NARDO' - Davide Ronzino, il gioielliere titolare di Arte Orafa, tira un sospiro di sollievo e riserva belle parole agli investigatori che hanno catturato uno dei suoi “aguzzini”. Il quattro novembre scorso dev'essere stato, per lui e la giovane commessa del suo negozio, la giornata più lunga di tutta una vita.
«Quei venti minuti», dice, «non finivano mai». Una vera tortura che inizia non appena i due giovani brindisini stanno guardando le vetrine esterne e si accertano, in questo modo, che nel locale di via XX Settembre, davanti al tempietto dell'Osanna, non ci sia nessuno. A questo punto incomincia il racconto del titolare che ha questa attività da quasi vent'anni e non aveva mai subito una rapina: «Ho parlato a lungo con uno dei due. Ci siamo messi a guardare gli espositori interni per cercare questo regalino che i due ragazzi stavano cercando – dice ora, a freddo –ma pareva che nulla facesse al caso loro».
Ora è evidente che i due, piccoli di statura e vestiti in modo informale, stavano solo scegliendo il momento giusto per colpire. Ad un certo punto, infatti, uno tira fuori la pistola: «Stavo dietro il bancone quando me lo son visto piombare addosso e l'ho colpito per istinto. Lì ho realizzato che, accidenti, stavano facendo una rapina proprio a me!» Un pugno, quello sferrato dal gioielliere, che il delinquente ricambia con un colpo in faccia col calcio della pistola e che gli costa la dolorosa e onerosa frattura di un dente. «Uno era freddo e deciso, sicuramente un professionista », ricorda Ronzino, «mentre l'altro impugnava la pistola ma pareva che tremasse».
Qui inizia il calvario: lui e la commessa trascinati nel bagno e legati con le fascette di plastica a strappo, poi i due che si scatenano in negozio e prendono dalla cassaforte ben 40 panni colmi di gioielli. Un bottino da 200mila euro. Ma i due sono agitatissimi: non trovano il registratore delle telecamere a circuito chiuso e vanno a chiedere al gioielliere, chiuso in bagno. Lo trovano con le mani slegate, lui le alza in alto istintivamente. Giù altri colpi, questa volta in testa e sempre col calcio della pistola. «Una follia che non finiva mai» conclude il commerciante. «Come persona interiorizzo e, all'esterno, pare che le cose brutte mi scivolino addosso», spiega, «ma ho sofferto molto nei giorni successivi al fattaccio. Devo dire che mi hanno aiutato molto i miei clienti affezionati: mi hanno accudito e consolato. Alcune persone anziane, che erano andate in gita a Pompei, sono rientrate a Nardò e son venute subito a trovarmi per starmi vicino. Ho apprezzato molto. Così come devo dire di non essermi mai sentito abbandonato dagli investigatori e dagli uomini della Polizia che hanno seguito questo caso con grande efficienza e passione. Ho collaborato a lungo con loro ma ho visto che non hanno mai tralasciato nessuna pista, non hanno trascurato nessun indizio con grande abnegazione ed i risultati, infatti, si sono visti».
Chiudiamo sommando al suo sollievo quello del sindaco Marcello Risi, sul posto la sera della rapina: «Ho espresso subito il vivo apprezzamento, mio personale e a nome dell'intera Città, al dirigente del commissariato di Nardò, il dottor Pantaleo Nicolì, con il quale mi sono intrattenuto a colloquio telefonico, per il brillante risultato che ha portato all'arresto di uno dei due autori della rapina ai danni dell'orefice Davide Ronzino e all'identificazione del ricettatore. L'apprezzamento – conclude il primo cittadino - va a tutta la polizia di Stato per la determinazione ed il rigore investigativo dimostrati».
















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