Nardò festeggia ancora una volta un centenario. Questa volta il primato tocca alla professoressa Agata Giuranna, classe 1917. Abbiamo voluto incontrarla perchè chi ha raggiunto il secolo di vita ha sempre qualcosa da trasmettere. Racconti d’altri tempi che è un piacere ascoltare. Agata oggi assomiglia un po’ alla Regina Elisabetta, ha l’eleganza di una professoressa di altri tempi, i capelli bianchi, e tante storie legate alla scuola da raccontare. Perché la scuola, per 46 anni, è stata il suo grande amore.
Il suo primo incarico non fu quello di docente, ma di Segretaria presso il Ginnasio Giovanni Bernardino Tafuri di Piazza San Domenico, all’epoca l’unica scuola statale di Nardò, sotto la guida del Preside Francesco Preziosa. Divenne subito punto di riferimento per gli alunni della scuola, tanto da meritare l’appellativo di “mitica signorina Giuranna”.
Era diplomata al Magistrale e aveva tanta voglia di insegnare. Il preside le permise di farlo anche perché i docenti scarseggiavano.
COSA RICORDA DI QUEGLI ANNI A NARDO’?
“E’ stato un periodo molto bello, vissuto con l’entusiasmo e l’ingenuità della giovinezza. Ricordo la forte connotazione fascista della scuola dell’epoca. Le giornate a scuola iniziavano con gli alunni che si mettevano tutti in riga e intonavano i canti fascisti. Io ero una lavoratrice integerrima, rispettosa dei ruoli e della scuola, sempre vestita da Giovane Italiana. Fui scelta come Comandante di Corte dei Balilla. Per me era tutto naturale vivere nello stile fascista anche perché, la vita a Nardò, per una giovane di neanche 20 anni, era quella. Quando cadde il fascismo fui contenta semplicemente perché non dovetti più marciare. Poi negli anni ho capito che la caduta del fascismo ha portato a tante altre libertà che sotto il regime erano negate.”
Nel 1940 decide di iscriversi alla Facoltà di Magistero a Roma e nel 1946 consegue la Laurea in Materie Letterarie. La Prof.ssa Giuranna racconta della sua laurea con orgoglio e allo stesso tempo con una nota di rammarico. “Mi sono laureata in 6 anni, ma non è colpa mia! L’Italia era divisa dalla guerra e non era facile raggiungere Roma. Diverse volte mi è capitato di non poter raggiungere la Capitale per sostenere gli esami a causa dei bombardamenti sulle linee ferroviarie. Se fosse dipeso solo dal mio entusiasmo e dalle mie possibilità mi sari laureata nei tempi”. Ed ecco la punta di orgoglio. “Ci tenevo tanto a laurearmi. All’epoca si accedeva per conoscorso. Di Nardò andammo in 4 a sostenerlo e tornai solo io vincitrice. Riguardo la laurea, invece, credo di essere stata una delle prime donne di Nardò laureate in materie letterarie, insieme alla Prof.ssa Maria de Benedittis Siciliano.”
Dopo la Laurea non ottenne subito il posto a Nardò poiché, dopo la guerra, il posto spettava prima ai reduci e per fortuna qualche insegnante ritornò. Dal 1947 al 1950 ha insegnato quindi a Parete (Caserta), in una scuola parificata per poi far ritorno a Nardò, sempre al Ginnasio Giovanni Bernardino Tafuri. Ricorda con affetto tanti dei suoi alunni e cita subito il giovane Elio Marra, divenuto poi preside e scrittore, e una serie lunghissima di nomi e cognomi di alunni ai quali si sente ancora tanto legata. “Tantissimi mi chiamano ancora. Anche stamattina ho ricevuto le telefonate di auguri da molti di loro. Ma per favore non citi tutti i nomi che le ho fatto. A 100 anni potrei non averli ricordati tutti e non vorrei fare brutta figura con qualcuno”. A giudicare dal lungo elenco, però, sembra ricordarli davvero tutti! Perché la Prof.ssa Giuranna ha amato tutti i suoi alunni, la scuola e l’insegnamento.
A Nardò ha insegnato fino al 1958 per poi trasferirsi a Brescia, insieme con il marito Gaetano Mingolla, tenente Colonello dei Carabienieri, dove ha insegnato presso il locale Istituto Tecnico per Periti Aziendali e Corrispondenti Esteri.
QUALI LE DIFFERENZE TRA GLI STUDENTI DEL SUD e QUELLI DEL NORD?
“In realtà le differenze le ho notate non con le persone ma con i momenti storici. Ho vissuto la scuola del periodo fascista di Nardò e quella del periodo rivoluzionario di Brescia; dagli alunni in riga la mattina che cantavano gli inni fascisti a quelli che non si alzavano in piedi in classe all’ingresso dei docenti. A Brescia, dal ‘68 in poi, dovevamo entrare a scuola scortati da Polizia e Carabinieri e spesso le lezioni erano interrotte da falsi allarme bomba. Poi una volta la bomba a Brescia ci fu per davvero. Nel rapporto con gli alunni avevo tre sole regole. La prima: silenzio assoluto e attenzione durante la declinazione delle poesie. Volevo che la classe si preparasse all’ascolto e alla declinazione dei versi. La seconda: durante le gite chiedevo di non farmi fare le file e di non metterci in riga. Ne avevo fatte e fatte fare troppe a Nardò. La terza: il rispetto, a partire da parte mia nei confronti degli studenti. E gli alunni con me sono stati sempre meravigliosi, anche quelli più facinorosi. Io ho rispettato loro e loro hanno rispettato me. Ero la loro confidente, soprattutto dei maschi. Ho sempre lasciato la libertà di espressione e di parola. Non ho mai messo nessuno alla porta e non ho mai messo una nota sul registro. Ma non per clemenza, semplicemente perché non ho mai avuto motivo di farlo.”
Nel 1982 la pensione e nel 1996 il ritorno a Nardò insieme con il marito Gateano venuto a mancare nel 2001. E oggi festeggia i suoi 100 anni, circondata dall’affetto dei nipoti, dagli alunni oggi adulti e dell’Associazione Nazionale Carabinieri, alla quale è iscritta per amore del marito. I rappresentanti della sezione di Nardò sono stati i primi a presentarsi a casa della Prof.ssa Giuranna per renderle onore.
VUOLE INVIARE UN MESSAGGIO ALLE NUOVE GENERAZIONI DI INSEGNANTI?
“Si! La preparazione è necessaria per far bene questo lavoro. Io non mi sono mai presentata la mattina a scuola senza aver preparato la lezione la sera prima come se fossi io l’alunna. Di questo gli alunni vi ringrazieranno sempre. Amate gli alunni, i colleghi a la professione. Nella vita ho solamente amato, mio marito, la mia famiglia ed i miei alunni e sento di essere stata tanto amata. E così oggi festeggio i miei 100 anni con grande gioia”.
















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