NARDO' - Quando ci sono i documenti a parlare - e vi offriamo in allegato la lettera inviata quattro giorni fa dal dottor Luca Limongelli - non c'è molto da interpretare. Si prende atto e basta. In questa nota riservata al Ministero dell'Ambiente, che pochissimi consiglieri comunali di minoranza hanno potuto leggere probabilmente a causa dei contenuti molto penalizzanti per la città, si coglie l'orientamento della Regione Puglia: dopo la revoca del protocollo d'intesa sulla condotta sottomarina sarà Nardò ad essere la "causa" della possibile multa milionaria, un tempo addebitata a Porto Cesareo.
La Regione passa al contrattacco, affidandosi ad uno dei suoi più autorevoli dirigenti, per scaricare sul comune di Nardò tutti i costi e i danni dalla mancata realizzazione della condotta sottomarina di Torre Inserraglio (che consentirebbe di smaltire i reflui depurati a due chilometri dalla costa, anziché sotto gli scogli della Torre come purtroppo accade da anni).
L’obiettivo della Regione è quello di addossare al comune di Nardò tutti i costi (o almeno la gran parte) della sanzione che dovrà pagarsi a seguito del procedimento di infrazione della Commissione Europea. Per il comune di Nardò un’ipotesi del genere equivarrebbe certamente al dissesto tecnico (fallimento del comune).
Il ragionamento del dott. Luca Limongelli (il funzionario della Regione Puglia firmataria della missiva indirizzata al Ministero dell’Ambiente) è semplice: con la revoca del protocollo sottoscritto il 30 settembre 2015 il comune di Nardò si è sottratto unilateralmente ai suoi obblighi, impedendo la realizzazione delle opere. Le conclusioni del funzionario della regione sono perentorie: “Con specifico riferimento alla procedura di infrazione ed alla Sentenza della Corte di Giustizia, il ritardo è imputabile proprio alle mancate autorizzazioni del comune di Nardò”.
La nota, redatta nella forma di una comunicazione di aggiornamento al Ministero, ha lo scopo evidente di attribuire le responsabilità dei ritardi al comune di Nardò, almeno dalla data della famigerata revoca del protocollo d’intesa, da me sottoscritto il 30 settembre 2015 e successivamente ratificato dal consiglio comunale nella precedente amministrazione.
La leggerezza e la superficialità del sindaco Mellone aprono così un altro inquietante fronte di preoccupazione. Il comune di Nardò rischia di pagare un costo carissimo. La prospettiva non è allegra: a causa delle folli scelte di un sindaco che appare sempre più inadeguato, la nostra comunità corre il serio rischio di ritrovarsi per anni con gli scogli di Torre Inserraglio inondati di reflui fognari e con le casse comunali svuotate dalle sanzioni della Commissione Europea.
Marcello Risi
















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