comunità, quella di Novoli, distintasi per generosità e valore, per aver dato accoglienza ad alcune decine di migranti attraverso il progetto SPRAR (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati), creato dal Ministero degli Interni, a cui il Comune di Novoli ha aderito per il triennio 2017-2019.
Sin qui la notizia. Non certo di poco conto, se pensiamo che Novoli (cosa che riguarda anche altri comuni della stessa provincia di Lecce) si è cimentata nel varo di un progetto di integrazione, ben avviato e gradualmente realizzato con l’impegno e la passione di tanti operatori. Non è certo inutile sapere cosa fa uno SPRAR: riguarda migranti, in gran numero giovani, che si cerca di reinserire nel tessuto sociale con un progetto che riguarda, tra l’altro, la mediazione linguistica e interculturale, l’orientamento ai servizi del territorio, l’orientamento e accompagnamento all’inserimento lavorativo e sociale.
Tutto ciò non deve aver interessato i propagandisti della sedicente “Lega per Novoli”, ignari di tutto o semplicemente spaventati dal vedere qualche faccia nera in giro per la città. Hanno “giurato” di averne contate oltre 600 aggirarsi nella città di Sant’Antonio Abate, delle quali - precisano - soltanto un terzo censite. Debbono aver considerato anche le loro ombre e averle moltiplicate per dieci. Non volendosi soffermare su questo cifra volutamente esagerata, sono poi passati a valutare il “loro” stato di salute. “Un vero pericolo” – hanno chiosato. “Vivono in condizioni igienico-sanitarie da costituire grave pericolo per la salute dei cittadini”. Insomma, degli untori da tenere alla larga. A proposito, ci debbo pensare! Sono stato un paio di volte a Novoli, in occasione di una loro festa e ricordo di … avere stretto alcune mani.
A questi personaggi nemmeno gli si può dire di andare a Novoli e verificare di persona (è evidente che sono del luogo) che i migranti, molti dei quali ben acculturati nei loro Paesi d’origine, vivono una situazione complicata, si danno da fare, alcuni hanno trovato lavoro. Puntano sulla nostra accoglienza e, per quanto possibile, sul nostro aiuto.
Si è trattato di un rozzo tentativo di disinformazione, l’argomento-top col quale hanno scandito queste elezioni. Bisognerebbe anche dire agli “invasi” di Novoli che quel gesto non ha precedenti nel Salento (fermiamoci al nostro territorio). Non un solo caso di intolleranza mai si è registrato. Si può dire, un vanto da mostrare. Senza dire di Lecce, il capoluogo, che sin dall’inizio si è sempre distinta per una particolare capacità e cura nell’accoglienza di migranti, cui hanno contribuito autorità civili e religiose e, non da ultimo, le tante associazioni di volontariato. E’ la storia di questo fenomeno. Volendo anche ricordargli che con quell’azione, indubbiamente rozza e violenta, hanno infangato un’attestazione di cui andar fieri e che proprio Lecce ha conseguito: quello di essere stata la prima città in Italia (in Italia!) a istituire nelle amministrazioni comunali il cosiddetto “consigliere aggiuntivo”. Si tratta di un consigliere che viene eletto all’interno delle varie comunità di migranti proprio allo scopo di rappresentarle nel processo decisionale dell’Amministrazione eletta. Per dare un’idea dell’importanza dell’iniziativa, dopo Lecce, subito dopo fu il comune di Roma a volerla mutuare.
Lo sapevano questi emuli salviniani dello slogan:“prima gli italiani”? Crediamo di no. Intenti, invece, a lanciare fendenti a casaccio, anche verso la stessa amministrazione condotta dal sindaco Gianmaria Greco, forzista e alla testa di una Giunta di centrodestra (mera annotazione), che fa la sua parte e che si vorrebbe maggiormente impegnata. Timida e mai chiaramente distintasi- viene detto - nel favorire un modello di integrazione che potrebbe essere d’esempio per l’intero territorio italiano. A dimostrazione del fatto che il percorso resta certamente lungo e senza comunque voler nascondere problemi che sono insiti in così importante operazione. Quando si tratta di avviare progetti e portarli a compimento. Lo sappiamo, un lavoro mai facile. Ma il razzismo è altra cosa: chiusura cieca e ignoranza codificata. Da combattere a viso aperto.
LUIGI NANNI















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