NARDO' - Anche Mosè separò le acque che, poi, tornarono al posto loro. Ed è questo il grande problema, non risolto, di ambientalisti di casa nostra: le leggende non si conciliano con il pragmatismo delle cose da fare, e con urgenza.
Il ritornello ascoltato come un mantra a Nardò in questi mesi è sempre lo stesso, con ritmi differenti: lagunaggio della acque depurate, fitodepurazione, riuso dei reflui in agricoltura. Ma nessuno, fino ad ora, si è preso la briga di verificare la consistenza di queste acque provenienti dal depuratore. In parole semplici: di quanti metri cubi, di quanti litri stiamo parlando. No, giustamente non sta ai teorici di cercare le soluzioni.
Invece spetta ai tecnici, adattare la "tensione ideale" della politica alle cose da fare. Ma un’idea della “grandezza” del problema bisogna pur farsela. Ed eccoli i numeri, inconfutabili perché provenienti dall’Aqp che, da ottobre 2014, ha assorbito le competenze della società Pura Depurazione, gestore del depuratore di contrada Santo Stefano, tarato per 32.400 abitanti equivalenti con una potenzialità di servirne 78.268.
Prendiamo in esame due mesi “agli antipodi”: nel gennaio 2014, ad esempio, sono arrivati al depuratore 224mila metri cubi di reflui pari a poco meno 85 litro al secondo. Nel luglio dello stesso anno sono arrivati 191mila metri cubi pari a 70 litri al secondo. La differenza si deve al fatto che, durante i mesi di maggiore piovosità, confluisce nella rete fognaria anche acqua piovana che non si incanala nella fogna bianca ma in quella nera a causa di uno “storicizzato” abusivismo.
Così c’è questo paradosso: in inverno affluisce al depuratore di Santo Stefano più acqua che in estate quando c’è più popolazione residente e maggiori consumi ma anche maggiore dispersione nell’ambiente (docce, irrigazioni) e, sicuramente, maggiore siccità e quindi meno infiltrazioni abusive nella fogna nera.
La conseguenza di ciò è semplice: in inverno c’è tanta acqua depurata da smaltire (oltre il 90% per cento di quella che affluisce al depuratore, separata dai fanghi) che, al momento, non può essere accumulata né “stoccata” in attesa di una eventuale siccità che, in inverno, è comunque semplice gestire perché le colture hanno bisogno di modesta irrigazione. E quest'acqua, che fine farà?
















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