PALETTI ORRIDI e INSICURI. E VI SPIEGO PERCHE’
Ignorato persino il Codice della Strada. Un epitaffio alla bellezza del luogo

Mettiamola così. Saremmo disposti a “perdonare”, se qualche “pentito” (tra Comune, Provincia, Regione e Commissioni varie) saltasse fuori per fare ammenda di tanta devastazione in una porzione di territorio neritino (ovvio, si tratta del Parco Naturale di Portoselvaggio), con un’operazione di rara bruttezza e condannabile da non pochi punti di vista. Su tutto un epitaffio alla bellezza, causato da quelle rappresentanze istituzionali che per prime avrebbero dovuto tutelarla.
E allora, di che cosa dobbiamo parlare di fronte a una così insensata operazione? Da quale punto cominciare? Tutti a bearsi della bellezza del luogo e poi assistere a un intervento indifendibile. Si potrebbe anche dire che questa disinvolta operazione (comprendete, se l’aggettivazione è risoluta), salvo resipiscenza, spegne sul nascere ogni idea di grandezza e di bellezza di un ambiente che sono in tanti ad apprezzare.
Abbiamo aspettato un po’ prima di (re) intervenire. Dopo aver assunto informazione a destra e manca. Non siamo stati mossi da pregiudizio alcuno e potevamo anche credere di avere sbagliato bersaglio. E, invece, no. Impegnati a raccogliere informazioni da parte di tecnici affermati, professionisti di area ambientale, ambientalisti non dell’ultima ora, esperti di viabilità, abbiamo avuto conferma di una cosa che semplicemente non si doveva fare. Ebbene, non s’è trovato uno, nemmeno uno a salvare l’obbrobrio, al quale- scandalo senza pari – ha dato l’avallo persino la Soprintendenza.
Ma se questi sono rilievi, per così dire, “estetici” e, pertanto, lasciati al gusto personale, l’operazione in sé presenta profili di inadeguatezza persino sotto l’aspetto della sicurezza del luogo. Ignorato il Codice della Strada sino al punto da non aver previsto su lunghi rettilinei “vie di fuga” o “banchine transitabili” in caso di guasto meccanico o emergenza di vario genere. E con una segnaletica riciclata e perciò insufficiente. Forse non è inutile rammentare che si tratta di una strada a doppio senso di circolazione dove passano anche autoarticolati! Eppoi c’è dell’altro. L’incredibile numero di paletti (vicini al migliaio), posizionati in modo così ravvicinato , di sera creano un pericoloso baluginìo, uno straniante effetto ottico dovuto alla rifrazione, che rende difficoltosa la stessa guida. La cosa più semplice e ordinaria sarebbe quella far fare un sopralluogo agli stessi artefici dell’operazione. E rendersi anche conto della frettolosità dell’intervento. Tanto valeva aspettare per evitare brutte figure.
Che dire, poi, dei materiali impiegati? Una scelta sbagliata, quella dei “delineatori stradali” (così vengono chiamati quei paletti), utilizzando plastica e metallo a go-go. Come è stato possibile? Chi ha permesso che in un Parco (dove, per regolamento, non si può raccogliere Un fungo o Una cicoriella di campagna!) venisse perpetrato un tale crimine ambientale? Conosco bene l’intero Salento per aver accompagnato per anni migliaia di turisti nelle tante belle località. In nessuna parte ho visto niente di simile; agli Alimini di Otranto (faccio un solo esempio), è stato sempre usato il legno per i delimitatori stradali.
Insomma, la questione è destinata a durare e non potrà essere messa una “pietra” sopra (stavolta, materiale naturale). Nell’immediato, si ripete, chi di dovere si faccia una passeggiata e verifichi quello che c’è da verificare. Non tanto per rendersi conto della bizzarrìa realizzata (in ogni caso operando opportuni aggiustamenti e correzioni), quanto per sventare quei pericoli che la stessa installazione (sbagliando) ha pensato di scongiurare.
LUIGI NANNI















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