NARDO' - L'ambientalista Gianpiero Dantoni in un intervento molto interessante. E parzialmente fuori dal coro.
Sulla scia dei proclami di alcuni cittadini e politici di Nardò sulla faccenda dell’erigendo villaggio turistico in località Sarparea a Sant’Isidoro, che si ergono a difensori degli interessi della natura, degli ulivi, dell’economia agricola e perfino degli interessi della cittadinanza stessa, vorrei rincarare la dose. A tutela dei residui di natura che si riesce a intravedere sparsa qua e là, fra un campo di patate e un campo di angurie, nascosta fra le case sorte in completa autarchia nel bel mezzo della macchia e in riva al mare, e financo fra questi olivi che oggi tutti osannano, ma che furono piantati al posto dei floridi boschi di quercia preesistenti, propongo quanto segue: l’uomo deve cedere il passo alla natura dopo averla stuprata e distrutta.
Restituisca il maltolto e si faccia da parte, limitandosene all’uso per il sostentamento strettamente necessario. Contemporaneamente si proceda ad una campagna di sterilizzazione di massa onde ridurre il sovrappopolamento della Terra per favorire il ritorno all’equilibrio con il resto della Natura. Sono convinto che qui da noi a Nardò questo piano avrà più successo, non fosse altro che per il particolarmente elevato numero di amanti della natura o ambientalisti. Essi si sono preparati in tempo al ritorno all’era neoecologista impostando già in tempi non sospetti programmi di contrasto agli attacchi “lobbistici” del “capitale speculativo” mirante a fini di schifoso lucro privato, ai danni delle povere popolazioni indifese ed oppresse. Interi pezzi di territorio neretino sono stati strappati alle brame dei barbari provenienti dal Nord e restituite alla natura incontaminata.
Ecco questo potrebbe essere il film scaturito da una visione della realtà vista dal punto di vista della Natura. Con l’avvento del fattore antropico il mondo ha visto la sovversione dei valori naturali fino al loro oblio. Ed oggi nessuno pensa ad un ritorno al passato, tanto meno io. La provocazione vuole significare: di questi tempi le visioni di parte non colgono la realtà. Basta andare in giro fra la gente per trovare riscontri di tutt’altra realtà. La Natura è oggi solo mera aspirazione collegata a non ben identificati rapporti con il quotidiano: la vera preoccupazione emergente è mancanza di posti di lavoro e povertà. Peggio ancora va a noi sudisti sudditi. Con qualche distinguo prestigioso. Pertanto chi governa deve fare i conti con questo bisogno prioritario: per creare posti di lavoro oggi si deve sacrificare “qualche gioiello di famiglia”. Nessuno si può permettere di sputare al “fiume di denaro e agli interessi commerciali degli investitori” perché fonte di lavoro e sviluppo economico. Che poi è quello che predicano tutti i premier da Letta a Renzi a Gentiloni: attrarre investimento e aumentare PIL!
Nel Salento l’industria turistica tira. Se proprio non ci sappiamo fare, ai nostri apprendisti pianificatori suggerisco di fare un mese di “stage”, ad esempio, presso il Robinson Club Apulia di Ugento. Lì possono vedere concretizzato il significato del concetto “coniugare natura e turismo” realizzato nel migliore dei modi: 1500 presenze/mese e posti letto integrati nel verde, occupati da maggio ad ottobre ed oltre 500 dipendenti del posto, oltre alle forniture alimentari di prodotti locali, manutenzione da artigiani locali eccetera. E il direttore, Mario Mauro, è un “giovane” di Ugento. Quindi si può lavorare ed anche ad alti livelli, invece di fare un mare di chiacchiere sterili.
Invece di suonare le solite campane a morto con i soliti slogan ammuffiti e falsi, rimbocchiamoci le maniche e facciamo in modo di creare finalmente qualcosa di serio, che rispetti regole chiare e precise in un’ottica di sviluppo turistico vero. Avere un parco è un buon punto di partenza come servizio accessorio, che oggi è dato gratis a tutti i turisti provenienti da fuori, ma l’economia è quando crei posti di lavoro, che si possono creare solo con gli investimenti. Dovremmo saper governare a tal fine gli eventi come quello di Sarparea invece di ostacolarlo.
Controllare che vengano rispettate le norme e gli accordi. Dovremmo imporre protocolli d’intesa con gli investitori che coraggiosamente scelgono un posto degradato come Sant’Isidoro invece di offenderli in ogni modo. A tal scopo lo scrivente, da neretino, prende le distanze da queste espressioni di bassa lega indirizzate alla signora inglese.
Se invece la popolazione tutta, nella piena consapevolezza delle conseguenze, sceglierà di dire no anche a questa occasione, non potrà poi lamentarsi se i propri figli sono costretti a emigrare all’estero per trovare lavoro. All’inverso dei sedicenti difensori dello “status quo” che il lavoro ce l’hanno e si vogliono godere i loro posti senza il fastidio delle folle. Come se tutto fosse cosa loro!
















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