NARDO' - Pezzo-verità, ma anche pezzo robusto che potrebbe sollecitare un dibattito e che mette in campo questioni mai risolte. Soprattutto, da chi, potendo intervenire, ritenga quanto scritto troppo raffinato e incomprensibile.
SE UNA NOSTRA CONCITTADINA OTTANTENNE CI CHIEDE DI… ORGANIZZARCI (Florilegio su cittadinanza e rappresentatività)
…vorrà dire che non tutto è perduto e alla fine c’è un briciolo di speranza per quanto di buono potrebbe accadere in futuro. Perché la signora vuol vedere se c’è la possibilità di fare qualcosa per il suo quartiere, che abita da sempre. Abbandonato a se stesso. Per tutto il tempo non c’è stato modo di farglielo capire. A chi, poi, se non a quelli che potevano intervenire? Marciapiedi divelti da anni e mai riposizionati, verde pubblico trascurato e cadenza biennale per una tosatura d’erba. Invano, poi (insieme ad altri anziani),ha fatto richiesta di qualche panchina in quel triangolo di verde che pure presenta alberi di pregio. D’estate, col caldo, a prendere un po’ di fresco. La richiesta deve essere parsa stravagante e, pertanto, non degna di essere presa in considerazione. E con questo alla signora , che non conosce la “teoria delle finestre rotte” (ma che vive “intimamente”), e che presenta le sue rimostranze, a quell’età viene spenta ogni idea di bellezza e il gusto dell’abitare. Non c’è angolo a Nardò che sfugga a questa condanna. Riguarda la 167, vie centrali e periferiche, piazzette e aree aperte, come quella a ridosso dell’ospedale (ex), le stesse marine, il rione Stanzie che si sta prendendo in considerazione. Il verde, e non soltanto quello, manca in interi comparti, sempre che per verde non s’intendano sterpaglie prendi-fuoco , sulla cui superficie bambini sono costretti a giocare. La questione è seria. Sempre meno, comunque, del trastullamento politico di questi ultimi tempi. Ma non è cosa che interessi davvero. E, pertanto, a che serve parlarne. Salvo che i cittadini si accorgono di tutto e lamentano i mancati interventi. Lamentano, soprattutto, le tante promesse fatte. Un vero deficit di cultura e ragione Eppure non sono mai mancati i puntuali interventi di professionisti del settore, gente appassionata che, senza nulla chiedere ,ha tracciato i termini del possibile operare.
Niente da fare. Sicchè, bisognerà sempre gridare al miracolo il giorno in cui a Nardò una piazzetta sarà tirata a lucido o quando non vedremo deperire belle e rare piante. Ancora, quando si assisterà a qualche impianto (ricorderete la proposta di voler piantare un albero per ogni nuovo nato? Forse …lasciata cadere nel momento in cui tutto veniva previsto: dapprima la chiusura del reparto ostetricia e ginecologia, poi dell’ospedale tutto). Ma, torniamo all’abbrivo della nostra concittadina. Accanto all’ammirazione per la sua resistenza civica, desta perplessità tutto il resto, cominciando col disapprovare la cattiva abitudine di non rispondere alle istanze dei cittadini (altrochè la finzione-questionario di volerli chiamare a raccolta e a contribuire!). Pensate, lei (e altri) hanno telefonato, hanno riferito a voce e per iscritto, raccolto firme. Protestato vivacemente col Comune, chiesto una mano a tanti, senza che mai succedesse nulla. Si sono sfogati e poi costretti alla ritirata. Altri casi sono stati segnalati al vostro cronista e quasi sempre senza grande fortuna. Ora, l’incisiva osservazione della combattiva signora rimette tutto in discussione e per la controparte, da questo momento ….saranno guai.
“Cosa dobbiamo fare per farci ascoltare?” – osserva. Domanda legittima, visto che finora non si è riusciti a farlo. Non sono bastati tutti gli strumenti messi in atto ( c’è perfino la mancata risposta a una serissima “lettera aperta” inviata al Comandante della Polizia Municipale). Alla fine, le conclusioni le traiamo noi. Potrebbe esserci un problema di rappresentatività, forse da riconsiderare. Se loro “non ce la fanno” o “hanno qualche problema”, chiedano aiuto ai cittadini, ne sollecitino la partecipazione. Con fatti e non a parole.
Insomma, un’”architettura sociale” dove i cittadini possano dire la loro. Vale per il verde, per la viabilità, come per altri aspetti della loro vita. Semmai sconfiggendo il culto della personalità o delirio di onnipotenza che si annida in tante
sedicenti competenze. E allora? Chiamando sempre in causa l’anziana concittadina, seppure ignara della “teoria delle finestre rotte”, lei ha mostrato di cogliere nel segno, lanciando l’allarme di un’assimilazione del degrado da parte dei più.
Perché se tu (generico) vivi in un ambiente guasto e insalubre, alla fine brutto, con muri scrostati, manufatti fatiscenti e abbandonati , per verde qualche pianta bonsai, strade-groviera, e mancanza di spazi per i giochi dei piccoli, è presto dimostrato che presto ti abituerai visivamente a questo desolante“panorama”. Perché tutto ti parrà normale e acquisito. E con questo la caparbia ottantenne ci ha invitato alla mobilitazione e alla lotta. Sia pure parziale, uno splendido risultato è stato raggiunto: saranno volontari cittadini (stavolta quelli delle aree limitrofe al Parco Raho) a intervenire, mettendo a dimora qualche marciapiede divelto dalla ventennale frequentazione del mercato del venerdì. Ben fatto. Perché, alla fine, una risposta alla nostra signora ottantenne dovevamo pur darla.
LUIGI NANNI















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