La vicinanza della Chiesa di Lecce alle popolazioni di Melendugno e San Foca: "A volte, la ricerca di fonti energetiche mette a rischio un patrimonio di bellezza che dà gioia alla vista ed è un naturale volano di sviluppo turistico e culturale".
L’ARCIVESCOVO D’AMBROSIO: NECESSARIA ORA UNA PAUSA PER RIFLETTERE E PER ASCOLTARE LE RAGIONI DEL TERRITORIO
La Chiesa di Lecce non resta in silenzio né in disparte rispetto a ciò che sta accadendo in queste ore nei territori di Melendugno e San Foca ma segue con preoccupazione e inquietudine le ansie delle popolazioni coinvolte nella vicenda del Gasdotto Tap.
L’Arcivescovo D’Ambrosio, raccogliendo il pensiero di tutta la comunità diocesana, in vita a riflettere su ciò che scrive Papa Francesco al n. 67 della "Laudato sì", l’enciclica sulla cura della casa comune: "È importante - è il pensiero del Pontefice - leggere i testi biblici nel loro contesto (…) e ricordare che essi ci invitano a «coltivare e custodire» il giardino del mondo (cfr Gen 2,15). Mentre «coltivare» significa arare o lavorare un terreno, «custodire» vuol dire proteggere, curare, preservare, conservare, vigilare. Ciò implica una relazione di reciprocità responsabile tra essere umano e natura. Ogni comunità può prendere dalla bontà della terra ciò di cui ha bisogno per la propria sopravvivenza, ma ha anche il dovere di tutelarla e garantire la continuità della sua fertilità per le generazioni future".
Ricorda, inoltre ciò che i Vescovi del Salento scrivevano nel Messaggio pasquale del 2015, quando, in concomitanza con una difficile congiuntura economica e sociale per tutto il Paese ma in particolare per la nostra terra, manifestarono solidarietà e fraterna vicinanza. "Anche noi, - così si esprimevano i vescovi salentini - gente del Salento, avvertiamo un senso di sconforto per i problemi e le difficoltà che incombono nella nostra vita e possiamo perciò anche noi fermarci". E aggiungevano: "A volte, la ricerca di fonti energetiche mette a rischio un patrimonio di bellezza che dà gioia alla vista ed è un naturale volano di sviluppo turistico e culturale".
"Com’era prevedibile, la sentenza del Consiglio di Stato – sostiene l’arcivescovo – non sarebbe riuscita ad annullare e a cancellare di colpo le paure e le motivazioni dei manifestanti. Sarebbe ora necessaria una pausa che offra ulteriore spazio alla riflessione ma anche all’ascolto delle ragioni del territorio che forse fino ad oggi in parte è mancato".
"Il mio – conclude D’Ambrosio – è un accorato appello affinché, attraverso il dialogo e il sereno confronto tra le parti coinvolte, si cerchino soluzioni, le più opportune per il rispetto delle popolazioni e delle future generazioni ma anche per la salvaguardia di un ambiente, il nostro, troppo spesso ‘turbato’ dalle esigenze dello sviluppo e del progresso".
















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