SINDACO PESANTEMENTE MINACCIATO. L’INDIGNAZIONE DA SOLA NON BASTA!
Il grave episodio a Lecce. E con la Puglia in testa per questo odioso crimine
Non è il caso di girare al largo. A Lecce l’ennesima conferma di un primato di cui si vorrebbe fare volentieri a meno. Quello della deriva criminale che sta riguardando soprattutto i sindaci pugliesi variamente minacciati, pesantemente ostacolati nel loro lavoro. Inciso da brivido: il sindaco Carlo Salvemini minacciato di morte per voler dare seguito alla delibera che sposta il mercato degli ambulanti di Piazza Libertini.
Qualcosa di sicuro è successo se questa figura istituzionale, un tempo nemmeno tanto lontano, era stata ben salutata, tanto da magnificarla con l’appellativo: “la stagione dei sindaci”. Ovvio, allora tutto in positivo. Purtroppo è acqua passata; si vede a occhio nudo che questo ruolo ha perso smalto, forse sovraccaricato di compiti, non aiutato. In ogni caso, le cose sono cambiate, soprattutto sul versante della capacità di contrastare un vero assalto a questa istituzione (vedremo da parte di chi). Se poi scaviamo appena un po’, la spiegazione può essere cercata nella debolezza dell’azione politica, della politica amministrativa tout-court, nella politica del ricatto nella quale non di rado il sindaco (ma, diciamo, un qualsiasi amministratore), di fronte alle minacce ricevute, spesso e volentieri viene lasciato solo. Non basta la generica solidarietà, né aiuta la timidezza di una giustizia che non funziona.
A Lecce, a Lecce! Oggi qui si deve focalizzare l’attenzione, poiché la cronaca di questi giorni è fortemente sintomatica di un disagio sociale cui molti apparati a vario titolo sono coinvolti. C’è tempo per approfondire, ma il caso di Lecce desta indignazione e ribrezzo.
In breve: gli ultimi due sindaci di Lecce con le loro giunte sono riusciti a mettere mano a progetti che hanno visto pressoché completato il restauro del Castello Carlo V e conseguente valorizzazione delle aree adiacenti, compresa Piazza Libertini, sede storica del mercato cittadino racchiuso nell’imponente tettoia liberty, poi rimossa in quanto fatiscente. Tutto ciò sino agli anni ’70 quando l’area fu lasciata al mercato di ambulanti in una situazione sempre ritenuta precaria e provvisoria.
Ma cosa è passato per la testa di ben due giunte e, stando al’attualità, a tre sindaci, compreso Salvemini)? Quello di voler dare finalmente decoro a un’area di gran pregio architettonico-monumentale prevedendo, per l’appunto, lo spostamento degli ambulanti al mercato di Settelacquare (realizzato nel 2012, costato 1,5 milioni di euro per una cinquantina di box da destinare, tra l’altro, anche agli ambulanti di Piazza Libertini). “Non s’ha da fare!” – hanno subito risposto, e subito dopo minacciato – Anche se, di fronte ai quattro box incendiati in questi giorni a Settelacquare, hanno declinato ogni responsabilità, dicendo di stimare il sindaco(!), che il sindaco è un galantuomo, che loro quelle cose non le fanno, che, ove scoperti, denunceranno i responsabili, che prendono le distanze da questo brutto episodio. “Epperò si sappia – hanno ammonito” – da lì (Piazza Libertini), mai e poi mai ce ne andremo! Si direbbe, “collaborativi”.
E come certo avverrà in questo complicato Paese, per ogni cosa sono già pronte carte bollate e ricorsi a catena: al Tar e più avanti al Consiglio di Stato, se le cose andranno male. Ben informati. Ma nemmeno a quel punto si fermeranno – hanno voluto precisare; le parole come vere minacce - Hanno capito di potercela fare, che la loro pressione potrà andare a buon fine. E non mancano – ovvio, dal loro punto di vista – le buone carte da giocare. Forse la promessa di voti al miglior offerente, “a chi risolverà la loro questione”. Vecchia storia.
“D’altra parte – sembrano ragionare - per il lidi di Gallipoli, per il Samsara, dove tutto sembrava perso, (stop a licenze e attività per reiterate e conclamate violazioni NdR), forse il Consiglio di Stato non ha poi buttato tutto all’aria e tutto domani tornerà come prima?
Chissà come andrà a finire. In queste ore gli ambulanti di Piazza Libertini hanno ricevuto una sorta di pacca sulla spalla, viatico della volontà di ostacolare con tutti i mezzi il provvedimento di sgombero e destinazione di altra sede. E tutto questo, grazie alla paradossale situazione nella quale è rimasta inchiodata la politica amministrativa della città a seguito del pronunciamento (ancora una volta!) del Consiglio di Stato (vedi “anatra zoppa”, col rischio di nuove elezioni). In che senso? Sul mercato, e sulla decisione del sindaco Carlo Salvemini di dare seguito al piano del commercio stilato dalle Giunte Poli Bortone e Perrone, che prevede lo spostamento del mercato, ci sono ora i “distinguo” di alcuni consiglieri dell’opposizione, che evidentemente si ritengono “liberi” dal vincolo degli impegni già adottati. C’è chi predica prudenza, chi vuole approfondire, chi vuole studiare, chi vuole riflettere, chi vedere semplicemente cancellati i provvedimenti già presi. Fermiamoci qui. Forse supposizioni. Terminiamo con le minacce, vere, al sindaco Carlo Salvemini e all’aiuto che dovrà ricevere per il proseguimento del suo lavoro. Tutto si potrà fare e dire ma non che la vicenda non ci riguardi da vicino.
LUIGI NANNI















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