NARDO' - Il gioco d'azzardo visto dal nostro poeta che specifica quanto segue: "non mi pare inutile precisare che nella mia poesia "A Zecchinetta" il gioco così chiamato, da me conosciuto ma mai praticato, c'entra solo come metafora del gioco della vita, in cui tutti siamo immersi, volenti o nolenti, e in cui tutti siamo, alla fine, perdenti, come nel gioco della zecchinetta gli appassionati giocatori".
A ZECCHINETTA
Portato al grande tavolo
e costretto a giocare
ho fatto la mia parte.
Era la dura partita della vita.
Nessuna via di uscita.
Con uno Sconosciuto a tener banco
l’ho condotta convinto
a viso aperto.
Ma raramente ho vinto
ho spesso perso.
Intorno a me ben altri giocatori
seguivano e puntavano altre carte
Perso… anche loro.
Mai saputo di chi - alla fine - ha vinto.
Un giocatore vincente - se esistesse -
attesterebbe di sé altra natura.
Qui solo perdenti.
Nell’impari partita
e al netto di salvifiche illusioni
perdere è il prezzo dell’aver giocato
tanto più certo
se contro un banco che già sa le carte
e se comparse sono i giocatori.
Solo gioco truccato
questa vita.
ELIO MARRA
















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