NARDO' - Riceviamo e pubblichiamo una nota dell'agronomo Angelo Patera, direttore dell'area agraria del consorzio di bonifica dell'Arneo: "Le potenzialità di riuso dei reflui depurati in agricoltura vede schierati da un lato i fautori dello scarico a mare convinti sostenitori dell’impossibilità del riuso e dall’altro chi lo scarico a mare non lo vuole e li ritiene totalmente utilizzabili in agricoltura".
Sia l’una o l’altra fazione, interpretano “pro domo loro” le problematiche legate al riuso, che in più di una occasione il sottoscritto, in qualità di tecnico, ha avuto modo di esternare e che ha sempre sostenuto l’attività irrigua con reflui depurati attività possibile purché sottoposta a condizionalità. Una volta per tutte, a tacitazione di ogni ricorrente strumentalizzazione sull’argomento, è necessario chiarire la problematica.
Ci sono consolidate e inconfutabili esperienze nella nostra realtà agricola che dimostrano come l’irrigazione collettiva, sia quella con fonti convenzionali che quella con reflui depurati, siano attività molto marginali rispetto al volume reale di refluo smaltibile dai depuratori al punto tale che è inverosimile pensare la eliminazione di un recapito finale di qualsiasi tipo. Ciò premesso, ed essendo interesse di tutti non sprecare a rifiuto una risorsa preziosa quale l’acqua nella nostra realtà, è evidente che occorre mettere in atto ogni azione affinché ne venga riutilizzata, anche a fini irrigui, la maggiore quantità possibile.
Se si vuole incentivare tale utilizzo, occorre eliminarne le cause ostative e queste allo stato sono di tipo culturale, operativo ed economico. Gli ostacoli di tipo culturale sono facilmente superabili nel tempo e le esperienze acquisite in altre realtà dimostrano che l’iniziale scetticismo degli operatori agricoli in breve tempo si trasforma in razionale e consolidata scelta agronomica. Non così invece per le cause ostative di tipo operativo: l’assunto secondo il quale le aziende in tutte le situazioni possano usare il refluo depurato e fondamentalmente errato e quindi errata è la tesi ricorrente che il refluo possa sostituire il convenzionale. Esistono situazioni in cui gli operatori agricoli hanno assolutamente bisogno di acque convenzionali e situazioni in cui possono benissimo usare i reflui depurati, specialmente in una realtà come la nostra dove le zone agricole in genere non dispongono di acque potabili o domestiche. Sostituendo il convenzionale con il refluo la maggior parte degli operatori continuerebbe ad attingere dalla falda. Per questo il refluo deve essere aggiuntivo e non sostitutivo del convenzionale, e quindi inevitabile è la necessità di prevedere una rete “duale” che possa soddisfare tutte le necessità. Infine, l’ulteriore condizione è quella di prevedere una tariffa all’utente differenziata tra il refluo e il convenzionale. Se si vuole effettivamente incentivare l’uso del refluo occorre prevederne, almeno in fase iniziale, il costo irriguo nullo, anche eventualmente rendendo più oneroso l’utilizzo del convenzionale. Qualsiasi imprenditore agricolo, dovendo perseguire l’economia dell’impresa, avrebbe convenienza al contenimento dei costi di produzione ove e quando possibile. È innegabile che, sino al raggiungimento della soglia di economicità legato all’utilizzo dei volumi irrigui tale che possa coprire tutti i costi gestionali degli impianti collettivi, occorrerà individuare chi debba accollarsi l’onere, che non può ricadere esclusivamente sull’agricoltura. Queste sono le tesi che ho sempre sostenuto che non sono né anacronistiche né ostative all’utilizzo dei reflui depurati a fini irrigui. Infine, qualora si optasse per la soluzione delle trincee drenanti, appare opportuno considerare la possibilità di utilizzo di quelle previste dal Consorzio di Bonifica dell’Arneo nell’ambito dei lavori del secondo lotto per la mitigazione del rischio idraulico dell’abitato di Nardò che probabilmente non presenterebbero le criticità normative e funzionali di altri siti.
Angelo Patera, agronomo
















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