NARDO' - Chiude una bella attività. Città più povera già da sabato prossimo.
Non so a chi possa interessare questa vicenda. Ma, dovrebbe esserlo per tanti. A ore chiuderà una delle edicole della città. Nel senso che cessa la sua attività, dopo averla svolta per oltre venticinque anni. Si dirà che non è la prima volta che succede, a Nardò come altrove. Sia per questo settore di attività, sia per tanti altri. Tutto vero, ma cerchiamo anche di capire.
Quando parliamo di edicola ci viene in mente il giornale, quotidiano o periodico che sia, abituati a leggere e dal quale mai pensiamo di separarci. Per l’informazione appena data, però, nei prossimi giorni ci toccherà andare da qualche altra parte. S’intende, altre edicole (poche, comunque) che ci sono a Nardò. E qui penso di spendere una parola sulla loro situazione, finanche sul loro destino, se si registra un po’ dappertutto una forte morìa di questa attività.
Cosa è successo? E’ successo semplicemente che si vende sempre meno, sempre meno gente legge (non solo giornali, ma anche libri) e, pertanto, gravi difficoltà nel proseguire. Il barometro segna brutto tempo per questa attività; le poche edicole ancora esistenti sopravvivono e comunque vivono molto male, anche perché oberate da una tassazione che potrebbe essere riconsiderata. Beninteso, qui non si fa colpa a nessuno, ma nulla vieta che verso questo settore si presti una maggiore attenzione (qualche sparuta amministrazione in Italia sta cercando di fare qualcosa).
Conosco le obiezioni, talvolta ben fondate, e che parlano di irreversibilità della situazione. Nel senso che le nuove tecnologie insidiano da tempo la carta stampata e che le notizie (tutte le notizie) potranno essere lette sul web, su portali dedicati, su interi giornali online che con una app ti fanno leggere il loro contenuto. Tutto vero, ma non è il caso di rassegnarsi. Eppoi – qui la convinzione è maggiore – non è la stessa cosa. Si può anche tentare un’obiezione, che non tutto sia perduto perché, poi, insistendo col ragionamento e una personale previsione, crediamo che la carta stampata, seppur fortemente insidiata, certo non sparirà. Nemmeno, però, è il caso di gridare allo scandalo. La tecnologia detta le sue regole e, come è avvenuto in passato in tanti campi di produzione, non ci si può disperare, a essere i luddisti della situazione, invocando una sorta di “età dell’oro”.
E’ certo, comunque, che un mondo (mi fermo a quello editoriale) sta rapidamente cambiando e non facciamo nemmeno fatica ad accorgercene. Distratti, comunque, e poco inclini a valutazioni più approfondite poiché – in questo saremo d’accordo - la chiusura di un’edicola impoverisce il quadro culturale della città. Perché ha rappresentato per tanti cittadini-lettori un preciso punto di riferimento, l’appuntamento quotidiano con la loro finestra sull’informazione tout-court, persino il momento per imbastire un discussione su una fatto locale, nazionale e persino sul mondo. Ovvio, a maggior ragione il ragionamento vale per intere biblioteche e altre istituzioni similari (a Nardò l’eccezionale Biblioteca Vergari, il CRSEC e similari, che meritano di essere sostenute e frequentate).
Ma parliamo anche dell’attività del giornalaio (e di quanti concorrono a produrlo). Dura, come tante altre. Sveglia di buon’ora, con qualsiasi tempo. E’ sin troppo facile trovare il giornale bell’e pronto anche alle sei di mattina, senza talvolta sapere dei grandi sacrifici e, aggiungiamo, della risibile remunerazione. Non c’è giornalaio che negli ultimi tempi non abbia manifestato sconforto per la sua attività. La situazione è così generale da doverla considerare una svolta netta. Però, come si dice in una nota pubblicità, c’è giornalaio e giornalaio. Nel senso che - perdonate la precisazione – stavolta parliamo di una persona davvero speciale. E la coniughiamo al femminile, giornalaia, perché parliamo di Antonella, con la sua edicola di via Raho.
Nel salutarla (e salutare tutti gli edicolanti), vogliamo ricordare un po’ a tutti la grande passione per la sua attività, la serietà e l’impegno che metteva nel suo lavoro.
Spesso in compagnia di amici e clienti che compravano il giornale o qualcos’altro e si soffermavano per parlare un po’ di tutto. Quello che ha sempre colpito di Antonella è stato il buonumore e gentilezza nel rapporto con la sua clientela. Una disponibilità fuori del comune e una “praticità” nel suo lavoro che derivava dalla lunga competenza acquisita. Perché, diciamolo chiaramente, il suo lavoro non consisteva solo nel fatto di allungare il braccio e consegnare il giornale.
Sembra il tutto un… necrologio in piena regola, se venissero estrapolate le ultime righe (viene detto con un po’ di leggerezza). Confermiamo, comunque, il termine necrologio per una bella attività che sparisce e che ci viene sottratta. Convinti, comunque, che ha lasciato tracce. Ce ne accorgeremo tutte le volte che ci capiterà di parlarne.
Luigi Nanni
















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