NARDO' - La Gazzetta del Mezzogiorno riporta oggi la cronaca della scomparsa di quest'uomo. Uno sportivo, una persona benvoluta e stimata. Un incidente avvenuto nel Mar Ionio, davanti alla costa calabrese l'ha portato via a 57 anni. Pubblichiamo la lettera di un cittadino e la dolce immagine dell'uomo con la figlia Alexandra, studentessa di Nardò.
ADDIO AD ALESSANDRO, UOMO BUONO E MITE
LA MORTE IN UN INCIDENTE DI MARE, LA SUA PASSIONE
Un dolore insopportabile per i familiari più stretti ma, si può dire, stavolta è parso non esserci confine, col dolore della folla di amici e conoscenti che hanno voluto tributare ad Alessandro l’ultimo saluto. Colpiva il fatto che tanti convenuti portassero occhiali da sole, ma era evidente che si trattava di mero accorgimento: non era la debole luce a dover essere neutralizzata!
Sotto quelle spesse lenti si coglieva il dramma che ti toglie il respiro, si considerava l’ineluttabilità di quella condizione. Ogni morte è dura a suo modo. Abbiamo imparato persino a declinarla con le consuete locuzioni: morte naturale (quella che, ordinariamente, pone fine all’esistenza), morte prematura (tutte le volte che inciampa sul suo decorso). E quando si parla di quest’ultima, anch’essa presenta diverse “subordinate”, potendosi trattare di morte in qualche modo che non si riesce ad evitare ( il caso di una malattia “inguaribile”), oppure perché la scomparsa è stata provocata da un incidente, come per quello stradale o mentre si compie un’attività qualsiasi. In questo caso, si è trattato di un incidente di mare, l’elemento primordiale, passione della vita di Alessandro, per l’amore che gli ha sempre riversato, come ha voluto ricordare in chiesa un suo caro amico, prima di essere travolto dalla sconforto più cupo.
Ovviamente, di fronte alla morte, è banale poter stabilire una densità del dolore, poiché in tutti i casi dichiarati saremo costretti a separarci dal nostro affetto, dal suo sostegno, capendo subito che su di essi non potremo più contare. Ma, forse, questo non è nemmeno vero, se il ricordo della persona che ci è mancata alberga nei nostri cuori e non manchiamo l’occasione per ricordarla. Talvolta il dolore annichilisse, stordisce, sino a far mancare le forze. C’è il sentimento della tabula rasa, dell’annientamento, della speranza naufragata.
E allora, davvero, non si sa in che direzione guardare, chi guardare, su chi e cosa poter contare. Tutto questo aleggiava nell’aria mesta della cerimonia funebre in Cattedrale, svoltasi in un silenzio irreale. Una compostezza che era effluvio di tristezza e commozione, di sbandamento attonito. In soccorso è venuta l’omelia di Don Giuliano Santantonio, esemplare e di grande magistero, rivolta a tutti, non soltanto ai credenti, tesa a infondere coraggio e forza, tratti dal Vangelo del giorno, durante la cui lettura non ha mancato di ricordare Alessandro, dicendoci tra l’altro che proprio dalla sua esperienza di vita bisogna ripartire.
E non era certo un sottinteso ragionamento: se si è amato, perché poi smettere di farlo? Solo perché la persona non è più in vita “su questa terra?” E’ evidente che è un discorso di fede, di fede universale, oseremmo dire, al di là del fatto – si ripete - che si abbia una fede ben salda, oppure che questa non si sia mai posseduta. Finanche, né salda e nemmeno la fede stessa.
Alla fine, quella di Don Giuliano, un’omelia di prossimità alla persona, al credente (e, comunque, rivolta a tutti), che ha ricondotto all’essenza della vita, al dono, alla sua alta qualità, al doversi mettere sempre in discussione, alla volontà (necessità) di crescere e migliorare, quasi a voler evocare i versi del poeta cèco Karel Toman: “L’importante è germogliare e crescere/ crescere nella tempesta e nelle intemperie/ a dispetto di tutto”. L’esempio, dunque, come viatico per continuare. Il bell’esempio in questo caso della vita di Alessandro, persona buona e mite, lasciato in eredità alla moglie Antonella e alla figlia Alexandra.
Esempio che sta a indicare a loro stesse la strada, fosse anche una diversa traiettoria, la forza necessaria da mantenere per andare avanti. Al momento del “saluto”, all’esterno della chiesa, ad Alessandro hanno voluto fargli ascoltare la musica che certo amava: uno struggente pezzo dei Pink Floyd dall’albo “Wish We Were Here”. Davvero, per un istante avremmo voluto che tutto questo accadesse.
LUIGI NANNI
















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