NARDO' - A poche ore dall'attesissimo evento che vedrà la presenza di diversi luminari, il portale alimenta la discussione sulla datazione dei dentini di Uluzzo. Sono o non sono appartenuti ad uno dei primi Sapiens Sapiens d'Europa?
INTERVENTO DI GIANPIERO DANTONI
Si riparla dei reperti fossili (2 dentini) trovati dal Palma di Cesnola a grotta del Cavallo durante gli scavi del 1964, diventati poi nel 2011 più celebri che mai. Come è noto quell’anno comparve un articolo sulla rivista britannica “NATURE” che pubblicava i risultati di una ricerca multidisciplinare di Benazzi ed altri (1) i cui risultati portavano a conclusioni del tutto differenti sulla preistoria del periodo fino ad oggi nota. Ovviamente le analisi sui campioni effettuate in questo lavoro sono tecnicamente quanto di meglio oggi disponibile per la ricerca, sia per quanto riguarda la valutazione morfologica che la datazione attribuita con il metodo del radiocarbonio (C14). Dalle nuove rivalutazioni ne segue che questi reperti sono adesso attribuiti alla specie Homo sapiens sapiens (non più Neandertal), la nuova datazione è di circa 44.000 anni (il più antico reperto di sapiens d’Europa), le industrie uluzziane correlate sarebbero opera sua (finora opera del neandertal). Se al comune mortale tutto ciò può apparire abbastanza interessante, per la ricerca preistorica è invece una vera rivoluzione, che nella fattispecie, come da prassi, richiede l’uso un grosso sarebbe.
Dopo la sbornia da overdose di notorità internazionale avuta dalla città di Nardò e delle apoteosi giornalistiche dell’epoca (tipo: “il primo uomo d’Europa era neretino”), in considerazione delle enormi conseguenze scaturite, mi presi la briga di approfondire il caso. Il risultato, che ebbi modo di pubblicare su questo portale (2), riportò tutto ad una dimensione meno eclatante e dubitativa. Diciamo subito che tutti i dubbi emersi si concentrano in direzione della datazione del reperto. Il punto non riguarda la bravura o la perfezione tecnica messa in campo dalla numerosa e multidisciplinare equipe di ricerca, di cui non abbiamo motivo di dubitare. Infatti qui non è in discussione la datazione effettuata con la moderna tecnica di Spettroscopia di Massa Atomica (AMS) presso il Dipartimento Acceleratore al Radiocarbonio alla Oxford University.
La datazione di 44.000 anni dovrebbe essere stata effettuata alla perfezione. Ma forse non tutti sanno che questa non è l’età dei dentini. Il test è stato effettuato su delle conchiglie perché la procedura richiede la distruzione del reperto e i denti non si possono distruggere. Quindi siamo di fronte non all’età dei dentini, ma delle conchiglie. I ricercatori in realtà sono costretti a fare la forzatura di attribuzione di età indiretta. In teoria ciò sarebbe consentito solo nella certezza della sincronicità dei due reperti (conchiglie e denti).
Il problema è che questa certezza non può essere dimostrata oggi, a distanza di 53 anni dal ritrovamento. Essa si basa sul numero di catalogazione, una sigla apposta dal Palma di Cesnola sulle etichette incollate sulle scatoline di cartone in cui sono conservati i reperti e poi depositate per più di 50 anni negli umidi scantinati della Soprintendenza di Taranto. Conchiglie e denti avrebbero lo stessa sigla, ossia dovrebbero provenire dallo stesso livello stratigrafico. Da quelle scatoline sono state prelevate intorno all’anno 2010 e inviate al Benazzi per la datazione. Su questo fragilissimo presupposto si basa una indimostrabile certezza di provenienza. Tutto ciò che è stato fatto nel 2010, anche se può essere perfetto, poggia su questo dubbio inestricabile.
L’impossibilità di attribuire a denti e conchiglie la stessa provenienza stratigrafica è stata recentemente stigmatizzata da una pubblicazione su “PlosOne” nel luglio 2015 (3). Le conclusioni sono eloquenti già nel titolo: “Analysis of Site Formation and Assemblage Integrity Does Not Support Attribution of the Uluzzian to Modern Humans at Grotta del Cavallo” . In 40 pagine ci svelano perchè, a causa di cattive condizioni di conservazione e vecchie prassi di ricollocare reperti dopo lo scavo da parte degli autori, non si possono più avere certezze di sincronicità a grotta del Cavallo. In conclusione per loro l’uluzziano non si può attribuire all’Homo sapiens.
Per finire avrei da obiettare sulla scelta di utilizzare per la datazione conchiglie invece di ossa fossili di animali che hanno assorbito C14 dalla stessa aria dei bimbi dei denti, ma questa è un’altra storia di natura troppo tecnica. La questione di cui sopra basta e avanza.
1- http://www.nature.com/nature/journal/v479/n7374/full/nature10617.html?foxtrotcallback=true
3- http://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371/journal.pone.0131181
















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