NARDO' - Le ragioni dell’altro nelle suggestive pagine di un libro al centro dell’incontro andato in scena nel seminario diocesano di via Incoronata. Gli autori, Elio Marra e Mario Mennonna, sembrano ripercorrere le orme della famosa testimonianza di Ettore Bernabei e Sergio Lepri che, all’età rispettivamente di 95 e 93 anni, si confrontarono dando poi alle stampe il volume «Permesso, scusi, grazie. Dialogo fra un cattolico fervente e un laico impenitente». Come «Ettore e Sergio», anche Elio e Mario sono spettatori di prima fila. Sempre, e protagonisti, per la loro attività professionale e politica.
Dietro l’aspetto giustamente spartano, questo volume, dal titolo «Un laico e un cattolico. Relazione e confronto», di Mario Congedo Editore (178 pagine, 15 euro), con contributi di Gigi Montonato, Luigi Scorrano e Cosimo Rizzo, riserva uno scambio epistolare che impegna i due autori dalla primavera del 2011 fino all’autunno di tre anni dopo.
Per l’ateo fede, religione e Chiesa sono concetti «confliggenti» perché le ultime due costringono ed imprigionano la prima. Per il credente, per tutti i credenti, la contrapposizione e la tensione possono essere dialettiche ma la fede è radicata in «chi» è venuto sulla terra a liberare l’Uomo dalla religio-superstitio.
«Anch’io amo Cristo, perché vittima di una fede. E tutte le vittime di una fede sono innocenti. Ci avevi pensato?», chiede Elio Marra, che conclude il pensiero: «fede, la sola parola del vocabolario di cui non mi fido».
«Per oltre due millenni i filosofi hanno cercato di dimostrare l’esistenza di Dio - è l’incipit dell’intervento di Cosimo Rizzo - e da due secoli sono impegnati per provarne l’inesistenza». «Nel solco di un papato dai propositi decisamente innovatori - annota ancora Marra - penso ad un futuro papa, il più coraggioso e rivoluzionario, che restituisca un giorno a Gesù, prigioniero e vittima della sua religione, tutta intera la sua umanità: quella che gli spetta come figlio, anche Lui, di quell’Adamo che alle lusinghe di vita eterna di un dio preferì il travaglio e la precarietà dell’esistenza».
E prosegue: «Un papa che, rendendo merito a Gesù per quello che quest’uomo ha fatto e ha patito, al tempo stesso suggelli la perenne validità del suo insegnamento estremo: il perdono e l’amore. Da quel giorno il nome di Gesù sarà quello di un maestro dell’umanità, rispettato e non più bestemmiato». «Nessuno e nessuna gerarchia - conclude - potrà farsene scudo per sopravvivere, prosperare, ricavarne potere. Quel papa sarà certamente l’ultimo, ma anche quello che dopo millenni ha reso a Lui giustizia. E a noi la verità».
«Io sono giunto alla fede in Dio (ontologicamente e filosoficamente), e quindi, in Cristo (storicamente e religiosamente) e poi in Cristo e quindi nel Dio che Gesù Cristo mi ha indicato: ecco il percorso della mia Fede, spiega Mennonna.
Ha coordinato i lavori la professoressa Lori Fracella. Interventi di Maria Luisa Tacelli (docente di Diritto canonico all’Unisalento) e Marcello Risi (avvocato). Presenti l’editore, gli autori ed il vescovo della diocesi Fernando Filograna.
















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