NARDO' - L’annuncio della prossima chiusura del Punto di Primo Intervento di Nardò ha visto riproporsi l’attuale amministrazione comunale nella già nota battaglia di retroguardia, volta a garantirsi un fugace ritorno di immagine, che aveva già impegnato la precedente amministrazione, allora per la difesa dell’ospedale di Nardò, ormai inesorabilmente chiuso.
In quella occasione l’amministrazione comunale, ben consapevole della valenza esclusivamente mediatica della campagna a sostegno della permanenza dell’ospedale a Nardò, barattò, a danno degli ignari cittadini neretini, un corposo piano di riqualificazione dell’offerta di servizi sanitari (contenuto in un protocollo d’intesa siglato con l’allora presidente Vendola) con una struttura, il Punto di Primo Intervento, che garantisse un servizio di emergenza di facciata, nella consapevolezza che da li a qualche anno anche quel presidio sarebbe stato disattivato.
I dati statitistici (5730 accessi nel 2015) dimostrano impietosamente l’inefficacia di questa soluzione, che l’attuale Amministrazione difende, proponendo soluzioni illegittime (il Punto di Primo Intervento non deve erogare prestazioni diagnostiche specialistiche, per esempio radiologiche, legge 24/12/2007 n°244, art. 2, né può effettuare attività di osservazione breve del paziente, decreto legge 158/2012 convertito in legge 08/11/2012 n°189), anziché richiamare l’Azienda Sanitaria di Lecce e la Giunta regionale ad un tavolo di confronto che, come prescrive la normativa vigente, “nei limiti delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili e comunque senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica” ridisegni la mappa delle opportunità di cura offerte ai cittadini neretini dal sistema sanitario regionale.
La chiusura dei Punti di Primo Intervento, a Nardò come nel resto della regione, dovrà essere accompagnata da una serie di provvedimenti, non solo annunciati ma programmati e verificati nella loro attuazione. Sul territorio di Nardò si può proporre un modello organizzativo da estendere a tutta la Regione, realizzabile nell’immediato e senza impiego di risorse aggiuntive, finanziato attingendo alle premialità già previste per le figure professionali interessate, che preveda, nell’immediato la creazione di
1. Presidio Ambulatoriale Distrettuale
L’Azienda sanitaria di Lecce, attraverso il DSS di Nardò, secondo quanto già previsto dalle line guida ministeriali per l’accesso al cofinanziamento alle regioni ex legge n°244/2007, si impegnerebbe ad attivare un Presidio Ambulatoriale Distrettuale, affidato ai medici di Continuità Assistenziale.
Tale presidio dovrà rappresentare una risposta assistenziale continuativa in h 24.
Le prestazioni erogabili saranno quelle tipiche dell’ambulatorio del medico di MMG e del PLS: visita medica, prescrizione di farmaci salvavita, certificazione per turnisti, medicazioni, prestazioni urgenti che richiedono un servizio di primo soccorso, prestazioni di particolare impegno (di cui all’allegato D dell’ACN della MG). In tale ambito potranno essere fornite anche prestazioni infermieristiche.
L’accesso potrà avvenire direttamente, tramite invio da parte del MMG o del Pronto Soccorso di riferimento dopo effettuazione del Triage. All’ambulatorio potranno accedere non soltanto gli assistiti ma tutti i cittadini, compresi i non residenti. In particolare, l’attività svolta nelle ore diurne sarà rivolta, preferibilmente, a quei cittadini presenti in città per lavoro, turismo o studio, non iscritti con un medico di famiglia del luogo, che abbiano necessità assistenziali non rinviabili ma risolvibili ambulatoriamente.
Nel Presidio Ambulatoriale Distrettuale si potrà prevedere la pronta disponibilità di Medici Specialisti Ambulatoriali Interni per prestazioni di primo intervento per alcuni gruppi di patologie. Il personale minimo sarà costituito da un Medico del servizio di continuità assistenziale e da un infermiere.
2. Ospedale di comunità
Nell’ambito dell’implementazione prevista di posti letto per pazienti non acuti, (legge135/2012 e D.M.70/2015) l’Azienda sanitaria di Lecce, attraverso il DSS di Nardò, potrebbe impegnarsi ad attivare un’unità di degenza territoriale di almeno 20 posti da affidare alle cure dei medici di medicina generale e all’assistenza di personale infermieristico dedicato, finalizzato all’assistenza delle cronicità e al trattamento post-acuzie di pazienti fragili non necessitanti di ricovero ospedaliero.
Queste due semplici misure, tra le altre proponibili, immediatamente realizzabili, già previste dalla normative vigenti, già realizzate con successo in altri sistemi sanitari regionali, senza aggravio di costi, sarebbero immediatamente in grado di fornire risposte efficaci ai bisogni di salute del cittadino, intercetterebbero prestazioni di pronto soccorso inappropriate in misura superiore a quanto fatto finora dai PPIT, costituirebbero le fondamenta della riorganizzazione della medicina generale per AFT e UCCP come già previsto dalla Legge Balduzzi.
Di contro, mentre la Conferenza Stato-Regioni licenzia il testo del “Piano Nazionale delle Cronicità” che disegna i nuovi scenari dell’assistenza sanitaria, la nostra Regione, ignorando le sollecitazioni che giungono non solo dalla letteratura scientifica e dalla buona pratica clinica ma anche dal legislatore nazionale, si ostina a mantenere il primato nazionale dei ricoveri inappropriati e delle riospedalizzazioni per la stessa diagnosi. attribuendo agli operatori e ai cittadini responsabilità che sono tutte ascrivibili all’incapacità di programmazione e di governo.
















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