NARDO' - Rei Srl: La vera “bomba ecologica” nelle parole del suo comunicato. Leggetelo con attenzione e tutto vi sarà più chiaro.
Alzino la mano quanti hanno capito qualcosa sulla faccenda dell’amianto e della nave che …veleggiava verso il porto di Gallipoli, trasportando migliaia di tonnellate di quel pericoloso materiale. Pochissimi. E su questo, a seguire, un profluvio di dichiarazioni che, lungi dal risolvere il garbuglio, hanno finito per aumentare la confusione.
In tutta questa vicenda, poi, diversi e disparati sono stati gli attori chiamati a dire la loro. Anche in questo caso, con evidenti limiti di chiarezza nell’esposizione e incongruenze che presto sono risaltate. Intanto la nave non è attraccata e si è tirato un sospiro di sollievo. Per il momento può bastare.
Resta intatta, invece, la questione se è vero (è vero) il contatto stabilito tra la REI srl e la società siciliana bisognosa del trattamento di inerti contenenti amianto. Criptica ed evasiva, infine, la dichiarazione della stessa REI che si sarebbe trattato di una semplice richiesta di informazioni alla Capitaneria di Porto di Gallipoli per un eventuale (il corsivo è nostro) trasporto di rifiuti con nave.
Come dicono i francesi, subito si è pensato a un ballon d’essai, per verificare l’effetto che avrebbe procurato. S’è capito, poi, che Il carico di materiale con amianto era davvero impressionante (alcune migliaia di tonnellate) e alla discarica REI non c’era tutta la capacità necessaria. Se c’è un aspetto positivo in tutta questa vicenda sta nel fatto che, per fortuna, è cresciuta la sensibilità per la problematica ambientale e in tanti cominciano ad aprire gli occhi.
La stessa Commissione Ambiente ha fatto il suo bel lavoro. A tal proposito, è meritevole ogni contributo che serva a migliorare la situazione, come può dirsi per la mobilitazione in atto, con comitati tra Nardò e Galatone, manifestazioni con raccolta di firme e altro ancora. Il tutto, però, anche condito da incomprensioni e contrapposizioni del Comitato per la Tutela del Paesaggio e della Consulta per l’Ambiente rispetto a posizioni che avrebbe preso lo stesso sindaco Risi. Semmai, carente è sempre stato il resto, compreso il grave ritardo sulla raccolta differenziata, lo stand-by sulla post-gestione dell’altra discarica di Castellino, la timidezza rispetto alla pubblicizzazione di atti riguardanti una materia così importante (la discarica per l’amianto), a cominciare dal fatto che la REI , con determina dirigenziale, dalla Provincia di Lecce ha ottenuto ben due ampliamenti, passando nel giro di pochi anni (dal 2009 al 2013) da 3.500 a 72.363 metri cubi.
Ma c’è modo di capirne di più e per farlo sarebbe illuminante leggere e non una sola volta l’interminabile ovvio, doveva spiegare tante cose) intervento di Giuseppe Calò , della Società REI srl nel quale ci sono verità inconfutabili (a Nardò della REI, che accoglie inerti e rifiuti speciali non pericolosi, in molti non si sono mai accorti di nulla), orgoglio aziendale (un lavoro fatto bene e sempre controllato); per giunta, l’unica azienda autorizzata allo smaltimento in Puglia e tirate d’orecchi a tanti amministratori (pensiamo a tutti, tra Galatone e Nardò, ma principalmente se la prende con la Provincia di Lecce e Regione Puglia).
L’accusa è diretta e meritevole di approfondimento. Quello che viene detto (intendiamoci, non si vuole metterlo in discussione) è così importante, grave e allarmante da richiedere però un immediato chiarimento. Perché quanto esplicitato, senza infingimenti, attiene a pratiche di malaffare. Non troviamo altre parole.
Seguite il ragionamento: la REI dice che in base ai dati riportati dal Piano Regionale Amianto adottato con D.G.R. del 27.12.2012 si stima l’esistenza sul territorio regionale di circa 1.750.000 metri cubi di manufatti contenenti amianto, di cui 350.000 (vale a dire 700mila tonnellate) nella sola provincia di Lecce. Cifre da capogiro. Aggiunge, poi, correttamente, che la REI non è in grado di soddisfare questo fabbisogno.
Menomale (per Nardò).
E allora si scopre che i conferimenti alla REI negli ultimi anni sono stati molto limitati: 3677 metri cubi nel 2011 (698 per Lecce), 4.642 nel 2012 (1.538 per Lecce) e 3.522 per il 2013 (1.577 per Lecce). Pertanto – dice la REI – non si riesce a lavorare bene se lo si fa con quantitativi così ridotti da metterne in discussione la giusta mercede, sino a paventare il fallimento. Fin qui, un corretto ragionamento… aziendale. Anche per questo - aggiunge – la REI non può, ma deve accettare anche i rifiuti provenienti da regioni limitrofe.
Ma, a proposito, non s’era detto che tra le prescrizioni a cui doveva attenersi la REI, per poter operare, c’era quella di soddisfare prevalentemente le esigenze di conferimento locali e regionali? Come si vede, contraddizione evidente, non si sa se voluta. Da sanare, in ogni caso, se è vero che non possiamo non interessarci dei nostri rifiuti speciali. Ma in cauda venenum, la REI lancia una dichiarazione davvero sorprendente che adombra irregolarità se non complicità da parte (nei dintorni) di Provincia e Regione.
Questo lo diciamo noi, ma è facile dedurlo. Che cosa dice la REI? Polemicissima con questi due Enti che - dichiara- stanziano milioni di euro per interventi di bonifica dei siti contaminati (Puglia 1.870.000 nel 2012 e Provincia 1.500.00 nell’ultimo triennio) e dunque si chiede: che fine ha fatto tutto questo amianto?
Come mai (non si tratta di un pourparler, il solito sasso nello stagno, ma di un vero atto d’accusa), quando vengono fatte le richieste di finanziamento i quantitativi di amianto e di rifiuti inerti sono elevati, mentre nelle fasi di bonifica l’amianto si riduce a piccole quantità e gli inerti diventano quasi tutti idonei al recupero? Sarebbe interessante saperlo.
Come chiamare tutto questo? Se è vero quello che dice la REI, nella nostra regione saremmo in presenza di clamorose pratiche truffaldine, tanto da riecheggiare la sempre subdola ecomafia.
Luigi Nanni















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