NARDO' - Chiunque abbia studiato fisica ricorderà il principio di impenetrabilità dei corpi: dove ci sta uno non ci può stare anche l’altro.
E questo vale anche per le case e gli ulivi della Sarparea: dove costruiremo una casa toglieremo un ulivo e dove vorremo salvare un ulivo ci toccherà rinunciare ad una casa. Chi segue la vicenda si chiederà allora come è possibile che si diano parere favorevoli a progetti che dichiarano contestualmente di voler edificare e preservare gli alberi che insistono sullo stesso luogo. Vediamo come si fa.
Anzitutto un provvedimento del 2012 (all’interno della Vas non ancora conclusa) prescrive un censimento degli ulivi monumentali e il divieto di espianto di ciascuno di essi. Censimento fatto? Alla presentazione del piano di lottizzazione all’interno della zona non vi era alcun ulivo riconosciuto come monumentale. Poi il censimento è cominciato e ne sono venuti fuori tanti, sino al 2013, quando la commissione ulivi della Regione Puglia dichiara (a verbale) che la percentuale degli ulivi monumentali è superiore al 60%, soglia minima per la dichiarazione della monumentalità dell’intero uliveto. Ma a questo verbale la Regione non dà seguito e tanti ulivi, monumentali anch’essi, rimangono senza titolo e rischiano di diventare villette. Eppure lo sanno tutti che lì il censimento è incompleto. Lo sanno e lo scrivono in Regione, lo sanno al Comune, lo sa chiunque abbia visitato una volta i luoghi vedendo un albero col titolo e l’altro di fronte, identico, senza. Eppure il muro di gomma della burocrazia resiste e il censimento non si completa, nonostante una perentoria prescrizione della Vas. E si capisce perché chi vuole costruire si opponga con tutte le forze: ogni nuovo cartellino con su scritto “monumentale” è una villetta in meno e così, cartellino in più - villetta in meno, salterebbe il progetto intero.
Veniamo adesso alla parte logicamente più intrigante e supponiamo (per assurdo, come dicono i matematici) che il censimento sia completo. Si può costruire rispettando le prescrizioni? Qui entra in gioco il parere paesaggistico “favorevole” della Regione dell’estate 2016 che di fatto è uno scaricabarile al Comune di Nardò.
Dunque, tocca stare lontani dagli ulivi nobili ma anche distanziarsi con tutte le operazioni di scavo di almeno 10 metri dagli alberi (anche senza titolo) che non si espiantano. Quelli che si espiantano, poi, vanno reimpiantati nella stessa zona di intervento, ma disegnando un raggio di 10 metri intorno ad ogni ulivo si vede che non vi è spazio libero per le villette. Toccherà espiantare allora un bel po’ di alberi per fare largo, nonostante la previsione di espianto zero del primo rapporto ambientale, mitigata oggi da ampie quanto generiche rassicurazioni su un trasloco limitato a pochi esemplari. Le cose non stanno così. La sovrapposizione col progetto mostra più di 100 ulivi sulle case, diverse centinaia da spostare, considerando il raggio di cui sopra. Ed è così ovunque si mettano le villette. Che si fa di queste centinaia di ulivi? Ebbene, non c’è spazio per il reimpianto all’interno del comparto, se non per poche decine di unità. Il bosco è pieno di ulivi, inoltre alcune zone sono rocciose. Il reimpianto è impossibile.
Le prescrizioni rendono dunque irrealizzabile l’intervento stesso. È credibile allora continuare a dichiarare di voler andare avanti rispettando la legge?
Giorgio Metafune
(Componente del comitato “Salviamo la Sarparea” e docente universitario)
















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