UN CASO DA MANUALE
DA UN SOPRUSO ALL’ALTRO E UTENTI INFINOCCHIATI
Questa storia di negazione dei diritti elementari degli utenti (chiamiamoli, meglio, cittadini) viene da lontano. E senza che un qualsiasi strumento di legge abbia consentito di fare qualcosa. Deducendo, per conseguenza, che spesso la legge attuativa non funziona, almeno per chi non è adeguatamente rappresentato.
Le Ferrovie del Sud-Est (per i pochissimi che non lo sanno: “quelle” dello scandalo di gestione, “quelle” degli stipendi d’oro, “quelle” che in pochi decenni hanno perso per strada l’80% della clientela), ora corrono ai ripari. Faranno partire qualche treno ma, per ragioni di sicurezza, (lo impone l’Agenzia Nazionale), alla “ragguardevole”velocità massima di 50km/.
Penosa menzogna. “Quelli” (i treni) di prima non correvano certo di più. Pare che questi benedetti dirigenti Sud-Est non sono mai saliti su un qualsiasi “loro” treno, tipo la tratta Lecce-Novoli-Gagliano che, al pari della Casarano-Gallipoli, Maglie-Otranto, Maglie-Gagliano e altre ancora, interessate dal provvedimento. In ogni caso, continuità col passato, quando il servizio è sempre stato scadente in termini di affidabilità, sicurezza e orari.
E’ inutile angustiarvi. Semmai lo sono stati i tanti lavoratori pendolari (ci sono ancora!).e studenti che nelle ultime settimane sono stati lasciati letteralmente a terra, non riuscendo a raggiungere il posto di lavoro o la scuola o, nelle migliori situazioni, non averlo potuto farlo se non con notevole ritardo.
Qui si tratta d’intendersi. Le denunce sui giornali (necessarie) non bastano, né bastano generiche prese di posizione dal consigliere o deputato di turno che vorrebbe dare una mano. E lasciamo stare la locuzione giornalistica “sul piede di guerra”, sfogo innocuo, visto che mostra tutta la sua inutilità. Di fronte ai soprusi reiterati bisogna fare di più, denunciando nelle sedi competenti e chiedendo danni. Ci sono state, ci sono forse tuttora le condizioni per avviare una class action. Anche se si è poi giustamente rilevato che la class action in Italia non funziona, sin da quando, nel 2008, venne introdotta in finanziaria. Una legge all’italiana, come tante, che resta solo sulla carta. Tanto da non aver visto se non in un paio di minuscoli casi, pratica applicazione, in virtù del costoso utilizzo e della minaccia sempre incombente del tribunale che la ferma per inammissibilità. Perché a quel punto - succede anche questo - i proponenti rischiano la condanna alle spese e risarcimento danni per lite temeraria. Avete capito? Una legge fatta apposta per annichilire i consumatori.
Restiamo in qualche modo in argomento e non ci muoviamo da Lecce dove negli ultimi tempi ne succedono di tutti i colori. Se – detto in generale – nel Salento tolgono i treni, a Lecce spariscono i parcheggi.
Proprio così, dall’oggi al domani sono sparite intere aree di parcheggio (a furor di popolo è stata aperta l’area delle Poste), poiché il Comune ha deciso o di chiudere quelle aree per altra destinazione oppure di farvi lavori. Tutto bene, soltanto che poi l’amministrazione è andata in vacanza e non ci si è preoccupati di provvedere, reperendo altri parcheggi. Lo chiameremmo danno artatamente procurato.
E’ successo, pertanto, che la città per lunghi periodi era come impazzita. Non riuscire a circolare e non trovare un parcheggio libero (nemmeno a pagamento). In compenso, la città era presidiata dai parcheggiatori abusivi. Quale è stata la conseguenza? Una raffica di multe oltre ogni ragionevole limite,a causa certo di infrazioni al codice della strada (divieto di sosta e fermata), ma soprattutto dalla reale incapacità a sapere dove mettere l’auto.
Ed è certo anche che Lecce il suo primato voleva tenerselo stretto. Lo sapete (dati ufficiali) che Lecce è una delle prime città in Italia ad aver ceduto alla ditta concessionaria SGM una spropositata superficie per gli stalli a pagamento? Fatevi un giro a Lecce e non troverete in tutta la città un solo parcheggio gratuito. Da un capo all’altro. Per quanti la conoscono poco, esemplificando, da Porta Rudiae a via Salandra (hotel President oppure dalla Questura al Tribunale). Due chilometri e mezzo, sino alla circonvallazione. Ancora: Lecce è la terza città in Italia per multe agli automobilisti (altro dato ufficiale). Vale a dire tra i più indisciplinati d’Italia. Nessuno ci crede. E, infatti, non è vero. Bisogna invece credere che si vuole fare cassa. Lo dicono partiti e associazioni dei consumatori (Codacons, Adoc), ma lo appura anche il semplice buon senso, evidenziando anche (di questo si tratta), il conflitto di interesse che vede al centro la SGM che gestisce contemporaneamente trasporto pubblico e sosta tariffata e, pertanto, non interessata a nuove aree di parcheggio che (in questo ragionano bene), sottrarrebbero laute fonti di guadagno, pensando al solo fatto che uno stallo blu (uno soltanto) porta alla SGM 300 euro al mese. Per la memoria, la precedente azienda che gestiva la rimozione coatta ( sono passati oltre vent’anni) , fu al centro di un vero scandalo (ma, alla luce dei risultati, senza gravi conseguenze), a seguito dell’intercettazione telefonica che vedeva coinvolto un alto rappresentante delle Forze dell’Ordine e un importante dirigente dell’azienda in questione, “ interessati” e “sollecitatisi” a vicenda a portar via (servizio di rimozione coatta) il maggior numero di auto possibile. Traduzione: entrambi volevano “guadagnare” di più.
La morale di queste storie non edificanti e, diciamolo, pure, terribili è che spesso vi assistiamo come spettatori, senza essere riusciti a farci valere. Anche per questo, siamo costretti a tornare sugli stessi argomenti.
LUIGI NANNI
















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